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Boe a Giannutri: botta e risposta Parco – Legambiente

Boe a Giannutri: botta e risposta Parco – Legambiente

Un comunicato dei giorni scorsi di Legambiente lamentava e denunciava il non utilizzo delle boe posizionate per consentire gli ancoraggi regolamentati nell’isola di Giannutri. LEGGI COMUNICATO LEGAMBIENTE

La risposta del Parco – A stretto giro di posta è arrivata ieri la risposta del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano attraverso una nota del consigliere Stefano Feri:

“Leggo con attenzione – scrive Feri – il comunicato di Legambiente riferito agli “ancoraggi selvaggi” su Giannutri con particolare riferimento ai diving e alle boe che al momento gli stessi non stanno utilizzando; il motivo per il quale le boe non sono ancora utilizzate è che l’installazione è tuttora in corso, ovvero i lavori non sono completamente terminati; le boe sono state posizionate e dopo i sopralluoghi di rito effettuati per la verifica, a breve la loro posizione verrà calibrata definitivamente in modo da consentire il loro utilizzo così come previsto.

Una volta terminata l’installazione, per l’uso delle boe dovrà essere messo in atto il meccanismo gestionale ed il regolamento per il loro utilizzo da parte dei diving così come avviene già all’isola di Pianosa e come la stessa Legambiente indica a riferimento; installazione che ha portato notevoli risultati positivi.

Solo al termine di queste due fasi sarà possibile utilizzare il sistema e quindi evitare il dannoso ancoraggio segnalato da Legambiente. Per altro non è la prima volta che viene fatta questa segnalazione e proprio anche grazie all’attenzione posta dall’associazione ambientalista il Parco Nazionale ha messo in atto diverse iniziative, oltre all’installazione delle boe, destinate alla salvaguardia dell’ambiente marino e terrestre di Giannutri.

In linea generale ritengo che l’attività di diving sia molto importante per la fruizione delle acque del parco, sia per l’economia sostenibile che sviluppa attorno all’area protetta, ma anche per la possibilità di fruizione e conseguente divulgazione sulle tematiche connesse alle emergenze ambientali, ma anche per il supporto che gli stessi operatori forniscono per la salvaguardia ed il controllo del mare; ricordo, solo per ultima, l’operazione fatta qualche mese fa e promossa proprio dai diving dell’Argentario che ha portato alla rimozione di centinaia di metri di reti abbandonate nelle acque di Giannutri.

L’occasione è buona per ricordare che nel prossimo autunno inizieremo a parlare della ri-progettazione del parco marino attorno a Giannutri, per trasformarlo da parco suddiviso in zona 1 e zona 2 ad area marina protetta classificata in zone A, B, C, D con relative varianti e norme, sullo stesso stile appena approvato per l’isola di Capraia. Quella sarà la sede opportuna per dare soluzione a molteplici problematiche legate alle norme delle zone 1 e 2 evidenziate negli anni. Su questo tema apriremo un confronto con tutte le parti interessate affinché possano apportare il loro contributo al prossimo strumento di pianificazione delle acque del parco.

Stefano Feri, Consigliere Ente Parco Nazionale A.T.”

La replica di Legambiente – Non si è fatta attendere la replica di Legambiente alle parole di Feri:

“Prendiamo atto di quanto scritto dal Dott. Feri – scrivono dall’associazione ambientalista – rallegrandoci del fatto che finalmente anche l’Isola di Giannutri avrà un campo boe per le barche che portano i sub a fare le immersioni in questi splendidi fondali e soprattutto un regolamento con l’obiettivo di proteggerli.

Pur tuttavia non capiamo ancora di più, perché questo tipo di comportamento venga tollerato dall’Ente Parco. Esiste per caso una qualche deroga che il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ha fatto ai diving per permettergli di ancorarsi in questo modo barbaro?

Eppure, come lo stesso Feri scrive, il Parco, grazie alle nostre denunce, è a conoscenza di queste situazioni ormai da anni, perché allora non interviene?

Non crediamo che il Dott. Feri pensi che siccome alcuni diving virtuosi e rispettosi dell’ambiente organizzano la pulizia dei fondali di Giannutri allora altri sono autorizzati a tenere questi comportamenti.

Infatti, non tutti i diving sono uguali e c’è anche chi non si ormeggia in questo modo barbaro. Quelli che rispettano le regole e tutelano la risorsa sulla quale si basa la loro attività rischiano di passare per degli sprovveduti?

Siamo perfettamente d’accordo che i sub sono una risorsa e soprattutto sono un veicolo per poter sensibilizzare i turisti sulla incredibile biodiversità marina dell’Isola di Giannutri, ma questo a patto che tutti rispettino l’ambiente, altrimenti quelli che non lo fanno trasformano solo in un danno per l’ambiente sottomarino e per i loro collegi/concorrenti più coscienziosi.

Il Dott. Feri gentilmente potrebbe risponderci su come il Parco intende prevenire e reprimere da subito un ancoraggio selvaggio e non più tollerabile? Gliene saremmo, e con noi l’ecosistema marino di Giannutri, enormemente grati.

Legambiente Arcipelago Toscano – Gruppo Giannutri

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