Giglio: garantiti i servizi della Misericordia

Giglio: garantiti i servizi della Misericordia

A seguito di alcune anticipazioni ricevute circa difficoltà amministrative e operative riguardanti la Confraternita di Isola del Giglio, il 24 giugno il Presidente della Federazione regionale delle Misericordie toscane, Alberto Corsinovi, si è recato al Giglio ove ha incontrato il governatore Giuseppe Modesti che ha confermato le proprie irrevocabili dimissioni peraltro già anticipate il 18 u.s.

logo misericordia isola del giglio giglionewsCorsinovi preso atto delle effettive difficoltà e dell’assoluta impossibilità a garantire il normale andamento della vita associativa si è impegnato a provvedere, nel più breve tempo possibile, alla nomina di un commissario che possa consentire la ripresa della vita associativa ed il rilancio dell’associazione.

Nel frattempo l’attività operativa continua, anzi è decisamente rafforzata con la presenza nell’isola di due autoambulanze attrezzate per l’emergenza medica e di una autovettura per gli spostamenti dei volontari e del personale che garantiranno lo svolgimento di tutti i servizi fino al 30 settembre.

Durante la visita sull’isola, il Presidente Corsinovi ha avuto modo di incontrarsi con il Sindaco e la Giunta, con i parroci dell’isola – don Lorenzo e don Lido – con il comandante dei Carabinieri e con alcuni componenti della Polizia Municipale. A tutti ha ribadito la volontà della Federazione, affiancata in questo dal Coordinamento delle Misericordie di Grosseto, di impegnarsi per il rilancio della Confraternita e da tutti ha ricevuto piena disponibilità e collaborazione per il raggiungimento di tale obbiettivo.

Già nelle prossime ore il personale presente sull’isola avrà una propria sede – ancorché provvisoria – a Giglio Castello per le esigenze logistiche e operative di tutta l’attività. Nei prossimi giorni verrà comunicato alla popolazione locale, alle autorità ed alla C.O. 118 il numero di telefono per ottenere le necessarie risposte relative ai servizi svolti dalla Misericordia (trasporti ordinari, funebri, lampade votive ecc.); inoltre dalla fine della settimana verrà installato un ponte radio mobile per consentire il radio collegamento dei mezzi di emergenza in tutti i punti dell’isola.

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3 commenti

  1. Risposte non ci sono perche il circo Concordia é appena incominciato

  2. Gian Piero Calchetti

    A PROPOSITO DELLA “MISERICORDIA”

