“Palmi’ Palmi’, guarda bello il Po!”

Palmi’ Palmi’, guarda bello il Po!

Nonna Palma, con meraviglia e stupore mi indicava il fiume che scorreva sotto il ponte di Roma. Nonna aveva 63 anni, ma le mani, la schiena, ne portavano 80.

L’autobus filava verso un ospedale della città.
La permanente sui capelli candidi e il colletto all’uncinetto sul vestito scuro, quello delle feste, erano un omaggio al figlio, mio padre, là ricoverato per silicosi ossea.

Adolescente e intimidita non dissi niente a nonna del suo errore; chissà come, a San Martino aveva sentito quel nome breve e imponente: il Po, e continuammo la nostra corsa verso una storia che si sarebbe conclusa nel giro di poco tempo.

Era il 1960; di quel viaggio non ricordo più niente se non la frase di una donna che andava piena di ingenua speranza verso un destino, quello del figlio, già segnato.

Oggi, più di cinquant’anni dopo, mi trovo sul fiume Po che scorre maestoso nella città di Torino. Cara nonna, forse i miei occhi non guardano con la stessa tua meraviglia e stupore, ma la tenerezza è intatta: come allora.

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