“Aveva ragione Tina Monti!”

“Aveva ragione Tina Monti!”

“Chi unn’ha sdegno, unn’è degno!”. Diceva sempre Tina Monti. È vero, quella frase detta ad un semplice cameriere sedicenne era una legge universale che il ragazzo di bottega non capiva. Per anni quella regola mi è rimbalzata nel cervello e mi ha seguito per tutta la vita. Di tanto in tanto la rinvangavo e la rendevo viva pensando alla vecchierella che l’aveva pronunciata più volte quando spazzavo il suo bar. Il senso lo avrei capito dopo, il vero senso del vivere sociale.

Oggi non ci sono ideali. La gente è stata trasformata in nuovi servi della gleba, ignoranti, da mungere. Gli enti mungono, la sanità munge, tutti succhiano linfa al popolo che non comprende, come era per i servi della gleba, nella sua accidia, nel suo essere egoista. E quindi basta avere il pane sotto ai denti e gli altri possono rubare tanto la vita va avanti. Mettiamo il caso che uno va in via Cardinale Oreglia, fa bancomat, ed arriva un drogato, gli ruba cento euro freschi di macchina. Il ladro scappa in via Provinciale. Il derubato inizia, normalmente, a correre. In quel caso il derubato, potrebbe arrivare fino al Castello rischiando l’infarto, pur di acciuffare il ladro. Chiunque farebbe questo. No? Ecco, se vi capita questa cosa potete lasciar scappare il ladro. E vi spiego il perché.

Parlo del caso Monte dei Paschi. Nel 2015 si dice abbia fatto 107 milioni di utili in paradisi fiscali. Ad un certo punto un top manager cade dalla finestra, e qualcosa di losco viene a galla. Sono stati portati via dei soldi da debitori speciali i cui nomi non ci è consentito sapere. Un mare di soldi. A Gennaio sono partiti i bond per due miliardi di euro garantiti dallo stato, che, durante la raccolta da parte della banca, potrebbero arrivare a quindici. Se i debitori non rientreranno dei loro debiti, lo stato ci rimetterà. E sicuramente sarà così perché la lista dei debitori resterà anonima. Mettiamo che il debitore fossi stato io, non mi avrebbero tenuto anonimo. Mi ricordo che tutti, D’Alema, Brunetta, tutti hanno chiesto di rendere pubblica la lista. Ma ciò non è stato fatto. Chi ha preso questi soldi? Io penso che sia stata la nostra classe dirigente che passa le giornate a pianificare come derubarci. Siamo 63 milioni in Italia. Dividiamo quindici miliardi di euro in 63 milioni e scopriamo quanto ci hanno fregato, con destrezza, dalle tasche: 238 euro. Per noi non è nulla, sei mesi di caffè.

Allora cosa è lo sdegno? Noi non abbiamo più grandi ideali, oggi si guarda chi al telefono, al tablet, alla droga, niente di nobile, niente sdegno. Non ci sdegnamo più. Anzi pensiamo sempre di votare chi, al governo, c’è già stato, senza successo. Non sappiamo più cosa sia lo sdegno, la rabbia verso il ladro, in una parola: servi della gleba. E, come diceva Tina Monti, chi non ha sdegno non è degno, non ha dignità. E noi non protestiamo mai! Noi non abbiamo sdegno, non ci sdegnamo, anzi, se possiamo partecipiamo! Non abbiamo più voglia di protestare, non ce ne frega niente.

E gli altri? Guardiamo i telegiornali! Osserviamo chi ha veramente sdegno e dignità. In questo periodo chi ci da questo esempio? I nostri vicini rumeni! Eh si. Proprio loro! Si sono riversati nelle piazze ed hanno ricordato a tutti noi come ci si guadagna la libertà e la faccia. Il recupero della dignità, il farsi rispettare è una festa! Sono scesi in piazza ed hanno costretto il parlamento a cancellare il decreto salva corrotti! Ci sono riusciti! Tutti assieme contro i politici, in piazza, a manifestare il loro sdegno. Ed alla fine il parlamento ha cancellato la legge. Poi, siccome la vittoria, la dignità rende felici, si sono riversati nuovamente nelle piazze con solo i colori della bandiera romena! E si sono ricordati di quanto è bella la libertà, loro che hanno subito una lunga tirannia.

