“Fuori dall’Euro?”: incontro pubblico

“Fuori dall’Euro?”: incontro pubblico

Domani, domenica 18 gennaio, presso la sala de “I Lombi”, il gruppo promotore della campagna di raccolta firme per il referendum consultivo sull’uscita dall’euro dell’Isola del Giglio invita la cittadinanza ad un incontro informativo sulla situazione economica che sta attraversando l’Italia e sulle possibili riforme per superare la crisi.

E’ gradita la partecipazione di tutti coloro che vogliono sapere se esistono altre possibilità rispetto al destino ineluttabile che ci propongono giornali e tv, ma soprattutto di coloro i quali scappano al solo udire le parole #fuoridalleuro.

Parliamone.

Alla fine dell’incontro si potrà firmare per l’istituzione del referendum consultivo sull’uscita dall’euro. Se intenzionati ricordatevi di munirvi di carta d’identità.

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3 commenti

  1. Se il Dott. Mibelli fosse un simpatizzante M5S, come scrive Gabriello col condizionale, mi piacerebbe sapere (magari sull’altro post) perché non scrive due righe di risposta a quell’intervento che “criticherebbe” la scelta, sul problema piattaforme, del Consiglio Comunale Gigliese !!!

  2. Gabriello Galli

    Condivido totalmente l’analisi di Gian Piero ed il pensiero su quel grande uomo politico che fu Ugo La Malfa. Per precisione il Dr. Mibelli non é Assessore ma Consigliere Delegato al Bilancio e dovrebbe far parte del Movimento 5 Stelle.

