Palestra e Centro culturale: risposta ad interrogazione

stemma comune isola del giglio giglionews
Comune di Isola del Giglio
Medaglia d’Oro al Merito Civile
Provincia di Grosseto
Il Sindaco

Spett.le
GRUPPO DI MINORANZA CONSILIARE
“Progetto Giglio”

e, p.c.:
Arch. A. Petrini – Responsabile UTC

Oggetto: Interrogazione su Palestra Campese e Progetto socio sanitario via Trento a Giglio Porto.
Risposta scritta ad interrogazione.

Prima di entrare nel merito vorrei evidenziare alcune inesattezze che le SS.VV. hanno fatto emergere nelle premesse nella loro interrogazione. La nostra memoria ci ricorda infatti che sull’area di Giglio Porto, dove era stata pensata la nuova Palestra, da qualche decennio sorgeva una scuola costruita per assecondare i fabbisogni di una popolazione scolastica sicuramente più numerosa di adesso. Viene da chiedere perché prima non era stato rilevato il “vizio” archeologico mentre nel corso della realizzazione delle fondamenta della palestra quel sito diventò tutto ad un tratto un luogo impraticabile. Ritengo siano soltanto parole spese per scrivere e basta senza avere la minima conoscenza della storia e del contesto in cui ci trovavamo. Ma quale mente fu particolarmente “perspicace” tanto da rilevare un vincolo occulto?

Certamente, vista la situazione, se la palestra fosse stata costruita in quel luogo, si sarebbero trovati gli strumenti e le forme per salvaguardare e quindi soddisfare i vincoli suddetti. Come è ragionevole fare in tutte le opere pubbliche. Altrimenti ci dovremmo domandare come sia possibile che sul Giglio e su Giannutri si sia edificato, nel lontano passato, sui resti romani? Da sempre infatti esistono sistemi per proteggere e rendere visibili i reperti archeologici senza minare la possibilità di costruire un’infrastruttura.

Ma l’Amministrazione insediatasi nel 2004, con atto unilaterale e privo di supporto popolare, decise di trasferire la palestra a Giglio Campese liberando così l’area in discussione. Ma allora perché progettare un centro sociale (anche la palestra aveva quella destinazione poiché rappresentava realmente una struttura con natura polivalente) in un’area pregna di vincoli e quindi giudicata “vietata” dagli interroganti. Trovo tutto ciò strano e neanche molto chiaro.

Noi eravamo contrari allo spostamento della Palestra a Campese perché l’allontanamento di una struttura dai due unici plessi scolastici, da asservire alla scuola e quindi utile allo sport dei ragazzi, avrebbe creato disagi diffusi e non avrebbe permesso l’utilizzo agevole della struttura sportiva che una certa logica consigliava di lasciare dov’era.

Detto questo, pur non condividendo la scelta, non ci siamo tirati indietro nel cercare di risolvere un caso di appalto tra i più difficili. La ditta appaltatrice, che aveva cambiato ragione sociale più volte, ha subito dimostrato di non essere in grado di portare in fondo il lavoro tanto che ad un certo punto venne addirittura ridotto il profilo della struttura per fare economie necessarie al completamento dei lavori.

Nel corso dei lavori, la ditta appaltatrice, dopo uno degli ultimi Stati di Avanzamento dei Lavori, il settimo per la precisione, dichiarò che non era più in grado di andare avanti in quanto le risorse economiche del contratto non erano sufficienti a completare le lavorazioni. In poche parole, chiedevano più soldi! Proponevano una variante in corso d’opera per consentire così una rivisitazione dei prezzi ed una rinegoziazione che la stessa legge non ci avrebbe consentito.

Arriviamo quindi al 5 luglio 2017 quando fu redatto un processo verbale per la ripresa dei lavori che il Direttore dei Lavori inviò all’azienda nel tentativo che quest’ultima riprendesse le attività. All’obbligo della Direzione Lavori non ci fu risposta a dimostrazione di quanto sostenuto.

