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“Il Palio con gli occhi di un bambino”

“IL PALIO … CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO”

Oggi è la vigilia di San Lorenzo e domani l’isola celebrerà il Santo Patrono correndo la 50esima edizione del suo Palio Marinaro. In questa giornata di attesa vogliamo augurarvi un Buon Palio attraverso le parole di una bambina che con il suo tema ha raccontato cos’è per lei il Palio, ricevendo una menzione speciale nel concorso rivolto ai bambini della Scuola Primaria indetto dal Comune ed Ente Palio dell’Argentario.

Stiamo parlando del Palio dell’Argentario ma chi scrive è una bambina mezza gigliese da parte di mamma. Non conta tanto, secondo il nostro pensiero, la collocazione spaziale della manifestazione quanto piuttosto le bellissime parole rivolte ad un babbo vogatore che ha fatto di questo bellissimo sport uno stile di vita. Grazie al buon esempio del padre questa bambina conserverà a vita il suo amore per il Palio. Siamo sempre più convinti che il modo più efficace per trasmettere ai più piccoli i valori delle nostre tradizioni sia semplicemente fornendo loro degli straordinari “buoni esempi”.

“IL PALIO … CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO”

palio argentario san lorenzo isola del giglio giglionewsSiamo io e te seduti sul divano e tra le mani stringi un album bianco e rosso stracolmo di fotografie. Già so che faremo un viaggio bellissimo, mi racconterai oltre venti anni di Palio. Si parte: davanti mi trovo un ragazzo bellissimo, con una cascata di riccioli in testa… giro il viso verso di te e mi accorgo che di cambiamenti ce ne sono stati parecchi! In quella foto sei abbracciato ai tuoi fratelli e praticamente il guzzo ha appena passato il gavitello: tutto il Rione Croce è in delirio perché tu, appena diciottenne, hai conquistato la prima vittoria. E’ il tuo primo Palio vinto e la prima grande soddisfazione, perché non è capitato mai fino a quel momento che un esordiente alla voga abbia vinto alla prima esperienza. Belle le immagini che seguono, sei emozionato, l’album vibra tra le tue mani e mi dici che riesci a sentire l’odore di acqua di mare mischiata ai profumi delle persone che sono venute a congratularsi. Due anni dopo perdi la tua prima Coppa D’Oro, la prima grande sconfitta che ancora brucia. Quell’anno la Pilarella stravince, lasciandoti l’amaro in bocca. Di sconfitte ne seguiranno parecchie, ma i Palii vinti come li hai vinti tu valgono come tutte Coppe D’Oro. Arriviamo ad un bellissimo mezzo busto, questa foto è stata scattata da un fotografo professionista, in quel giorno sono nata io e tu, giustamente, sei andato a vogare lasciando mamma a giustificare la tua assenza! Sei una gran brava persona, tutti lo sanno e ti rispettano: anche in quel giorno così importante non hai voluto lasciare i tuoi compagni e, per fortuna abbiamo questa bellissima foto. Per te il Palio non è solo una tradizione, ma uno stile di vita, lo hai sempre vissuto con grande rispetto per gli avversari, hai dato sempre il meglio di te senza risparmiarti mai. Dici che lo sport, cosi come la vita, è fatto di regole e vanno seguite altrimenti si manca di rispetto agli altri. Giri le pagine e mi accorgo che hai fatto tantissimi Palii con il Rione Pilarella, ma purtroppo una vittoria non c’è mai stata. Sento rammarico nella tua voce: io sono Pilarellaia proprio perché quando sono nata facevi il Palio lì e, siccome è stato il rione con il quale ti sei trovato meglio, hai deciso di “regalargli” tua figlia. Ormai i ruoli a casa nostra sono assegnati: io da grande farò la madrina della Pilarella e mio fratello sarà il quarto reme della Croce. Gli stai già insegnando a remare e giocate spesso; io, a dire la verità, sono un po’ gelosa, ma poi mi viene da ridere pensando alle estati che mio fratello passerà andando a letto presto e con le mani piene di calli e piaghe. Arriviamo alla foto più particolare, all’immagine che solo a guardarla fa commuovere. Mi abbracci forte e mi dici: “Vedi questa è l’emozione e non ci sono parole per spiegare quello che ho provato in quel momento”. Hai vinto il Palio più bello di tutti i tempi, hai vinto per poco più di un metro sul guzzo avversario nonostante i tuoi trentotto anni, con a bordo un esordiente proprio come lo eri stato tu appena diciottenne ed un compagno che, per motivi di lavoro, non si era potuto allenare con voi. C’è una foto in cui mi tieni in collo fuori dal Comune, mi fa tenerezza guardarla perché sono piccola, ma ricordo bene quell’istante: eri tutto sudato e mi sbattevi qua e là mentre ti fermavi a salutare la gente. Riguardando quella meravigliosa foto in cui sei abbracciato al reme ti chiedo: “Dimmi la verità, ma stai piangendo o sei davvero rimasto senza fiato?”. Ridi sornione, ma non rispondi … mi lasci con questo dubbio amletico-sportivo; mi racconti che prima della partenza ti senti solo confuso, inizi a fare le vasche di riscaldamento e senti un gran brusio in lontananza, dopo lo sparo senti solo il battito del tuo cuore. Mi accorgo che in quel meraviglioso Palio c’è una nota stonata: penso che lo stendardo vinto quell’anno sia il più brutto di tutti i tempi. Da dopo quella splendida vittoria, hai disputato altri due Palii che non hanno dato i risultati attesi, poi è arrivato il giorno del no, il giorno in cui l’ha deciso il dottore che era l’ora di smettere! Da lì in poi non ci sono capitate cose proprio belle, ma tu hai saputo gestire il tuo equipaggio… come dici sempre: “Le pale dei remi vanno portate a prua, perché altrimenti non si va avanti!” Noi avanti ci siamo andati e, nonostante il guzzo abbia “beccheggiato” un po’, alla fine ha “sfilato”. Grazie di tutto, babbo!

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