Lo Stato che fa il suo comodo

LO STATO CHE FA IL SUO COMODO E LA TELEVISIONE CHE L’ASSECONDA

Questa nostra televisione “asservita”, piena, a destra, al centro ed a sinistra, di messaggi “subliminali” e di comportamenti al limite della liceità e dell’impudenza, in quanto pronta, ogn’ora, a destra, al centro ed a sinistra, appunto, a fare da “sponda” agli immancabili referenti partitico-politici, od il “controcanto” a questo e quello dei più importanti presidi economio-sociali del Paese, vedansi, ad esempio, Banche, Confindustria. Sindacati etc.; che non usa mai attributi ordinari nei commenti, bensì iperboli atte ad assegnare “patenti” di superiorità assoluta in ogni gesto, anche il più insignificante ed ordinario che le nostre iniziative o missioni all’estero fanno di routine, come pure nello Sport o nei commendevoli “fatti di cronaca”; e che, alla faccia dei conti in rosso dei palinsesti, invia troupe di cronisti,  a volte, incapaci di parlare come si deve, non passa giorno che non tenti di “farcire” la mente degli Italiani con l’”acqua calda” dell’Europa, con i provvedimenti del Governo, che, a parte le parole con cui vengono annunciati, lasciano il tempo che trovano, con  il potere salvifico degli 80 Euro (54 di media) e con le iniziative fiscali, intraprese per ridare “dignità”, sul fronte del Debito, ad uno Stato sostanzialmente in  default.

Ebbene, dopo questa lunga “tiritera” espositiva, al limite del consentito, riprendo fiato, per dettagliare, cercando di fare buon uso delle “sintesi”, di chiarire i tre “fatti” (tutti teletrasmessi sotto l’egida della Presidenza del Consiglio), che a mo’ d’esempio, ho appena enunciato.

Ovvero,  quello dell’Europa, quello degli 80 Euro e quello della restituzione ai creditori del debito pubblico, fantasmagoricamente contratto e non saldato, al punto che molte aziende hanno, per questo, dovuto chiudere, e molteplici imprenditori e lavoratori hanno trovato “sollievo” alle loro angosce soltanto attraverso  il suicidio.

Andiamo per ordine, partendo dall’Europa.

Giorno dietro giorno, attingendo fantasiosamente alla storia pregressa del Continente si cerca d’accreditare presso i telespettatori, come se questi già non lo sapessero, il fatto che l’Europa era ed è nelle cose, nelle consuetudini comuni, nei comuni costumi, nei comuni interessi, nella tradizione secolare dei popoli che, rimosse monarchie e dittature, che li dividevano, avendo avanti a loro una strada finalmente spianata per un reciproco “abbraccio” politico-economico, non potevano non addivenire ad un unico soggetto istituzionale che li governasse.

Con ciò, comunque, dimenticando, in primo luogo, che semmai l’appello e l’”imbonimento” andrebbe rivolti alla categoria dei governanti, che avrebbero il potere, sempreché fossero capaci d’attuarlo e lo volessero veramente, di realizzare in pieno il disegno “originario” che presiedeva all’unificazione, ed, in secondo luogo, la reticenza troppo spesso manifestata nello spiegare e nell’evidenziare, con tanto di nome e cognome, al di là delle auliche parole che s’usano sempre in queste circostanze, i veri protagonisti di pensiero ed azione, che seppero vedere anzitempo l’Europa con la “e” maiuscola.

A parte, un Papa e Dante, infatti, ci si dimentica sostanzialmente di Giuseppe Mazzini e della sua “Giovine Europa”, così come si sorvola (ne abbiamo avuto esempio palpabile in occasione delle elezioni europee in cui s’è detto, genericamente, di “due”, non “tre” quali erano, giovani antifascisti, “segregati” – Berlusconi ebbe l’ardire d’affermare che, in verità, i confinati, si trovavano in “vacanza” – dal Regime nell’isola di Ventotene), su chi ha avuto il merito “primario” d’aver redatto lo specifico Documento d’”iniziazione” della Comunità Europea.

E questo, senza, appunto, riferire che si trattava di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi.

Al riguardo, in ossequio al detto andreottiano, secondo cui a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si “coglie” (di Pietro avrebbe dello “azzecca”), a me è venuto il dubbio che l’omissione sia dovuta addirittura al fatto che un’eventuale citazione potesse favorire la figlia di Spinelli, in quanto candidata nella lista TSIPRAS.

