La Nobiltà, l’Operosità, l’Ingegnosità degli abitanti dell’isola

La Nobiltà, l’Operosità, l’Ingegnosità degli abitanti dell’isola

Eroi Gigliesi non dal tallone di Achille, ma umili Eroi quotidiani di pace intessuti di saggezza e fiero sudore; come Eusebia, reginetta nelle vigne del Serrone, o i fratelli Brizzi-Stoppetta nelle vigne di Pietrabona, o Peppe il Camorro nelle vigne di La Bredici, o Gaetano e Biagino di Allori nelle vigne del Corvo, della Costa … E si può continuare facendo il giro dell’intera isola con nomi di vigne e di Eroi del quotidiano che oggi riposano al camposanto.

Gente umile che pensava soltanto al bene della famiglia ha lasciato in eredità il difficile cammino della terra e in pochi hanno ascoltato quel serio richiamo sapendo di andare incontro a fatiche e mortificazioni.

Le persone, i miei paesani, che oggi danno vita alla campagna con la vite, fanno spesso due lavori; il primo serve per sopravvivere; il secondo per portare avanti ciò che i loro Padri, o i Nonni, avevano insegnato nel rispetto dell’ambiente e delle stagioni: la tradizione del vino Ansonaco.

Sono gigliese senza terra, ma ho visto tante volte mio padre tornare dalla campagna e piangere dall’impotenza per aver trovato i tralci di vite mangiati dall’unica selvaggina stanziale che esiste sull’isola: i conigli (che gli antichi chiamavano “coniglioli”); tale devastazione significava vigna decimata e fatica buttata nei rovi.

Pubblico uno specchietto, da me scritto un po’ di anni fa e pubblicato anche su questo giornale su chi erano e chi sono le persone tanto vituperate nel servizio “Striscia la Notizia” su un canale Mediaset andato in onda alcune sere fa.

Palma Silvestri

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Un commento

  1. Pietro Rinaldi

    I nomi di quei luoghi isolani che hai menzionato all’inizio del Tuo scritto sono per me familiari, non per averli vissuti o averci lasciato qualche goccia di sudore ma per averli letti sulle carte catastali delle proprietà dei miei Ascendenti._ Li ascoltavo anche nei discorsi di mia madre e di Nonno Pietro (Gigliese Castellano) che, di sua scelta, dopo aver sposato una Portolana, preferì “andar per mare” allontanandosi da miniere e vigne.
    Fu una scelta che, insieme alle vicende umane imprevedibili, ha fatto sì che io esistessi ….. e quindi gli devo tutto e lo onoro con il mio Grande Amore per l’Isola, Amore che “forse” solo gli Isolani (io mi definisco sempre ½) possono veramente capire conservare nella loro memoria e percepirlo finchè vivono.
    Questi sono sentimenti che mi porto dentro e che si animano quando leggo queste storie, il tuo specchietto, i racconti e i commenti sulla Tua e meglio sulla Nostra Isola._ Mi spingo un po’ più avanti e mi permetto di dire che fanno il paio con tante altre testimonianze, ma in particolare, con gli scritti di Caterina Baffigi-Ulivi, che con l’occasione ricordo con sincero affetto.

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