Fuori luogo

Fuori luogo

Come tutti gli anni, abbiamo celebrato la ricorrenza del 4 novembre, festa delle Forze Armate, giornata in cui i nostri pensieri dovrebbero andare solo ai caduti di tutte le guerre e, perché no, anche alle persone scomparse successivamente, ma che comunque quelle sfortunate vicende hanno vissuto da protagonisti.

Non ho scritto a caso dovrebbero, perché la parte principale dell’intervento del Sindaco mi ha lasciato sconcertato e lo stesso sconcerto era ben diffuso in piazza, nei commenti di alcune delle persone presenti alla cerimonia.

Partire da un doveroso e giusto pensiero per tutte le persone e le comunità vittime del terremoto che ha colpito l’Italia centrale va bene, l’ho trovato giustissimo.

Ma da lì andare a fare un paragone tra le difficoltà che hanno e avranno quei sindaci e quelle comunità per risollevarsi a quelle di una normale attività amministrativa come può essere la nostra è stato veramente di cattivo gusto e fuori luogo.

Tutto questo si esplicato in un’analisi durata quasi cinque minuti sulle politiche economiche del governo nei confronti degli enti locali, sui  vari tagli ai finanziamenti da erogare agli stessi, sulla necessità per questi di innalzare le tasse ecc. ecc.; non entro nel merito, perché non è questo che mi interessa, ma è sembrato a tutti un maldestro tentativo di auto giustificazione del proprio operato, ma ripeto, non è questo il motivo del mio sconcerto.

Ha anche parlato il Sindaco di “un governo capace solo di fare solo sanatorie” e, detto da uno che si è candidato a sindaco avendo nel simbolo della lista la scritta “Berlusconi per Ortelli”, qualche perplessità la lascia.

Mi creda il Sindaco, quello da me appena espresso, era un sentire largamente diffuso in piazza alla fine del Suo intervento, anche se come comprensibile del resto, nessuno ha ritenuto il caso di manifestarglielo; non era né il momento, né il luogo adatto.

Questo lo dico non in difesa di chicchessia, men che meno dell’operato del governo nazionale, con la cui politica sono d’accordo quasi per niente.

Sono stato diversi anni presidente della locale sezione dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci che da gennaio penso di poter ricostituire, sciolta come tutte, dopo le vicende che l’hanno coinvolta a livello nazionale (anche lì qualcuno ha pensato bene di utilizzarla per farsi i propri interessi personali, economici e non) e il mio dissenso viene da quello, solo da quello.

Il punto è che era il 4 novembre non un incontro pubblico qualsiasi in cui si può parlare di tutto e di più.

Dove erano i caduti in guerra, nostri e non solo, in quel discorso? Dove erano quelli che hanno combattuto e sono caduti per la Patria sulle montagne dell’Albania e della Grecia, nelle gelide steppe russe, nel deserto africano o quelli e ne abbiamo avuti, affondati con le loro navi? Dove era il ricordo dei milioni di morti nei campi di concentramento nazisti, vittime anche loro di quelle vicende storiche?

Confinati in una parte marginale dell’intervento tutto teso a parlare di problematiche che con la giornata e la ricorrenza non c’entravano niente.

Meno male che  al Porto c’è stato il “solito” intervento di Pasquino Ferraro che, Lui si con poche e appropriate parole, ha reso il giusto tributo ai nostri caduti e un piccolo messaggio di speranza per il futuro.

Al Castello ci ha forse pensato don Lido a ricondurre i pensieri a quello che era il vero motivo per cui eravamo lì.

Naturalmente penso che il Sindaco, sarà in completo disaccordo su quello che ho scritto e gli voglio dire fin da subito che non risponderò in alcun modo ad una Sua eventuale e legittima replica.

Non ho scritto queste cose per avventurarmi in uno sterile battibecco mediatico al quale non sono per niente interessato.

Una cosa però Lo pregherei di fare nel caso appunto volesse fare un commento o una replica; di allegare la copia del discorso così tutti, se lo vogliono, si possono fare un’idea ben precisa.

L’ho registrato al Castello, ma che lo pubblicassi io mi sembrava inopportuno.

Angelo Stefanini

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