Insofferenza alle “castronerie”

INSOFFERENZA ALLE “CASTRONERIE”,
OVVERO ATTO D’INSORGENZA VERSO DEMAGOGHI E CIARLATANI

Questo Paese, se cambia, cambia, seppure con gradualità, decisamente in peggio.

E questo a prescindere dal fatto che l’attuale classe politica che lo guida (secondo me, del tutto inadeguata, per così dire, “alla bisogna”), sia peggiore o migliore di quelle che, in tempi recenti e recentissimi, l’hanno preceduta!

Mi riferisco, nello specifico, al codazzo di piagnistei che, in molti, ivi compresi diversi giornalisti “saccenti”, ma, ignoranti della materia fino alle midolla, vanno esprimendo in merito al provvedimento di salvaguardia che, per varie e molteplici ragioni, il “Sistema bancario” ha deciso di varare, a proprie spese ed a proprio futuro vantaggio in senso generale, a favore delle quattro piccola banche (Banca dell’Etruria, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di Chieti), che, all’ordine del giorno dei media, stavano per fallire, in quanto in sostanziale stato di “default”, per malagestione, inaccortezza degli investimenti, affidamenti concessi senza ben valutare l’affidabilità dei richiedenti, al punto che lo stato di “sofferenza” dei crediti e le perdite accumulate, si erano, ormai da tempo, praticamente “mangiate” l’intero patrimonio.

Ora, la ragione per la quale m’incazzo non è dovuta alla circostanza che, se anche, in un normale mercato di riferimento, per solito, chi deve fallire fallisce ed i responsabili, civilmente e penalmente ne pagano il fio, qualcuno, in veste privata e per fini dichiarati, purché legittimi, decide d’intervenire approntando “salvagenti”.

Nella fattispecie, infatti, ci si trova di fronte ad un’iniziativa del tutto privata (se così non fosse stata la Comunità Economia Europea, ancorché, “obtorto collo” si sia ingoiato il rospo del salvataggio pubblico del Monte dei Paschi di Siena, l’avrebbe senz’altro rigettata), effettuata, a quanto sembra, con capitali propri, da altre banche di livello nazionale. Di più, siccome queste banche agiscono nell’ambito di un “palinsesto” funzionale ed organizzativo, che vede la Banca centrale, di riferimento comune, ovvero la Banca d’Italia, quale massimo “presidio” istituzionale, in senso di controllo, promozione e sanzioni dell’intero “sistema”, d’espressione totalmente privatistica, non ritengo esista alcun motivo per bocciare l’iniziativa.

Quello che m’indigna grandemente, invece, è che si va ripetendo, pedissequamente, quel che avvenne tanti anni fa, quando, prima dell’avvento dell’Euro (e questo varrebbe la pena ricordarlo a coloro che s'”indignano” a sostenere che, con il varo della moneta unica europea, gli Italiani ci hanno “rimesso”), in un contesto di libera “fluttuazione” dei valori delle molteplici “divise” sul mercato finanziario, anche e soprattutto a causa della “possente” azione speculativa, intrapresa contro la Lira (Presidente del Consiglio Amato e Ministro del Tesoro Ciampi) dalla “Finanza internazionale”, attraverso la persona dell’Ungaro-Statunitense Soros, questa dovette svalutare (al riguardo è d’uopo ricordare che i due uomini di governo, contro il parere illuminato del repubblicano professor Visentini, nel vano tentativo di difendere, ad oltranza, la nostra moneta, “bruciarono” diverse decine di migliaia di miliardi di riserve di “valuta” pregiata, comprando Lira contro Dollaro, Lira contro Sterlina, Lira contro Marco tedesco e svizzero, Lira contro Yen, etc. etc. fino a totale esaurimento delle scorte.

Ebbene alla fine di quella “Messa funebre”, celebrata dal Paese con massima contrizione e grande danno generale, la Lira fu costretta a svalutare ed, assieme all’impennata dell’Inflazione, per quanto attiene specificamente il comparto dei mutui, gli Italiani si trovarono di fronte all’automatica crescita dei tassi di interesse, cosiddetti “Indicizzati”, mentre quelli “fissi” restarono “immutati”.