Nei mesi successivi ci fu una denuncia presentata alla Guardia di Finanza da parte di un sedicente sub-appaltatore per il mancato pagamento di lavori che sosteneva di aver eseguito preso il cantiere della palestra. Ovviamente il Comune non aveva autorizzato il subappalto per cui fornimmo all’organo accertatore tutta la documentazione disponibile anche per dimostrare le mancanze della ditta. L’inadempienza era talmente evidente che procedemmo alla risoluzione del contratto.

In data 18 settembre un curatore fallimentare scriveva alla DDLL per spiegare che l’impresa era stata dichiarata fallita. A quel punto gli uffici comunali iniziavano le procedure per la rescissione del contratto, tenuto conto del fallimento in corso, in modo da rendere possibile una nuova attività di appalto. La gestione associata dei LLPP di Monte Argentario sta lavorando per indire una nuova gara e completare così l’opera.

Pertanto, fatta questa doverosa premessa, si risponde all’interrogazione (risposta in neretto) con riporto delle domande degli interroganti.

  1. di conoscere quali sono le reali intenzioni dell’attuale Amministrazione sulle due opere pubbliche oggetto della presente.
    Come spiegato ampiamente nelle premesse l’Amministrazione comunale sta percorrendo la strada di un nuovo appalto per concludere i lavori della palestra di Campese. Per non collassare l’attività d’ufficio, di questi tempi, aspiriamo a terminare le opere iniziate anche tanto tempo fa e poi ci occuperemo senz’altro del centro sociale. 
  2. di conoscere, eventualmente, le motivazioni dei ritardi riferiti ai procedimenti in essere da anni;
    I ritardi nell’esecuzione dell’opera sono principalmente dovuti all’azienda appaltatrice che nel tempo si è rivelata inadempiente. L’Amministrazione non ha percorso la strada della vertenza, anche prima del fallimento, per evitare di trascorrere altri anni in un contenzioso infinito e con una struttura da finire;
     
  3. se verranno resi pubblici, ai sensi dell’art.14, secondo comma, del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione ed il Programma Triennale per la Trasparenza e l’Integrità 2016-2018, presso il sito web dell’Ente, nei procedimenti relativi alla scelta del contraente per l’affidamento dei lavori, forniture e servizi, i seguenti dati: la struttura proponente, l’oggetto del bando, l’elenco degli operatori invitati a presentare offerte, l’aggiudicatario, l’importo di aggiudicazione, i tempi di completamento dell’opera, servizio o fornitura e importo delle somme liquidate;
    La risposta, su domanda molto generica, è ricompresa nel codice degli Appalti, nei Regolamenti comunali sui lavori e nella legislazione nazionale. Per le gare sopra i 40.000 euro, il Comune di Isola del Giglio si avvale della CUC (Centrale Unica di Committenza) disponibile presso il Comune di Monte Argentario sul quale sono state trasferite anche le funzioni associate dei lavori pubblici.
     
  4. Ai sensi e per gli effetti del’’art.5, comma 2 e ss., del D.Lgs. n. 33/2013, coem modificato dal D.Lgs. 25 maggio 2016 n.97, (Freedom of Information Act – FOIA), copia semplice, anche in formato elettronico, della documentazione riferita ai lavori della Palestra a Giglio Campese e del progetto del Centro Culturale a Giglio Porto.
    Compatibilmente con i carichi di lavoro degli uffici, siamo disponibili a rendervi visibile tutta la documentazione che oggi giace presso la Gestione Associata del Comune di Monte Argentario. Inutile ribadire che i consiglieri hanno diritto di accesso agli atti. Non è possibile avere copia di tutto per la notevole mole dei documenti giacenti ma fin da adesso sono a vostra disposizione per la consultazione da effettuarsi ad una data da concordare. Il personale, ridotto all’indispensabile, non è al momento in grado di fornire documentazione in altro modo in quanto molta è disponibile solo in formato cartaceo.

Tanto si doveva per gli obblighi di legge.