Quanto agli 80 Euro (s’è già dimenticato che, qualche hanno fa, Berlusconi tentò di far passare come risolutivi delle “penurie” acquisitive di tante famiglie italiane, appena 20 Euro), che avrebbero dovuto riavviare i consumi, Renzi, a chi, da molteplici quanto autorevoli “pulpiti” istituzionali o di categoria, gli fa notare che, di questo “rilancio” non se ne vede statisticamente traccia, con la spocchia d’un furbastro di quartiere, s’imbacchetta rispondendo “andatelo a chiedere ai milioni di famiglie che li hanno avuti”, dimenticando: in primo luogo, che lui non è chiamato a gestire la “cassa” d’una famiglia,  bensì d’una comunità statuale di decine di milioni di cittadini, i cui destini vanno di pari passo con i dati dell’economia generale; ed,  in secondo luogo, che, in media, di questi “benedetti2 80 Euro a “cranio”, ne sono stati percepiti, al lordo delle ritenute, appena 54 (naturalmente lo stesso discorso vale per i 20 Euro berlusconiani).

Quanto alla restituzione del Debito dello Stato ai creditori per lavori eseguiti e collaudati, sentite un po’ quello che in modo ossessivo, soprattutto in questi giorni, che vedono i conti non tornare secondo le ottimistiche previsioni che erano state fatte dal Governo al momento del suo insediamento (il più 0,8/1,00% d’aumento di PIL, infatti, si sta trasformando, a consuntivo, in un meno 0,1/0,2%), con la conseguenza di dover reperire qualche decina di miliardi di Euro in più dalle “tasche” degli Italiani, la televisione, sempre sotto l’egida ed il marchio della Presidenza del Consiglio, va propagandando.

Stabilito, in premessa, che lo Stato ha messo a disposizione dei creditori appena 57.000.000.000 di Euro, al cospetto, su questo fronte dell’economia, d’un debito complessivo che ammonta a centinaia di miliardi, gli spot pubblicitari, affetti, per altro, da una certa qual “vaghezza” in merito ai tempi di pagamento, ancora piuttosto “laschi” rispetto ai bisogni, mentre  invitano, chi ne ha diritto, a certificare, entro il mese, la liceità del credito vantato, informano che il costo dell’operazione, da effettuare ovviamente tramite Banca, dietro garanzia dello Stato, è di ben l’1,9% rispetto all’ammontare di quanto erogato..

A me, a parte il fatto che l’1,9%, a carico di chi è creditore, per riscuotere quanto gli spetta da uno Stato inadempiente oltre ogni morosità consentita, sembra, non solo un’ignominia ma un “favore” sostanziale fatto alle Banche che, ad esempio, dalla B.C.E., senza per altro “riversarli”, se non minimamente, sull’economia del Paese, hanno ottenuto migliaia di miliardi ad un tasso dell’1%, mi viene da pensare che è addirittura delittuoso che ad uno Stato, ovvero ad un soggetto inadempiente, che, per la sua inadempienza, ha messo in ginocchio centinaia e centinaia d’imprenditori, negandogli, per anni, il “dovuto” e riducendoli, quindi, “al lastrico”, si consenta addirittura  di “propagandare” un meccanismo “riscossorio” che metta a carico del creditore (come qualsivoglia operazione bancaria che, in attesa della scadenza dei termini per un’ ordinaria riscossione, un imprenditore, intenda farsi anticipare) e non di sé stesso, il tasso d’interesse debitorio.

E questo, a prescindere dagli oneri derivanti all’imprenditore dal dover certificare un credito di cui lo Stato ben sa e per il quale dovrebbe essere trascinato in giudizio.

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Un commento

  1. Peccato solo che gli 80 euro, facendo leva sulle detrazioni d’imposta siano proprio 80 euro su cui non possono essere applicate imposte “per la contraddizion che nol consente” [Dante, Inferno, XXVII]. Più problematico invece se il prossimo anno possano essere sempre 80 euro, perché in realtà si tratta di un risparmio d’imposta complessivo di 640 euro su base annuale, che quest’anno, suddivisi per otto mesi, fanno appunto 80 euro ed in seguito, suddivisi per 12 mesi fanno 53 e qualcosa. Saluti.

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