Riflessioni sulla tragedia dell’Argentario

Riflessioni sulla tragedia dell’Argentario

Ho aspettato un po’ di tempo prima di scrivere, anche perché non è facile parlare ne tanto meno scrivere, quando accadono certe tragedie. Su Facebook ho letto frasi del tipo “che Dio ti perdoni”, “Dio ti ha già perdonato” e altre, di dispiacere sincero.

Mi riferisco alla tragedia del Comandante dei Vigili di Monte Argentario, una tragedia terribile, devastante per tutti.

Allora forse è arrivato il momento di parlare con schiettezza e sincerità della depressione. Può arrivare in qualsiasi momento della vita, dovuta a cause fisiche o, io penso, anche genetiche forse, la menopausa per esempio spesso scatena questa malattia, perché di malattia si tratta, in alcune donne il post partum porta ad azioni che non ti aspetteresti mai e spesso sono i bambini a subirne le conseguenze, insomma esiste e bisogna parlarne e affrontare il problema.

Ho vissuto questo problema per 3 anni, la menopausa, il diabete e problemi tiroidei, tutto insieme, hanno scatenato l’inferno nella mia vita. Non sono mai stata certo una persona tranquilla, anzi, dal tutto al niente è sempre corso molto poco tempo, ma era ed è il mio carattere.

La realtà però si nasconde dietro altri segnali che spesso non avvertiamo e purtroppo non solo noi, ma anche chi ci sta accanto, improvvisamente tutto diventa triste, nero, la solitudine anche in mezzo agli altri è ancora più disperata, non dormiamo più, cerchiamo rifugi in situazioni assurde, questo è l’inizio del calvario, perché è un calvario con questa croce che ti schiaccia sempre più giù. Lanciamo segnali che nessuno raccoglie, fino ai gesti estremi. La parte più terribile di tutto questo è che niente e nessuno ci può fermare, nemmeno l’amore per i figli e per la persona che ami riesce a bloccare tutto questo, eppure avevi solo bisogno di aiuto, quando ho provato, forse nella maniera sbagliata a chiederlo, non ho trovato risposte ma ancora più solitudine.

Perché si vuole morire? Semplice, è talmente grande la sofferenza dentro che si cerca la pace, convinti che morendo tutto il dolore finisca, è dura convivere col dolore tutti i giorni, lui si presenta come il sole all’alba dell’ennesimo giorno che nasce, ti abbandona per pochissimo tempo quando qualcuno ti fa pensare ad altro, ma poi basta una cosa qualsiasi, un odore, un’immagine, una persona e il dolore riappare.

Esistono varie forme di depressione, quella di cui vi parlo io è forse la più comune dovuta ai cambiamenti del nostro corpo, poi ci sono altre forme dovute a situazioni familiari che esasperano talmente da portare le persone a commettere gesti estremi spesso indirizzati verso quello che per loro è la causa della loro disperazione.

Quello che è successo a Santo Stefano è semplicemente l’epilogo di una sofferenza scatenata, io penso, dalla morte del marito. “Perché anche il figlio?” si domandano molte persone. Il dolore che molto probabilmente lei provava le ha fatto pensare che non fosse giusto che anche suo figlio lo provasse, pensava di salvaguardarlo da tutto quello che lei stava provando, terrorizzata che anche lui potesse sentirlo. Questo stato mentale non più lucido, fatto di sensazioni sempre più negative, credo l’abbiano portata a decidere di chiudere con tutti senza pensare alla disperazione di chi rimaneva, gli altri non erano più importanti per lei, esisteva solo lei e suo figlio, per questo ha deciso di fare l’ultimo viaggio insieme, non perché non lo amasse ma proprio perché l’amava al di sopra di ogni altra cosa.

Provo una profonda tristezza ma anche rabbia, perché nessuno si era accorto di come cambiava giorno dopo giorno? Dove siete amici, parenti, amori? Lo so che siamo pesanti, assillanti, noiosi perché parliamo sempre delle stesse cose, perché ci fissiamo sulle solite cose, perché ascoltiamo solo il nostro dolore, non si chiamerebbe depressione allora.

Dopo questo periodo ho incominciato a riprendere possesso di me, naturalmente ho preso anche coscienza di chi valeva e chi no, questo è un altro triste capitolo del post depressione, questo ti fa provare dolore e rabbia, ci vuole tempo per smaltirlo so che ci vorrà tempo e altro, ma la delusione quella non andrà mai più via.

A chiunque può accadere di cadere dentro questo buco nero, allora a meno che non siano soli, a chi gli sta accanto chiedo semplicemente, perdete un’attimo in più, guardate la vostra o il vostro compagno, se si allontana avvicinatevi forse gli salverete la vita.

Franca Melis

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Un commento

  1. Salvatore Sampugnaro

    ……Carissima Franca,grazie per quello che hai …scritto…..Yes…….voglio rimettere quello che tu ci suggerisci….
    ………………….A chiunque può accadere di cadere dentro questo buco nero, allora a meno che non siano soli, a chi gli sta accanto chiedo semplicemente, perdete un’attimo in più, guardate la vostra o il vostro compagno, se si allontana avvicinatevi forse gli salverete la vita.

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