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Che cos’è il Palio?

Che cos’è il Palio?

Salve a tutti lettori di GiglioNews, la maggior parte di voi sicuramente non mi conoscerà, alcuni invece mi conoscono fin troppo bene. Per i più mi presento, sono un ragazzo di 21 anni cresciuto tra Porto Santo Stefano e l’Isola del Giglio, cresciuto quindi tra due Palii, con uno zio vogatore e una serie infinita di storie su come era una volta il Palio all’Isola del Giglio (studio Storia, è sempre stato nel mio interesse sapere come erano le cose prima). Per questo, senza presunzione ma con la convinzione che l’intervento di un ventenne possa avere un impatto maggiore rispetto ai mille discorsi (giustissimi!) sentiti negli anni delle “vecchie glorie”, vorrei spiegarvi “che cosa è il Palio”?

Quante volte mi è stata fatta questa domanda, spesso da turisti che ci vedevano fermi nel Porto dopo qualche corsia di allenamento con le facce sfatte, la risposta più ovvia e più semplice, e spesso utilizzata è “una gara remiera”. In realtà no! Come ho detto al mio equipaggio il primo giorno di allenamento il Palio è mille altre cose, la gara è semplicemente un evento di sport che deve coronare un percorso iniziato mesi prima fuori dall’acqua.

Il Palio è innanzitutto il Porto colorato dalle bandiere rionali, e non parlo delle bandierine solite ma sarebbe un colpo d’occhio fantastico vedere ogni balcone con una bandiera appesa. Il porto acquisirebbe tutto un altro fascino.

Il Palio è poi l’organizzazione della sfilata, la creazione di striscioni da appendere il 10 a mattina, l’invenzione di cori per incitare il proprio equipaggio e perché no sfottere gli avversari (senza che nessuno la prenda sul personale, è una cosa che ci sta, almeno io vivendo la sfilata di Porto santo Stefano ne sento e dico di tutti i colori, il 16 siamo di nuovo tutti amici). La sfilata dicevo, è importantissima, la tradizione del Palio è lì, compito di tutta la comunità (grandi e piccini) dovrebbe essere quello di partecipare, non vergognatevi a vestirvi anche se vi sembrerà ridicolo, scioglietevi per un giorno. E alle madri dei bambini posso dire lasciate vivere ai vostri figli la sfilata, lasciateli cantare, fare i cori (anche con qualche parolaccia perché no) e, tirarsi i gavettoni, un po’ di disordine non fa male e non è mai morto nessuno. Non so magari sarebbe utile reinserire il premio alla sfilata migliore.

Il Palio sono cene rionali, dove partecipano solo i membri del rione, dove magari si decide a giugno la sfilata, in questo modo verrebbe a ricrearsi una cosa che negli anni è stata persa, ovvero l’attaccamento al proprio rione. È forse questo che manca di più al Giglio, che si vinca o si perda dovrebbe esserci la voglia di guardare il Palio, di tifare e sostenere il proprio rione; e non guardare il Palio perché “lo fai tu che sei amico mio”. Negli anni mi è sembrato che l’interesse per la gara fosse solo tra i membri degli equipaggi, a terra non si respira più quell’aria di sfida che c’era una volta.

Il Palio è quindi sostenere il proprio equipaggio, andare sul pontile o ai moli a vedere gli allenamenti, che sopratutto negli giorni di Agosto andrebbero svolti, secondo me, dentro il porto per coinvolgere maggiormente la comunità. È fare i video alle partenze, dare consigli sulla palata e sulla tecnica, da chi è più esperto ma anche da chi lo è meno (due occhi fuori dalla barca, sono più utili dei dieci che ci stanno sopra).

Il Palio, come ho detto il 10 sera, è anche semplicemente aiutare a tirar su la barca, e chiedere se è apposto, se serve del grasso, se i puntelli si regolano bene e i seggiolini si muovono, e non lasciare gli equipaggi abbandonati a se stessi.

Il Palio è seguire il Minipalio, così da creare un vivaio di vogatori.
Il Palio è l’ansia il 9 a sera. E le lacrime il 10 in caso di sconfitta.
Il Palio è quindi interesse della comunità, tutta, nessuno escluso.

Questa è la tradizione poi c’è la gara, quello è un evento sportivo. Siamo nel 2016 e lo sport ha fatto negli anni passi da giganti; basta guardare le Olimpiadi per capirlo, e so che la maggior parte di voi le guarda. Sarebbe da stupidi continuare ad additare chi si allena tutto l’anno per il Palio, è una gara di 3000 metri è giusto che ognuno si prepari al meglio per essere il più competitivo possibile; quello che è sbagliato è scordarsi il contesto in cui viviamo, siamo sempre un’isola con pochi abitanti, certe volte fare un passo indietro rischiando anche di perdere potrebbe essere utile per gli anni avvenire (sopratutto adesso che siamo di fronte ad un cambio generazionale). So che a tutti fa piacere vincere, anche a me piace, ma personalmente preferirei perdere 4 palii e vincerne uno al fotofinish come la Croce nel 2011 (vedere per credere) che vincerne 5 di fila come la Fortezza in questi anni (e lo dice un fortezzaiolo).
L’errore che è stato fatto negli anni è confondere il Palio per la gara, non è così e smettiamo di pensare che sia così.

A quanto pare siamo di fronte ad un cambio generazionale, dai vecchi vogatori mi aspetto una loro non totale uscita di scena, ma che continuino ad interessarsi al Palio. Dai ragazzi (maschi e femmine) un nuovo interesse e partecipazione per questo evento fantastico, che possa pian piano ritornare a vivere. Come ho già detto smettiamo di salvare e iniziamo a innovarlo, tutti insieme.

Nella speranza che si torni a “vivere di Palio” e che il Palio torni ad avere l’importanza che merita, e che le mie parole e il mio amore per il Palio siano uno stimolo e un piccolo esempio per tutti.

Alocci Roberto, un ragazzo di vent’anni.

PS: so che è facile parlare adesso a 6 giorni dal Palio, ma sappiate che è una cosa che avevo in mente già da qualche anno, ma con i lavori del nuovo comitato pensavo che qualcosa potesse cambiare; so anche di aver sbagliato nel non interessarmi alle riunioni durante l’anno ne ho fatto ‘mea culpa’, ma fare il Palio non era nei miei progetti a breve termine, mi sarei comunque interessato al Palio nei giorni di vacanza al Giglio come ho fatto negli anni passati.

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