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Un take di agenzia ha ripreso stamattina la presunta notizia contenuta in un servizio mandato in onda ieri da diversi tg delle reti Mediaset che, sulla base di “immagini inedite” sosteneva che la nave Costa Concordia naufragata all’Isola del Giglio esattamente sei mesi fa “sta scivolando verso gli abissi”. Peccato che il presunto scoop non trovi riscontro nella realtà, come sia l’autore del servizio che le redazioni delle varie testate che l’hanno riproposto avrebbero potuto agevolmente verificare contattando l’ufficio stampa della Struttura del Commissario delegato per l’emergenza naufragio Costa Concordia o anche semplicemente consultando il sito internet www.protezionecivile.gov.it.

Già nelle ore immediatamente successive al naufragio, infatti, per garantire la sicurezza durante le operazioni di ricerca dei dispersi e durante l’attuazione dei piani di recupero del carburante e di raccolta dei materiali sulla nave, il Dipartimento della protezione civile ha attivato i propri Centri di Competenza scientifici e altri istituti di ricerca per allestire e coordinare un sistema di monitoraggio in tempo reale della posizione e degli spostamenti della nave con funzione di Early Warning - Allertamento Rapido.

gabrielli protezione civile concordia isola del giglio giglionewsIl sistema di monitoraggio, assicurato dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze e dal CNR-IRPI unitamente ad altri enti di ricerca, fra cui il Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, comprende tecniche indipendenti di misurazione, con strumentazione e sensori diversi, ad altissima precisione e a larga banda, che trasmettono in tempo reale i dati.

Proprio secondo i dati forniti dal Gruppo di Monitoraggio, da gennaio si è registrato un movimento progressivo di rotazione dello scafo, soggetto a fasi di accelerazione generalmente correlate con particolari condizioni meteo-marine: in particolare, in direzione Est (cioè verso mare), risultano valori massimi totali nei sei mesi di circa un metro a prua e cinquanta centimetri a poppa, mentre sul piano verticale i valori registrati indicano un abbassamento massimo a prua di circa un metro ed un lieve sollevamento della poppa (15 cm).

Dalla metà di aprile ad oggi non sono state registrate accelerazioni apprezzabili e le velocità di spostamento su tutto lo scafo - laddove strumentalmente apprezzabili - sono state estremamente basse, quantificabili mediamente in qualche millimetro al giorno. Non si segnalano pertanto anomalie nel comportamento deformativo dello scafo e non è dimostrata una significativa tendenza all’inabissamento o al piegamento.

Resta inoltre da capire come possano delle immagini subacquee e riferite a un ambiente chiuso documentare che la nave sarebbe affondata di almeno 4 metri a prua, di un paio di metri a poppa e addirittura che “la parte centrale dello scafo, che fin dal naufragio non poggiava sul fondale, si è avvicinata alla roccia di almeno due metri”. Tutti dati per i quali non si comprende quale sia la fonte, e che risulterebbero più di quattro volte superiori rispetto ai valori effettivamente misurati dalle strutture scientifiche preposte.

A corollario di tanta imprecisione, vale la pena sottolineare, infine, che nessuno ha mai detto che i lavori di rimozione dello scafo avrebbero dovuto iniziare a maggio, come imprecisamente riporta l’autore del servizio sostenendo che “non sono ancora cominciati”: in effetti le società cui la società armatrice ha affidato la rimozione stanno operando sull’isola già dallo scorso 23 maggio, assicurando il prosieguo del caretaking e le attività propedeutiche all’avvio delle operazioni, tra cui le analisi del fondale e i prelievi di campioni rocciosi necessari all’esatto dimensionamento del sistema di palificazioni e del falso fondale che - compatibilimente con gli esiti delle indagini in corso - dovrà, entro la fine dell’estate, assicurare la nave per garantirne la stabilità in concomitanza con il prevedibile peggioramento delle condizioni meteo-marine tra l’autunno e l’inverno. L’ultimazione delle operazioni previste dal piano di rimozione presentato da Costa Crociere, come più volte annunciato dalla stessa società armatrice, è stimata in dodici mesi.

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