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Nel parcheggio del supermercato

Nel parcheggio del supermercato

Due settimane fa sono andato a Grosseto a fare il collaudo della macchina. Accanto all’officina c’è l’Eurospin. Ero con mia moglie ed ho deciso di fare la spesa. Oltre che a fare GPL ed a fare il pieno di benzina, quando vado a Grosseto faccio la spesa.

L’Eurospin è in un piazzale nel bel mezzo della Maremma, senza troppi passaggi, e senza troppo affollamento. Il piazzale era quasi vuoto. Nonostante questo c’erano quattro uomini africani che bivaccavano nel piazzale. Ovviamente, per avere più abbattimento del biglietto del traghetto, ho fatto una grande spesa (economia familiare). Benché la mia macchina fosse molto umile, la mia spesa era molto ricca. Circa duecento euro che, all’Eurospin, è un carrello colmo più due borse rigide.

Di solito io sistemo la roba in macchina e mia moglie mi passa i prodotti, da lei, sapientemente scelti. A questo punto si sono avvicinati gli africani. E si sono posizionati accanto a noi appoggiati tutti alle macchine accanto alla nostra. Non c’era altro, qualche coppia che saliva e scendeva dalla macchina. A questo punto ho deciso di modificare le mie abitudini e, nonostante gli acciacchi di mia moglie, ho pensato di farle sistemare la roba mentre io mi sono messo a sorvegliare il mio piccolo tesoro. Lei ha intuito tutto e si è pure impaurita, quindi ha cercato di fare in fretta. Non mi ha suggerito nulla, ne di dare ne di non dare qualcosa a quei signori che ci guardavano intensamente. Poi tre di loro si sono allontanati. Questo è il meccanismo biologico. Sono andati a fare l’elemosina altrove.

Uno però insisteva. E si è fermato. Io l’ho guardato ed ho notato molto astio nel suo sguardo accigliato e cupo. Molto astio perché sicuramente avrà pensato che io ero ricco e che quella gigante spesa era una cosa consueta. In realtà io stavo solo risparmiando qualche soldo. Non poteva sapere che io non sono affatto ricco, e che, anzi, devo far quadrare i conti. E come potevo comunicare questa cosa così complessa con i miei muscoli facciali, non esiste uno sguardo che comunica: “vengo da un’isola e faccio una scorta di viveri”. Ma esiste uno sguardo, vi garantisco, che dice: “stronzo, co’ tutta ‘sta roba, almeno dammi una salamella!”.

Adesso divago leggermente. Quando si va in uno zoo, o quando si va a fare il safari, tutti i biologi, gli ornitologi e gli etologi (studiosi del comportamento) vi dicono: “non vi azzardate a dare da mangiare agli animali selvatici”. Questo per non alterare il loro comportamento, questo per non alterare e non distruggere le loro abitudini facendogli del male! Tutti sanno che se si dà da mangiare ad un gatto esso smette di andare a caccia, e, paradossalmente, per far del bene facciamo del male. Mi scuso per il paragone con gli animali. Ma il comportamento umano è lo stesso, è un fattore di comodità. Perché dovrei affannarmi se invece ho il sussidio. E questo lo vediamo con ogni forma di sussidio. Io guardo molti documentari. Ne ho beccato proprio uno sui sussidi. Faceva vedere sia gli aborigeni australiani, gli indiani d’America, ed i disoccupati italiani. Se c’è un sussidio lungo e perenne la gente finisce per diventare alcolista e si ferma, preda di problemi psichici. Questo significa che un sostentamento tampone ci vuole ma mai si deve alterare il principio biologico del reperimento del cibo. E notai, fra le popolazioni mantenute perennemente dai sussidi, la stessa aria che tira nelle gattare, quelle aree dove una persona dedica tutti i suoi soldi e tempo, a dar da mangiare ai gatti.

Scusate la divagazione. Purtroppo ne devo fare ulteriormente una, per farvi capire il comportamento che ho avuto in quel piazzale. Non è giusto che una persona cerchi di intimidire un’altra. Esistono minacce materiali e minacce velate. Questa cosa, chi vuole avere qualcosa di non suo, la capisce subito. Magari non capisce l’analisi economica, la politica, la geometria e l’informatica, ma capisce che per avere qualcosa di non suo occorre insistere. Lo sguardo di quel tipo, nel piazzale, mi sembrava una minaccia, sembrava che volesse incutere timore a me che avevo anche una moglie. A me che potevo pensare che lui fosse armato, e cattivo, con quello sguardo. Tutto nella speranza di avere qualcosa. Lo sapeva che quel meccanismo paga. Quindi metteva in pratica una cosa che ha imparato da subito, dopo lo sbarco. Ed io ho dovuto abbassare lo sguardo. Io, nella terra dei miei antenati, ho dovuto distogliere i miei occhi dai suoi che mi puntava, con quel contrasto bianco nero molto intenso e inquietante. E lo sa bene mia moglie, vai, che non ha mai sistemato il cofano della macchina tanto velocemente!

Ebbene non gli ho dato nulla. Non ho voluto, per scelta, fare la carità. Non voglio alimentare e far aumentare la miseria alleviando leggermente le pene della gente. Non possiamo mantenere un continente quando non riusciamo a mantenere noi stessi.

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