Alessandro Fei

Gent.mo Sig. Sindaco,
innanzitutto Le porgo i più cari auguri, da parte mia e di mia moglie Alessandra, per le imminenti festività.
Per mia moglie e me il Giglio ha da tempo superato la dimensione della "vacanza", del riposo, dello svago estivo per assumere quella di un qualcosa dentro la quale siamo cresciuti, una seconda patria che ci ha incontrato, ci ha accettato e ci ha svelato i suoi segreti.
In un certo senso, anche se non disdegno le mie origini sulle rive dell’Arno, mi sento di "appartenere" ai profumi ed ai colori dell’isola, perché l’ho percorsa in lungo e in largo, sbucciandomi le mani e i ginocchi dentro le "cepite" di Labredici, del Corvo, dell’Allume e del Capel Rosso, lontano dalle serene amenità della sabbia di Campese, sempre alla ricerca di questo o quel sentiero ormai inghiottito dagli sterpi, dei segreti nascosti nella roccia e nel tempo, ora nella solitudine delle cave dei Castellucci, ora respirando la polvere degli archivi, ora nelle mie lunghissime notti al microscopio o nei pomeriggi fumosi in laboratorio, immerso nello studio dei campioni della Pagana o di Pietralta, reperiti fortunosamente o pagati carissimi alle mostre di minerali.
Il Giglio mi ha offerto il regalo più grande che si può dare ad un giovane collezionista, quello di poter superare la dimensione del "raccoglione" ed entrare in quella dello studioso: anzi, il Giglio mi ha offerto, l’11 agosto del 2004, la corona d’alloro di mineralogista, mi ha riconosciuto come un uomo di scienza e non un predatore di sassi.
Ed è stato bellissimo portare parte della nostra isola nel diffrattometro a raggi X dell’Università di Firenze, e rendersi conto che avevo per le mani la nuova varietà gigliese, la tormalina arenellite, unica della Cava del Piccione e della Punta del Lazzaretto.
Ho passato più di trenta estati rampando sulle rocce remote dell’isola, e trentasette inverni chiuso nel segreto dei miei appunti (il primo articolo risale al 1976, l’ultimo, per ora, al 2006) per delineare una mineralogia, per portare quella che il più grande professore di mineralogia italiano, Guido Carobbi, liquidava in una squallida paginetta, in un’offerta alle Scienze Naturali, un’indagine capillare ormai presa a modello per gli studi di mineralogia del territorio, tutto perché un ragazzino si annoiava a stare sdraiato al sole ed invece di "Topolino" voleva leggere libri di scienze…
Sono felice che la Pro Loco voglia organizzare una mostra sulla miniera. Ho ancora negli occhi la meraviglia mentre passeggiavo, nel lontano 1970-71, dentro gli edifici diroccati; i documenti d’archivio non puzzano di polvere, ma odorano di tempo. E grazie ad Armando Schiaffino ed al Circolo Culturale Gigliese nel 1989 la miniera è potuta risorgere dalle ceneri in cui era caduta, così come i piloni erano precipitati nel fondo del mare. E sono felice di far parte dello staff organizzativo di questa mostra.
E sono certo che la nostra Isola vorrà ancora adottarmi come figlio d’affetto.
Un grande abbraccio

Alessandro Fei, Curatore
Scientifico del Museo della Mineralogia e della Geologia dell’Isola del Giglio.

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