Nell’occasione si scatenò una “canea” generale di “flagitanti”, reclamante soccorsi d’ogni genere da parte dello Stato centrale, per fronteggiare l’immancabile, quanto improvviso, “salasso”, cui erano destinati a sottomettersi tutti coloro che avevano stipulato mutui a tasso indicizzato (ivi compresi gli operatori bancari che, sia in via personale, per quel che direttamente riguardava i loro mutui, sia in via istituzionale, quali gestori di mutui altrui, erano andati, per anni ed anni, vantando, furbescamente, e, quindi dando del “minchione” agli altri, i vantaggi del mutuo a “tasso variabile”, assai meno oneroso di quello a “tasso fisso, senza preoccuparsi, appunto, dell’alea inflativa).

Questo, “mutatis mutandis”, ovvero, in un contesto, per così dire, “uguale e diverso”, avviene, oggi, con le quattro piccole banche, per le quali la procedura prevista è quella di salvaguardare, in una qualche misura, per quanto attiene gli obbligazionisti, solo quelli comuni, escludendo del tutto quelli “speculativi”, che, paragonati, per convenzione,, agli azionisti, verrebbero esclusi dal benefici dello Fondo speciale, all’uopo costituito dalle Banche di salvataggio. Naturalmente, per quanto riguarda la “sorte” del comune risparmio dei cosiddetti correntisti, la soglia di salvaguardia, che ne prevede il rimborso,, garantito dalla Banca d’Italia, rimarrebbe pienamente vigente fino ad un massimo di 100.00 Euro.

Infatti, da a ogni parte politico-partitica, nonché da ogni “soglio” d’intellettualità pseudo competente in materia bancaria, non solo si sentono reclamare, alla stregua del trattamento previsto per i normali obbligazionisti, provvedimenti di salvaguardia in favore, non solo dei sottoscrittori di obbligazioni speciali, che fanno capo più che a “fonti” diffuse di risparmio generalizzato, a ben precisi “istituti finanziari” organizzati a scopi prettamente speculativi, ma anche in favore degli azionisti.

Con ciò ignorando due “presidi” fondamentali delle leggi che sono preposte e che regolano la vita di qualsivoglia società di capitali: 1° che il capitale sottoscritto, in quanto patrimonio della società, è “capitale di rischio” ed, in quanto tale, in caso di “crisi” della società di cui si è azionisti, costituisce l’argine primario opponibile, sia in termini di svalutazione che di perdita, agli eventuali dissesti economico-finanziari (così come, del resto, per contrappasso, costituisce la prima fonte di guadagno, in dividendi, rivalutazione od elargizione, gratuita, di nuove azioni, nel caso in cui il ciclo economico dell’azienda di riferimento sia positivo e gratificante; 2° l’obbligazione, in quanto prestito, costituisce un credito rimborsabile sempreché esistano risorse sufficienti a fronteggiarlo e, comunque, la procedura dei rimborsi segue, per legge, una tassativa casistica di priorità che nessun “liquidatore” può eludere, a meno d’incorrere in reati gravissimi, equiparabili, di fatto, a quelli previsti per gli amministratori delle società allorché, nella fattispecie, il Fallimento mascheri la cosiddetta “Bancarotta fraudolenta” e “preferenziale”.

Questa graduatoria, mentre vede, quali debiti di prima grandezza da onorare, i crediti assistiti da ipoteca, e, di seconda e terza quelli fiscal-contributivi e dei lavoratori (ivi compresi quelli delle Cooperative di Produzione e Lavoro), tutti interamente da rimborsare se c’è capienza, una volta che, dal confronto tra attivo e passivo patrimoniale, residuino risorse sufficienti, lascia a disposizione degli altri crediti assistiti da privilegi e, quindi, di quelli “chirografari”, o di firma, gli “avanzi”, al punto che, poco o niente, per solito, viene loro rimborsato.