    Caro direttore,
    casualmente Misericordia e Concordia, non solo fanno assonanza, ma, a guardarci bene, una volta che la nave delle crociere è naufragata, hanno finito per far capo, ancorché in maniera difforme, alle stesse problematiche sociali, ovvero quelle del solidarismo verso persone, famiglie e comunità, impedite a vivere e convivere nella normalità e nella quotidianità delle cose.
    M’è venuto da fare questo paragone, forse concettualmente ed etimologicamente un po’ forzato, perché in questi frangenti in cui la cittadinanza isolana, pur divisa sui tempi e sui modi d’operare il distacco dalla Gabbianara del mastodontico relitto, vede comunque prossimo alla soddisfazione il bisogno, diventato urgente, d’essere liberata da questo ingombro fastidioso e dannoso, per farlo “veleggiare”, si fa per dire, al traino, verso altri lidi ed altri destini, contestualmente ho letto la notizia della “Misericordia”, immersa in difficoltà di vario genere, al punto che il presidente conferma le sue dimissioni, si ventila la nomina d’un commissario ed il responsabile regionale, d’intesa con quello provinciale, è venuto in visita “diplomatica” al Giglio.
    Ebbene, forse perché è praticamente una vita che faccio il volontario, l’ultima volta, in via degli Astalli, a Roma, con il Gesuita padre La manna, a distribuire pasti (500 al giorno) ai profughi di varia natura e genere ed anche, di traforo, a diversi barboni della capitale, mi sono profondamente rattristato nell’apprendere che un’associazione, un ente, un sodalizio, tanto encomiabile come una Misericordia, che rappresenta la “quintessenza” della reciprocità solidale di qualsivoglia società organizzata, abbia ad attraversare momenti difficili.
    Dico questo anche perché, molti anni addietro, dopo aver elaborato, per la Laurea in Scienze politiche, una corposa tesi in due volumi, centrata sulle origini della Cooperazione e sull’articolo 45 della Costituzione italiana, tesi che mi ha fruttato un premio di tre milioni di lire dall’Istituto di ricerca cooperativo, “Luzzatti”, nell’occuparmi, come giornalista, d’un Congresso nazionale, tenutosi a Roma dalle Misericordie, ho rinvenuto, negli atti del convegno, nei loro statuti e nella loro storia pressoché comune, risalente a ben prima del Medioevo e, quindi, in modo più organizzato e strutturato, all’epoca dei Comuni e, poi, via via, allo sbocciare del Rinascimento, al fiorire dell’Illuminismo ed all’avvento dell’epoca moderna, con un percorso progressivo lungo almeno una decina di secoli, le vere quanto salde origini della Cooperazione mondiale.
    Cooperazione mondiale che sembrava essere sorta, quasi per incanto, sotto la spinta d’un bisogno irrefrenabile, insorgente da una depressione economica, irreversibile al punto che il periodo in questione venne definito “ventennio del sudore e del sangue” in quanto la gente, per un “tozzo di pane”, si sfiniva letteralmente di lavoro.
    Questa specie di “resurrezione”, ebbe infatti inizio appena prima della metà del 19° secolo a Rochdale, località del Lancashiere, presso Manchester, sulla base dei principi mazziniani, siccome lasciano intendere gli storici italiani Zangheri e Ciufoletti, ma soprattutto, come asserisce Jorge Jacobe Holyoake, storico della Cooperazione inglese.
    A quei tempi, Giuseppe Mazzini, che, esule in “Albione”, s’era più volte, recato a Rochdale, siccome ebbe a scrivere Holyoake “Predicavala, in Inghilterra, la dottrina dell’Associazione quando questa non aveva alcun maestro”.
    E questo, dopo le fallaci esperienze oweniane, a cavallo del 18° e del 19° secolo, che non potevano esserne considerate i “prodromi” in quanto mecenatesche e, soprattutto, di stampo falansteriano e comunardo.
    Intorno all’evento di Rochdale e delle sue radici, a suo tempo, ne ho scritto ampiamente. Così come ho cercato di farle intendere, ricevendo, per altro, tiepido interesse, ai massimi vertici nazionali degli organi di rappresentanza delle Misericordie, che, invece di trarne motivo di grande orgoglio, come si dice in Maremma, “si sono invece tenuti sulle sue”.
    Cosa che mi è molto dispiaciuta perché la professione di Cooperatore, che ho intrapreso in modo operativo a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, affiancata a quella di “cronista”, ha informato in pianta stabile la mia vita fino a questi giorni.
    A sostegno di quanto vado scrivendo da oltre trent’anni, sta, come un monolite inamovibile, un fatto.
    Un fatto che dimostra l’esistenza inoppugnabile che fa risalire alle Misericordie le origini del Movimento cooperativo trasnazionale.
    Per ben capire la questione è però d’uopo dire, prima di tutto, due cose : l’esperienza vincente del 1844, che vide ben 28 Massoni (Mazzini, a differenza di Giuseppe Garibaldi, che è stato addirittura “gran Maestro” della più importante loggia massonica italiana dei suoi tempi, fatta salva la breve sperienza giovanile nella “Carboneria”, non è mai stato Massone) promuovere l’inizativa cooperativistica, era stata preceduta di qualche anno da un’analogo tentativo, fallito per aver venduto a credito; quell’esperienza, inoltre, non aveva potuto darsi uno statuto di stampo cooperativistico perché, in Gran Bretagna, alla stregua del resto del mondo, ancora non esisteva una legislazione conforme al tipo di associazione che si era costituita.
    Nel 1844, infatti, allorché i “Probi Pionieri di Rochdale” (questo il titolo del libro scritto da Holyoake sulle origini del sodalizio), si misero insieme, per fronteggiare oltre la miseria anche la sottoalimentazione conseguente (Rochdale, cittadina famosa per la tessitura a mano di coperte di lana, si vide improvisamente “spiazzata” sul mercato dall’avvento dei telai meccanici a vapore – che indusse al Luddismo – al punto che non tutte le famiglie avevano almeno una coperta per coprirsi), dovettero registrare la loro Associazione attraverso un statuto che, in base alle leggi allora vigenti, riproduceva le normative che regolavano le Misericordie e che, a quei tempi, si occupavano soprattutto di vedove e di orfani, così come della spedalizzazione e dell’eventuale sepoltura degli indigenti (che accompagnavano al “Campo santo”, con o senza cappuccio, alla stregua dei Monatti di cui parla il Manzoni nei “Promessi Sposi”, allorchè descrive la peste di Milano).
    Per dare un’idea di cosa i cittadini di Rochdale, prima della cooperativa, fossero costretti a mangiare, basta solo dire che il formaggio era come la “Guttaperca”, che, per intenderci, è un succedaneo del Caucciù, ovvero simile a quella sostanza con cui, fino a qualche anno fa, i dentisti usavano prendere le impronte dentarie ai loro pazienti.
    E, per ironia della sorte, s’erano così abituati a quel formaggio che, non appena la coperativa, che sottostava all’imperativo categorico di vendere il prodotto migliore al minor prezzo possibile, procurò loro del vero formaggio, non solo non lo gradivano, ma addirittura non ne volevano sapere di mangiarlo (e questo valse anche per la farina).
    Ebbene, è solo diversi anni dopo, che la Cooperativa di Rochdale, ebbe la possibilità di conformarsi istituzionalmente come un vero e proprio sodalizio a statuto cooperativo.
    E ciò fu dovuto ai suoi successi, successi ed ampliamenti ed intraprese economiche di carattere collaterale, funzionali allo “store” di Via dei Rospi, con tanto di scuola e di biblioteca aggregate (fu addirittura aperto un grande magazzino ed un emporio, supportati da un mulino a Manchester), che posero all’ordine del giorno delle autorità la necessità di varare una legislazione più conforme ai bisogni d’un “aggregato” economico-sociale di tal fatta.
    Nel frattempo, oltre a vendere i prodotti d’ordinario e generale consumo ai propri soci, la Cooperativa dei Probi Pionieri” della cittadina del Lancashier, oltre alle tipiche attività della distribuzione dei generi alimentari, per anni ed anni, continuò comunque a svolgere anche quelle tipiche delle Misericordie.
    Per questo, mi auguro di tutto cuore che, una volta risolto definitivamente il problema della Concordia, la Misericordia di Isola del Giglio, con il contributo di tutti e per il vantaggio di tutti, riesca a venire a capo, stabilmente, alle difficoltà che oggi l’angustiano.

    Gian Piero Calchetti

  3. Domanda , e dopo il 30 Settembre ? Grazie

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