E noi? Mi viene da ridere se penso a tutte le volte che sono usciti decreti salva-ladri, e salva-corrotti, tutte le volte che abbiamo sorseggiato un aperitivo allegri e derubati. Aveva ragione Tina Monti.

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2 commenti

  1. Alessandro Buzzichelli

    Al tempo di mani pulite fu trovata una valigetta con un MILIARDO di lire nei corridoi della sede del PCI in via delle botteghe oscure NON SI E MAI SAPUTO A CHI APPARTENEVANO questa sara la fine dell’inchiesta MPS ILPCI RIMASE INDENNE DALLE INDAGINI

  2. Gian Piero Calchetti

    Gentile signor Brizzi, ancorché, ‘Lei abbia ragione in merito al fatto che il Monte dei Paschi di Siena, sia stato storicamente gestito, come dire, in modo improprio ed alla “casareccia”, attraverso acquisizioni fallimentari come, ad esempio, buon ultima, quella della Banca “Antonveneta”, ovvero attraverso finanziamenti, erogati ai limiti della legittimità’, come quelli a Berlusconi, per “Milano 1” e “Milano 2”, datigli per meriti P2, dal Provveditore Cresti, a tassi ridotti e senza l’acquisizione delle corrispondenti garanzie. ancorché sia stata gestita, “pro domo” loro, in funzione di P.C.I., D.C. e sodali, ancorché abbia elargito alla città del Palio, sotto molteplici forme, ivi compresi miliardi e miliardi per lo Sport, ed, infine, sia stata funzionale, soprattutto in termini di “concorsi riservati”, in serio “odore d’incostituzionalità”, ai nati e residenti nelle province di Siena, Arezzo e Grosseto, quest’ultima sua indignazione, che, “riprende e si rifà” ad un corretto modo di dire d’un’anziana signora, che non ho avuto la fortuna di conoscere, e’, al riguardo, del tutto improprio e sbagliato. Improprio perché, intanto, seppure la legge impedisca al Tribunale competente, ed, in quanto tale, in possesso delle carte d’indagine, di rivelare l’identità dei debitori, che, secondo le molteplici affermazioni di merito, avrebbero indotto al quasi “default” la storica banca, i nomi di questi personaggi sono bene noti, avendoli divulgati, tra l’altro del tutto impropriamente, la stampa. Sbagliato, perché, fermo restando il “segreto bancario”, di cui sopra, dietro il quale si copre il Tribunale, debitrici del Monte, nella fattispecie, più che singole persone, sono imprese “significative”. Imprese che, in quanto imprese, rispondono con il loro patrimonio dei loro debiti. Patrimonio che e’ il solo garante della loro solvibilità, a meno che, al momento della sottoscrizione del capitale, i loro titolari od i loro azionisti, di maggioranza o minoranza, non fa differenza, non abbiano aggiunto garanzie assicurative di terzi, ovvero fideiussioni personali o inerenti i loro patrimoni. E’, quindi,sostanzialmente “provocatorio”, in base alle leggi che regolano qualsivoglia tipo di società, a meno che non ci sia totale identità di ruoli, patrimonio e funzioni, tra la società ed il suo, per cosi’ dire, titolare-conduttore, pretendere di conoscere l’identità di quest’ultimo, nonché che questi faccia fronte al debito del suo “sodalizio”. Comunque, se proprio si e’ curiosi di sapere chi “stia dietro”, quantomeno nominalmente ad una qualsivoglia società, basta andare in Tribunale e chiedere di poter consultarne gli atti costitutivi, i bilanci, le Relazioni dei Collegi sindacali e le eventuali “variazioni” e modifiche dell’assetto azionario e gestionale, cui, eventualmente, questa, nel corso degli anni, sia stata sottoposta.

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