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    FACILE PREViSIONE

    Potrei senz’altro dire che sono stato un facile profeta nel prevedere che, essendo alle viste un’importante “tornata elettorale”, e considerata la canea dei questuanti leggi i danneggiati) che s’è scatenata , al cospetto del sostanziale fallimento delle quattro piccole banche (“in primis” quella dell’Etruria, per volume di perdite), cui, immancabilmente, politici e giornali di parte, hanno dato voce e sostegno per esclusivi motivi di consenso il Governo avrebbe cercato d’intervenire “extra legem” in materia di gestione della spiacevole vicenda di “default” economico-finanziario degli istituti in questione.
    Questa mattina, infatti, giornali e testate televisive hanno informato gli Italiani che il Ministro Padoan aveva rilasciato una dichiarazione con la quale affermava che erano allo studio, per “MOTIVI UMANITARI !”, provvedimenti d’intervento a salvaguardia dei risparmiatori. Null’altro, ovvero nessuna specifica informazione, né in merito a quali potrebbero essere i provvedimenti annunciati, né in merito a quel che s’intende per “risparmiatori”. Staremo a vedere! Staremo, però, a vedere premettendo alcune considerazioni di principio, che potranno aiutarci a meglio farci un opinione precisa su eventuali “pasticci”, che potrebbero, con disinvoltura, essere compiuti dal Ministro competente.
    Il rapporto del risparmiatore con le banche è di carattere fiduciario così come lo è l’eventuale rapporto con un privato, cui si prestano o si ricevono soldi; con l’eccezione, esclusivamente per chi presta danaro alle banche, di veder garantito, fino all’ammontare massimo di 100.000 Euro, il proprio deposito, attraverso uno speciale fondo costituito dal “sistema” bancario, presso la Banca d’Italia.
    Questa è la norma e questa norma, in uno Stato di diritto, va rispettata, siccome va rispettata la “procedura fallimentare”, per la quale, ai Liquidatori, nominati dal Tribunale, una volta comparato l’Attivo patrimoniale con il Passivo patrimoniale, nel caso l’Attivo prevalga sul passivo, è imposto di distribuire ai creditori le risorse residue, in base ad una classifica di gradualità di cui ieri ho dato contezza.
    Nella fattispecie dei quattro Istituti, però, prescindendo dall’eventuale rilevazione d’avvenute malversazioni od illegittimi storni di risorse a proprio vantaggio, compiuti dagli ex Amministratori (nel qual caso oltre a sollecitare l’intervento della Magistratura penale, i Liquidatori potrebbero promuovere operazioni di rivalsa o di recupero di quanto illegittimamente stornato”), siccome il “disavanzo” passivo s’è rivelato macroscopico al punto che, fatti salvi, in tutto od in parte, i crediti assistiti da una qualche forma di “privilegio”, praticamente nulla sarebbe residuato per gli altri, alcune banche nazionali, per loro interessi di mercato, in via del tutto privatistica, hanno deciso d’intervenire, onde rendere meno “dolorosa” l’insolvenza. Ovviamente, questa iniziativa, destinata al “sollievo” di correntisti ed obbligazionisti, è stata preclusa agli azionisti ed agli enti sottoscrittori di obbligazioni, cosiddette speciali o speculative che, in quanto tali, fruivano d’interessi attivi particolari.
    Fino a questo punto, niente da eccepire, se non che, a fronte delle tante voci, interessate, che si sono levate, sia a livello politico che giornalistico, per un intervento di più ampio respiro, ovvero di maggiore “sostanza”, in grado di salvaguardare, facendo di ogni erba un fascio, un po’ tutti i creditori, senza specifiche distinzioni dell’ammontare e della tipicità dei crediti in essere, magari allargando, anche con l’intervento dello Stato (del tutto illegittimo secondo le leggi comunitarie) , le salvaguardie anche agli azionisti, oggi, Padoan se n’è uscito con questa, a dir poco strana comunicazione, tutta da decrittare per i significati che potrebbe sottendere.
    Siccome a suo tempo, io e mio padre, in veste di sottoscrittori di azioni Montecatini, prima, ed Enimont, poi, per il valore di una ventina di milioni di lire , allorché il colosso chimico, dopo il suicidio di Gardini, entrò in crisi, rimanemmo, con una mano davanti ed una dietro (residuarono, dopo le svalutazioni, circa trecentomila lire) credo d’avere le carte in regola per dire la mia, sia a Padoan che a Renzi. Ovvero, che lascino andare le cose così come sono state avviate dalle banche “salvatrici”, ma, soprattutto, che non s’azzardino a varare provvedimenti in favore degli azionisti, sia perché un provvedimento di tale natura, configurato dalla CEE, come “aiuto di Stato”, sarebbe del tutto illegittimo, sia perché le azioni costituiscono capitale di rischio che, in quanto tale, nel bene e nel male, segue la sorte dell’impresa di cui è, in tutto od in parte, titolare.

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