Cordiali saluti.

IL SINDACO
Sergio Ortelli

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3 commenti

  1. Gian Piero Calchetti

    Caro Sindaco, la tua parola e la mia, in assenza di testimoni, sono di pari peso, e se fossimo in altri tempi, ti sfiderei ad un duello, lasciandoti il privilegio, come primo cittadino, di scegliere l’arma. Per quel che mi riguarda, per onore d’informazione, posso solo aggiungere che, quando ti trovasti, telefonicamente, lo ribadisco senza riserve, “d’accordo con me e con le istanze che sostenevo”, eri solo candidato alla carica di Sindaco, quale capolista. ragion per cui ti consento, senza, pero’, giustificarti, che potresti averci ripensato.
    Del resto, il fatto che i lavori, per varie ragioni si fossero fermati, e, quindi, il danno temuto fosse stato perpetrato solo in parte, m’avevano indotto a desistere da altre doverose polemiche, sia nei confronti della giunta che t’aveva preceduto, sia nei confronti della tua che, pur ritenendo, sostanzialmente, risibile la motivazione archeologica per spostare al Campese la Palestra, s’era, comunque, adeguata, in base a pareri che, se ci fosse stata volontà politica di procedere altrimenti, non avrebbero avuto alcun potere cogente.
    Quanto al danno patrimoniale paventato, qualora non si procedesse ad ultimare il progetto, siccome sono certo che di ulteriore danno si tratterà, comunque, mi viene da considerare che, nella fattispecie, i veri danneggiati sono e saranno ancora gli “inquilini” del manufatto ex SIRMET, alla faccia della citazione della maggiore tutela del bene pubblico (che ti potevi pure risparmiare), rispetto al bene privato, comunque da tutelare, soprattutto, se il cosiddetto bene pubblico, secondo quel che ribadisci, sembrerebbe, per te, essere stato solo un’usbergo a copertura e tutela di chi sa quale altro interesse!

  2. In relazione al commento del signor Calchetti riguardo la costruzione della palestra a Campese, preciso che il “vincolo archeologico” per l’area ex scuola media prefabbricata a Giglio Porto è previsto dal Piano Regolatore Generale del Comune (1985) e, pertanto, gli amministratori comunali non potevano non sapere, fin dall’epoca della redazione del progetto preliminare (approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 8 del 18/03/1999 (Amministrazione Landini) mentre il costo dell’opera fu inserita nella programmazione triennale dei Lavori Pubblici .

    Ciò premesso si fa rilevare, altresì, come la Minoranza Consiliare dell’epoca – di cui ero Capogruppo – interessò il Difensore Civico della Toscana il quale con lettera 23.02.2010 , prot.n.1028/10.I.2.20 diretta al Sindaco e per conoscenza alla Minoranza, (terzo capoverso) testualmente precisa :“Trattandosi nel caso di specie di opere già appaltate, sia necessario agire nel rispetto degli impegni in precedenza assunti dal Comune in considerazione degli oneri comunque connessi alla definizione dell’intervento. Ciò soprattutto alla luce del fatto che il corrispettivo economico pattuito (con contratto a corpo) non può essere più modificato in diminuzione e che dunque la realizzazione di una struttura di dimensioni volumetrie inferiori rispetto a quelle previste rischia di provocare un danno di natura economico-patrimoniale per l’amministrazione“.

    Con la stessa nota lo stesso Difensore Civico regionale fa presente che “L’ammissibilità di modificazioni sostanziali al progetto, inoltre, deve essere valutata in considerazione delle precedenti modifiche progettuali che già hanno riguardato la localizzazione dell’opera e alla luce di quanto disposto dall’art. 132 del d. Lgs. 163/06: le varianti sono ammesse sia in aumento che in diminuzione, purché effettuate nell’esclusivo interesse dell’Amministrazione e finalizzate “..al miglioramento dell’opera e alla sua funzionalità, sempreché non comportino modifiche sostanziali e siano motivate da obiettive esigenze derivanti da circostanze sopravvenute e imprevedibili al momento della stipula dei contratti”.

