Questo mio appello è rivolto a tutte quelle persone che hanno dato in lavorazione la propria vigna alla Società cooperativa le Greppe del Giglio, per spiegare loro cosa mi è accaduto. 

Circa 5 anni fa, per motivi di salute, mio padre ha dato in lavorazione due vigne "Vaccarecce" e "Corvo" alla cooperativa, con l’accordo di lavorarle nel suo stesso modo e, se occorresse, di passare o ripiantare le viti. (vedi foto in basso che evidenziano lo stato attuale)

Le due vigne, al momento della consegna erano belle verdi, legate e scacchiate. Con il passare degli anni, dalla strada, vedevo che le vigne erano sempre più rade, meno verdi, c’era qualcosa che non mi convinceva, così ho deciso di andare, sia alle Vaccarecce che al Corvo, per rendermi conto dello stato in cui si trovassero le viti.

Giunto sul posto, mi è venuto un nodo in gola, non credevo a quello che stavo vedendo. Di viti ne sono rimaste ben poche; quest’anno la cooperativa ha soltanto zappato la terra, né legato, né scacchiato; le terre sono state sfruttate al massimo con il minimo sforzo, la porta della capannetta è rotta, sembra tutto abbandonato.

Oltre al danno materiale ricevuto, quello che fa più male è il danno morale. Mi vengono in mente le giornate passate con mio padre a lavorare la terra con fatica, ma ricompensata dalla soddisfazione della vendemmia. Sotto la cote delle Vaccarecce c’era un’uva da tavola stupenda, ottima da mangiare, oggi non esiste più.

Questi bei ricordi sono offuscati dalla rabbia per la mancanza di rispetto nei confronti della mia famiglia, da parte della cooperativa le Greppe. E' una sofferenza vedere le vigne confinanti ben lavorate, belle verdi, mentre le nostre sembrano chiedere aiuto. 

Non riesco a capire, dopo quello che mi è successo, come la cooperativa riesca a mettere sul proprio sito:

“Il suo obiettivo è quello di costruire un futuro, pensando non tanto all'aspetto commerciale, ma soprattutto a quello sociale, recuperare parte del territorio ormai abbandonato, dando occupazione ai giovani dell'Isola. 
Questa società cooperativa, retta e disciplinata secondo il principio della mutualità, senza fini di speculazione privata, ha come oggetto sociale principale la partecipazione alla programmazione agricola. 
Il fine di questo ambizioso progetto è di recuperare la "passione per la coltivazione della terra e soprattutto del vitigno ansonica, cercando di unire la tradizione alle moderne tecniche di coltivazione, che permettono di ridurre la fatica dell’uomo e di aumentare la produzione dell’uva senza perderne la tipicità.”

La società ha scritto delle belle parole, ma tra il dire ed il fare c’è un abisso, non è più credibile.

Saluti
Vittorio Danei “Panzallegra”