  3. Gian Piero Calchetti

    USCIRE DALL’ EURO SAREBBE SOLO UNA CATASTROFE

    Puntualmente, a domanda della Destra (in questa circostanza, spero non “eversiva”), come quando, qualche mese addietro, fu promossa una raccolta di firme per togliere, ad immigrati ed “italianizzati”, che “rubando”, a man bassa, lavoro agli “autoctoni”, sottraggono a quest’ultimi anche il diritto alla casa (in merito, tra l’altro, non è stato comunicato alcun consuntivo), all’Isola del Giglio, “qualcuno” risponde.
    Non me ne meraviglio più di tanto, però, in quanto i risultati elettorali dell’ultima competizione (quella europea) ebbero a conferire alla Lega di Salvini, separatista ad oltranza, un voto di gran lunga superiore a quello ricevuto dalla Lista Tsipras, che, tra i promotori, aveva, addirittura, la figlia dell’antesignano dell’Europa, Altiero Spinelli, ovvero il coautore del famoso “Manifesto di Ventotene”, denunciando, nei fatti, una totale dissonanza della “Perla del Tirreno” rispetto alla sua naturale vocazione turistica che la vede economicamente dipendere dal resto del Paese e del Continente.
    Credo, inoltre, che i consensi alla Lega abbiano fruttato, a meno che non si tratti d’un caso di omonimia, per il quale sono pronto a scusarmi, anche un “autorevole” Assessore al Bilancio ed ai Tributi, laureato in Finanza Aziendale; Assessore che, se tanto mi dà tanto, dovrebbe “arricchire” le casse comunali, traendo i giusti frutti dalle imposte e dagli altri balzelli (anche senza inventare improvvidi aumenti, come quelli recentemente approvati “fuori tempo massimo”) cui sono sottoposti soprattutto i “foresti”, per i quali l’Amministrazione pubblica mostra se non disprezzo, quantomeno indifferenza, in considerazione del fatto che non votano.
    Ma tralasciamo, per il momento, le specifiche competenze amministrative dell’Assessore Mibelli, che, fatta ancora salva l’eventualità d’un equivoco per di omonimia, nell’ambito della composita Giunta comunale, dovrebbe far capo alla Lega, per puntualizzare alcune cose.
    In primo luogo, tanto per capirci, il Consigliere al Bilancio ed ai Tributi, sempreché di lui si tratti, prima d’essere qualificato quale relatore per l’iniziativa di raccolta-firme, funzionale all’indizione d’un “Referendum Consultivo” per l’uscita unilaterale dell’Italia dall’Euro, non sarebbe male, anzi sarebbe doveroso, venisse qualificato quale esponente della Lega.
    In secondo luogo, la domanda circa il giudizio da dare in merito al fatto se si stesse meglio, prima o dopo, l’entrata nell’Euro, mi sembra proprio tale e quale alla “scoperta dell’acqua calda”, in quanto lo sanno tutti che questo Paese, grazie alla spesa facile, contro cui ebbe a battersi, in solitaria, uscendone sconfitto, un “certo” Ugo la Malfa, da quando sono state istituite le Regioni (alle quali si oppose soltanto il Partito Repubblicano Italiano), non solo ha pressoché centuplicato il Debito pubblico, portandolo, in questi giorni. a 2.200 miliardi di Euro, ma non ha neppure “cancellato” le Province, quale atto di sana resipiscenza richiesto, sempre dal P.R.I.
    Quindi, per rispondere alla domanda di come si possa uscire da un reale rischio di “default” economico-finanziario, visto che il Debito pubblico costa all’Erario decine e decine di migliaia di Euro, all’anno (nel periodo in cui lo “spread” superava i 250 punti, il costo del debito s’aggirava tra i 70 e gli 80.000 miliardi di Euro), basta dire che il primo compito che un Governo serio dovrebbe assolvere è quello di ridurlo drasticamente, assieme alla spesa improduttiva, al ridimensionamento della burocrazia, alla lotta, seria, all’evasione fiscale, cui far seguire gli investimenti ed il rilancio dell’occupazione.
    Se, quindi, non si capisce che questo è il primo problema da affrontare e risolvere, non s’“approda” a nulla, con il risultato di prolungare soltanto l’agonia d’uno “status” economico-finanziario del Paese, votato ad un’immancabile catastrofe, anche di natura istituzionale, con l’avvento, da ritenere più che probabile, dei soliti governi forti e pseudo salvifici.
    Quanto, infine, al fatto di lasciare l’Euro per tornare alla Lira, è facilissimo rispondere, anche con l’ausilio di ciò che in questi giorni avviene a livello internazionale.
    Toccherò, quindi, solo tre punti: il deprezzamento dell’Euro rispetto al Dollaro (ed in Dollari avvengono lle transazioni internazionali); l’apprezzamento del Franco Svizzero rispetto all’Euro; l’ipotesi di una piena riappropriazione della nostra vecchia moneta, non avendo alle spalle uno scudo, quale ad esempio ha l’Inghilterra con il suo Commonwealth, per la Sterlina.
    Ebbene, guardando anche solo al fatto che l’Euro si sia “deprezzato”, rispetto al Dollaro, di alcune decine di punti, avvicinandosi alla parità, si rileva che non ostante il prezzo del petrolio sia sceso più che sensibilmente, il prezzo della benzina, soprattutto in Italia con l’aggravante delle “accise”, non è mutato (di fatto, si è determinata una “compensazione” tra il diminuito prezzo del petrolio in Dollari ed il diminuito valore dell’Euro rispetto al Dollaro).
    L’apprezzamento del Franco svizzero (ed in questa luce va vista l’ipotesi di una Lira messa al confronto), comporterà, a meno che il rientro dei capitali “evasi” non sia stato concordato in Franchi anziché in Euro, che il cosiddetto rientro concordato, sarà pesantemente falcidiato.
    Infine, la “riappropriazione” di una nostra moneta nazionale, ovviamente supersvalutata, non solo significa un depauperamento immediato del Prodotto Interno Lordo e del patrimonio nazionale complessivo, al cospetto delle altre economie internazionali, ma l’avvento d’un processo di aggiustamenti successivi al ribasso (ovvero di svalutazioni progressive) per consentire la giusta competitività sul mercato alle nostre produzioni industriali, che non siano di base.
    Per quelle, siamo addirittura “ tagliati fuori” dai Pesi emergenti.
    E questo, a ragione del fatto che, fatto salvo il settore agricolo, non solo non abbiamo “materie prime” su cui poter contare, ma non siamo neanche in grado di produrre energia a costi competitivi, avendo rinunciato, causa un referendum in materia, cui si opposero solo i Repubblicani, al nucleare (attualmente l’energia elettrica, in Italia costa tra il 20 ed il 30% in più rispetto agli altri Paesi della Comunità Europea)
    Quindi, il solo “spazio di manovra”, fatta naturalmente salva l’Agricoltura, su cui contare, sarebbe esclusivamente costituito dalla possibilità d’incrementare al massimo le produzioni di alta tecnologia industriale, ovvero a tecnologia estremamente sofisticata, sul prezzo delle quali è possibile riversare plusvalenze che, rispetto alle produzioni ordinarie, non pagano, per così dire, pegno alla concorrenza, in quanto posseggono “crismi” di esclusività.
    Ma questa è una strada assai ardua da percorrere ancorché già ben intrapresa da una parte del settore industriale, in quanto altre economie emergenti nel settore della tecnologia avanzata incalzano e già ci sopravanzano.
    Basterebbero anche queste sole considerazioni a far sì che l’Euro rimanga la nostra moneta di riferimento e l’Eurozona l’area economico-produttiva in cui continuare ad agire ed essere protagonisti (l’immenso Debito pubblico che grava sulle nostre spalle è dovuto esclusivamente a nostre responsabilità), magari in un contesto d’unificazione politico-sociale che “marci” più speditamente e, quindi, da rivedere e rilanciare perché divenga una vera “Patria comune”.
    Ma una “ciliegina” mi pare giusto aggiungere alle considerazioni di cui sopra.
    Ha contezza il “nostro” ineffabile Mibelli, della percentuale di Debito pubblico italiano sottoscritto dalle altre nazioni, comprese quelle dell’Euro?
    Si rende conto che nel caso uscissimo dall’Euro questa parte di debito andrebbe immediatamente rimborsato, convertito nella moneta del creditore, ovvero mantenuto in Euro?
    E tutto questo con quali conseguenze (a mio parere una catastrofe) finanziarie per il Paese?
    Semmai, visto che il “Risparmio degli Italiani” è di gran lunga superiore al Debito, sarebbe il caso di “varare” un provvedimento semicoattivo di “Storno del Debito” (quantomeno in parte significativa) che consenta di liberare, in tutto od in parte, lo Stato da questo “fardello” che opprime e soffoca l’ Economia.
    Questo potrebbe essere fatto attraverso l’istituzione di un Fondo Comune di Investimento misto (mobiliare ed immobiliare), costituito dai beni dello Stato “allargato”, imponendone la sottoscrizione delle relative quote ai detentori di risparmi consistenti, di cui ebbe a scrivere, a suo tempo, il Ragioniere Generale dello Stato, Monorchio, incentivandoli, una volta che il Fondo sia entrato a regime, attraverso una distribuzioni di dividendi in proporzione alle parti di capitale acquisite?
    Questo solleverebbe, in tutto od in parte, il Tesoro dal Debito e rimetterebbe in circolo, per l’Economia generale del Paese, le decine di miliardi di interesse che lo Stato paga attualmente ai sottoscrittori.

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