    Dunque una struttura ridimensionata, come auspica il signor Calchetti, provocherebbe senza dubbio un danno di natura economico-patrimoniale per l’Amministrazione Comune, così come è ovvio, banalmente ovvio, che UN SINDACO DEVE PRIVILEGIARE GLI INTERESSI PUBBLICI RISPETTO A QUELLI PRIVATI, come già ho avuto modo di ribadire allo stesso signor Calchetti qualche anno fa.

    Attilio Brothel – ex Sindaco

  3. Gian Piero Calchetti

    Amaramente, prendo atto che sia la vecchia Amministrazione di Sinistra, sia l’attuale (con il cui Sindaco ebbi anche a parlare, a lungo, per telefono, trovandolo, per altro, disponibile, prima d’ottenere il suo primo “mandato”, a darmi ragione), hanno disatteso completamente, per non dire che si sono, assolutamente, “strafregate” degli interessi degli inquilini dei primi piani della SIRMET, in nome e per conto dei quali, scrissi, a suo tempo, una lettera circostanziata e resa pubblica. Lettera in cui, mentre erano in corso i lavori, veniva lamentato (in quanto la procedura per l’nsediamento, all’interno del campo sportivo della palestra, li aveva, di fatto, scorrettamente, esclusi da qualsivoglia parere esprimibile), non solo il loro coinvolgimento come parte interessata, ma, addirittura, la lesione del loro diritto, come dirimpettai dell’edificando manufatto, soprattutto, se fosse stato realizzato secondo progetto, a non aver ridotta la visuale, in base alla quale, avevano, profumatamente, pagato i miniappartamenti, contando, a prescindere da quanto loro assicurato dalla SIRMET, sulla garanzia costituita dal fatto che, nell’area d’un campo di calcio, com’e’ consuetudine, non si sarebbe certamente costruito.
    A questo punto, senza voler alimentare, secondo l'”accenno” del Sindaco, il “dubbio” che, sulle ragioni, inducenti la Giunta di Sinistra a modificare la destinazione della Palestra, abbiano potuto pesare altre motivazioni, e non tanto e non solo quelle archeologiche, facilmente superabili, mi viene da ribadire, considerato il “Botta e Risposta” tra Minoranza e Maggioranza, che, come ebbi a sostenere, anche in altre occasione , assieme ad altri, attirandomi, per questo, malevolenza e parole sostanzialmente scortesi, dai soliti benpensanti di Paese, ad Isola del Giglio, il turista, a prescindere dalla conformazione d’insediamento stabile od occasionali in cui si trovi, e’ considerato come un pollo da “spennare”.
    Non e’, infatti, un caso che il problema d’impatto visivo, che sussisteva, allora, permanga immutato, oggi, che da una parte e dall’altra, si afferma di voler ultimare il manufatto, per coloro che abitano od affittano i primi due piani dell’insediamento della SIRMET.
    E questo, non ostante la scelta, “politica”, fatta a suo tempo, si sia dimostrata, non solo, a quanto pare, per lo meno,”sospetta”, ma, soprattutto, sbagliata, siccome a suo tempo ebbi a scrivere, quando, misi, nero su bianco, che una palestra, fisicamente edificata lontano dalla sua naturale utenza, non avrebbe avuto alcun senso d’esistere.
    “Sic rebus stantibus”, non mi rimane altro che suggerire un po’ di buon senso all’attuale Giunta. Ovvero, di non perseverare nell’errore di portare a termine i lavori, indicendo un nuovo appalto, bensì di considerare conclusa questa “temeraria” avventura, provvedendo ad approvare una rettifica del progetto, conformemente a quanto fin’ora edificato, per, quindi, dichiarare l’ultimazione dei lavori nella condizione in cui, adesso, si trovano, salvo l’effettuazione del minimo necessario a garantire l’agibilità del manufatto.

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