Perseo&Medusa presenta “il vino più costoso al mondo”

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PERSEO&MEDUSA – THE INVESTMENT WINE
Presentazione il prossimo Martedì 23 Maggio 2017

PERSEO&MEDUSA è un’azienda vinicola ubicata all’Isola del Giglio.

PERSEO&MEDUSA realizza, con procedimenti completamente ed esclusivamente manuali e secondo antichissime tradizioni gigliesi, un vino eroico di ultranicchia, da vitigno Ansonica, in purezza.

La totalità della produzione avviene senza utilizzo chimico: la salsedine e la siccità infatti sostituiscono in modo naturale ciò che altrove viene ottenuto con procedimenti artificiali.

L’antichissima coltivazione della vite all’ Isola del Giglio rappresenta un fulgido esempio di viticoltura così detta eroica, perché i vigneti hanno caratteristiche e peculiarità per le quali è impossibile accedervi con mezzi meccanici e tutto il processo di cura della vigna, così come quello di lavorazione e raccolta, viene svolto solo ed esclusivamente a mano, percorrendo a piedi i pendii scoscesi che si tuffano nel Mediterraneo.

Il vino viene affinato 24 mesi in bottiglia ed il tappo è composto da uno speciale materiale completamente ecologico senza impronta di carbonio, oltre che dalle caratteristiche tali da impedire qualsiasi alterazione del prodotto.

Si tratta di una produzione di ultranicchia, sono prodotte solo ed esclusivamente 600 bottiglie all’anno che vengono commercializzate in una prestigiosa confezione da due bottiglie: la bottiglia da investimento – collezione, cioè la così detta Investment Bottle e la bottiglia da bere, la Drink Bottle, perché sono convinto che un vino debba trasmettere anche emozione e per questo merita di essere bevuto, merita di essere immolato ad un momento suggestivo che raccoglie la pienezza e la passione della sua genesi in questo caso cosi’ particolare.

Alla Drink Bottle, è elegantemente adattato un fine gioiello realizzato completamente a mano: un bracciale da bicipite anch’esso riportante il numero della bottiglia e l’anno, in modo tale che sia unico ed irripetibile. Questo gioiello si stacca dalla bottiglia e si indossa direttamente. Questa peculiarità rende PERSEO&MEDUSA un dono prestigioso ed esclusivo dal bivalente significato: quello foriero dell’emozione del momento e quello apprezzabile nel valore della Investment Bottle che invece rimane quale appunto bene da investimento e collezione.

Questo vino così particolare nella sua creazione e dalle caratteristiche organolettiche uniche, data la sua irriproducibilità e la non possibilità di incremento della produzione dati i fattori di ristrettezza ambientale e morfologica dell’Isola del Giglio, lo rendono ideale per la collocazione all’interno della struttura finanziaria di hedge fund di un primario gestore globale (che saranno resi noti nel corso dell’evento di presentazione), una parte della produzione è riservata ad esso, l’altra alla clientela private.

Soprattutto però, questa visione innovativa permette di divenire il punto di congiunzione di due galassie agli antipodi: quella della finanza e quella delle emozioni.

Proprio questa congiunzione rappresenta il suggello della più vera essenza del Made in Italy: design, creatività, stile, passione e piacere.

Un universo complesso e variegato di contemporaneità che trova nella natura, nelle tradizioni, nel rispetto e nella comprensione della sua storia e del suo passato, lo slancio avvincente verso il futuro. Questa è l’Italia che vince, questa è l’Italia inimitabile che non ha rivali.

Per tutto ciò, sarà a tutti gli effetti il vino più costoso mai presentato sul mercato.

Pier Paolo Giglioni
C.E.O. PERSEO&MEDUSA – THE INVESTMENT WINE

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    Ma cosa mai sara’ questo nettare degli Dei? Viene, forse, da grappoli d’oro, oppure chi lo produce possiede la “pietra filosofale”? Perché non ci spiega, il produttore, come lo fa e quali mai speciali alchimie o processi di lecite “manipolazione” usi per renderlo tale, senza dover rivelare, per ragioni di riservatezza, la formula, come fa la Coca Cola?
    Intanto m’azzardo a dire, che non farebbe male a farci sapere, quanti euro o dollari “alzino” le due bottiglie, che, a quanto pare, considerato anche il cerimoniale di degustazione, dovrebbero, contenere, quantomeno squisita “Ambrosia”.
    Per parte mia, il soprascritto, che possedeva una “vignetta”, ad Orbetello, entro l’abitato, ma lontana dal traffico, non ha problemi a dire che il suo Ansonaco (di assoluta limpidezza, di color paglierino, di 14 gradi e mezzo e di acidità pari allo zero) era il risultato, stupefacente, d’una “schiccatura”, acino per acino, che l’intera famiglia allargata, effettuava, quando l’uva cominciava a trasudare zucchero, direttamente sulla vite, lasciando incolti i chicchi imperfetti.
    Questi chicchi, subito dopo (in una mattinata, la raccolta era finita), depositati dentro due larghi e bassi, tini, venivano, letteralmente, pestati, tra la gioia generale, dai bambini divertiti, finché non erano diventati una poltiglia. Poltiglia che, una volta riversata dentro in un contenitore di vetroresina, opportunamente coperto e posizionato all’interno d’una fresca e buia cantina, aerata al punto giusto, cominciava a bollire ed, a poco a poco, con l’ausilio di regolari rimescolamenti, effettuati, per qualche giorno, da mio suocero Aldo Copponi, con un lungo bastone di legno, diventava un mosto profumatissimo da filtrare. Mosto che, dopo essere stato tramutato, almeno due volte, con la Tramontana (all’inizio dei primi freddi ed alla fine dell’Inverno), a Primavera veniva portato in tavola per i primi assaggi, ed a Maggio, reso regolarmente disponibile per la mescita in favore della famiglia o di cari amici.
    A dimostrazione di quale”Giulebbe” si trattasse, mi permetto di aggiungere una cosa.
    Alla fine di una visita ispettiva di routine, di qualche giorno, alle agenzie maremmane dell’Unipol, effettuata dal mio caro amico, Cinzio Zambelli, scomparso ormai da anni, in veste di Amministratore delegato e Vicepresidente di quella società assicurativa, che mi vide un paio di volte invitato a cena, mi permisi di regalargli una damigianetta da 5 litri del mio Ansonaco.
    Ebbene, dopo qualche settimana, l’Agente di zona dell’assicurazione, mi recapitò, a suo nome, ben sei bottiglie di vino, accompagnate da un biglietto.
    Le bottiglie erano tre di Ramandolo e tre di Picolit, ed il biglietto diceva che, ancorché mi avesse mandato quei vini (il Picolit e’ addirittura un vino da dessert che non sfigura neanche al cospetto dei migliori Sauternes di Francia) per sdebitarsi dell’Ansonaco, dovevo ritenermi ancora in credito, perché né il Picolit, né, tantomeno, il Ramandolo erano all’altezza della bontà del mio Ansonaco.
    P.S. Cinzio Zambelli era un collezionista ed un degustatore di vini, al punto che, prima di ammetterli alla sua tavola, ne studiava attentamente i cosiddetti “Disciplinari”, partire dal Barolo, dall’Amarone Recioto di Valpolicella , dal Brunello di Montalcino e dal Sassicaia.

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