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Foto Luca Pini

Una poesia per la Palma dell’Arenella

Una poesia per la Palma dell’Arenella

Con infinito dispiacere ho saputo che la palma che stava all’imbocco della spiaggia dell’Arenella è stata troncata dall’impetuoso vento di ponente di lunedì notte; come omaggio di addio a un’icona di quel bellissimo paesaggio, pubblico una poesia che dedicai alla pianta un po’ di anni fa.

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3 commenti

  1. Pietro Rinaldi

    Mi piacerebbe sentire dall’Amministrazione un cenno riguardo la veloce ricollocazione nello stesso luogo di una Palma nuova delle stesse caratteristiche._ Basta organizzarsi e fare arrivare un bel giovane esemplare con tutto l’apparato radicale, fare una buca per estrarre le vecchie radici della Palma Famosa e ripiantarla in sito._ Se c’e’ la necessità di fare una COLLETA A FAVORE DELL’INIZIATIVA ………… penso che siano pronti in tanti a partecipare !!!

  2. Salvatore Sampugnaro

    …Che dire….Questa è la vera realtà,la natura ci dà e ci toglie è toccata alla vecchia Palma dell’Arenella,simbolo Ed eccellenza, di un luogo a Me tanto caro…..Ogni anno, svaniscono ricordi indelebili DI QUESTA ISOLA MERAVIGLIOSA…..Grazie a Palma per averci regalato una magnifica Poesia,sicuramente la Palma dell’Arenella,rimarrà sempre nei nostri… C U O R I …..

  3. Gian Piero Calchetti

    Belli e significativi e versi che, nel 2009, dedicasti alla Palma dell’Arenella, che tanto ammiravo quando venivo al Giglio. Versi, per me, ancor più significativi, in quanto, da vecchio Giacobino e Mazziniano, vedevo e tuttora vedo, nelle palme della Maremma, ancorché, magari, quella della tua isola, non c’entrasse niente, gli “Alberi della libertà”, che i Repubblicani dello Stato dei Presidi Spagnoli, emulando i Rivoluzionari francesi, piantarono sulle loro terre (leggasi il libro “Il dottor Ambrogio” di Raffaele Del Rosso), al momento di proclamare, nel 1799, la “Rivoluzione Napoletana”. Rivoluzione, repressa nel sangue, con particolare efferatezza, dal Cardinal Ruffo di Calabria, antenato della Regina Paola di Liegi, che, assoldata la peggiore “marmaglia” di Sanfedisti e Lazzari del Mezzogiorno d’Italia, soleva, per ancor più istigarla alla gratuita violenza, impartire “assoluzioni preventive”, qualunque crimine commettesse, ivi compresi, con le devastazioni, le grassazioni, dei isolati conventi claustrali, gli omicidi e gli stupri perpetrati a danno di suore e novizie colà rinserrate in contemplazione e preghiera. Nel corso di questa controrivoluzione, tra l’altro, grazie anche ai cosiddetti “Vandeani d’italia”, ossia, gli spietati “Santamaria”, a Napoli, Firenze, Siena ed Arezzo, furono depredate le case dei Giacobini e degli Ebrei, che, catturati vennero messi al rogo e le loro carni “abbrustolite”, vendute, tanto al pezzo, e mangiate nel corso di osceni raduni inneggianti alla repressione. Spero tanto che il Comune provveda, al più presto, anche per quanto di “risorgimentale” per me e, credo, per tanti e tanti altri, rammemorava, a piantarne un’altra, nel medesimo sito, in posizione, possibilmente riparata dall’impeto dei venti.

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