CON UNA BICI … ATTRAVERSANDO L’AUSTRALIA

Isola del Giglio
Sono tanti i gigliesi sparsi nel mondo, ognuno con una propria storia da raccontare.
Noi abbiamo deciso di raccontarvi ogni settimana la storia di Alessandro Bossini, un isolano partito dal Giglio verso l’Australia per esplorare il continente oceanico in un modo insolito: con un sacco a pelo, una bicicletta (fedele compagna di viaggio) e tanta voglia di esplorare il mondo.
Alessandro non è nuovo ad avventure stravaganti ed originali, ultima delle quali è il viaggio in bici da Valencia a Firenze attraversando in poche settimane i più variegati paesaggi pirenaici ed alpini.
Dunque, con cadenza settimanale, vogliamo rendere partecipi tutti coloro che ne sono interessati del suo "Australian Trip" attraverso i racconti che egli stesso ci fa pervenire riguardo le sue intriganti avventure che ogni giorno si trova a vivere.

CAPITOLO 3 (La leggenda delle Caverne) :
"2016
Ancora in corsia…
Che avventure ragazzi!!!
Sono in un Internet Kiosk… e’ sera… la gente entra, lancia uno sguardo veloce ad un ciclista sporco e con una manica di maglietta al posto di un cappello, forse sorride, forse acciglia lo sguardo, ma non immagina di certo quante storie si nascondono dietro ogni "odore" che mi porto addosso.
Eravamo rimasti a Kangaroo Island… ma troppe cose ci sono in mezzo, i minuti a mia disposizione scivoano veloci e non ho piu’ monete, quindi sorvolero’ sul piu’ delle cose.
Ho portato la bici dal fabbro, un tipo simpatico che non sapeva nulla di ciclismo ne tantomeno di bici in carbonio/alluminio, quindi ho passato con lui mattina e pomeriggio smontando la bici e saldandola. Il lavoro e’ stato lungo, lui aveva molti impegni, quindi ho lavorato insieme a lui aiutandolo con i nuovi clienti che arrivavano… Uno di questi era una guida. Indovinate un po’ dove portava un branco di ragazzi (una gita scolastica credo)? Alla famosa caverna. E visto che gli avevo dato una mano a sistemare il furgone, carica anche a me.
Le caverne sono spettacolari. Non ho trovato tesori, ma un mondo di luci solide e dorate che colavano arancioni e marroni e bianchi dalle tonalita’ autunnali ed estive allo stesso tempo.
La guida ha poi raccontato una leggenda (credo) su queste grotte. Ma il mio inglese e’ veramente pessimo, non credo di aver capito molto bene, ma nn importa perche’ ho rielaborato con un po’ di immaginazione le cose intuite.
Dovete sapere che in queste cavita’ (cosi’ tramandato di generazione in generazione da una antica tribu’ aborigena) era stato racchuso lo spirito del Vento del Sud.
Si narra che sia il Vento del Sud amasse una bellissima donna, dalla pelle ricamata dalla notte e dagl’occhi profondi come il mare. Ma la stessa donna era anche la segreta passione del Tramonto, che geloso del loro amore rivelo’ il segreto di questa relazione alle altre divinita’.
La sentenza fu emessa. Era stata violata la piu’ antica delle leggi che regolavano il mondo degli Dei. Era stata amata una donna… una creatura mortale!
Cosi’ il Vento del Sud venne imprigionato in questa spelonca… ma prima che l’entrata venisse sigillata, con una potente raffica il dio afferro’ Tramonto e lo trasse a se nella prigione.
Cosi’ inizio’ una titanica lotta tra due spiriti immortali. La notte, nel silenzio dell’isola, si sentiva il loro ululato levigare le pareti della prigione, il suo sangue del Tramonto coloro’ di mille tonalita’ differenti le rocce.
Anche la donna Anche soffriva. Soffriva per la separazione dal suo amore, soffriva perche’ la voce del suo amato adesso non era piu’ colma di cinguettii e fruscii di ruscelli, ma un urllo di dolore colmo di mille pipistrelli. Cosi’ ogni giorno la donna si recava in cima alla rupe che imprigionava le due divinita’, e la’ piangeva. Passarono i giorni, poi anni, le lacrime scorrevano, e lacrima dopo lacrima nacque n torrente che attraverso’ le rocce, fino a raggiungere il cuore della coverna, …fino all’amato, fino a fare di semplici gocce di dolore le immortali stalagmiti e stalattiti che ancora pendono e colorano di tristezza gli interni della prigione.
E cosi’ fino alla fine dei suoi giorni, quando una sera, mentre il sole si immergeva all’orizzonte, pianse la sua ultima lacrima.
Il Vento del Sud (e di conseguenza anche Tramonto) fu liberato ma, furioso per la perdita del suo amore, continuo’ a sbattere la sua collera contro le riviere scogliose dove la donna piangeva.
Si narra che la sera, quando Tramonto chiude il suo occhio nel mare, si possa sentire le due divinita’ che ancora lottano, e tra i lamenti del vento, qualcuno giura di aver udito urlare anche il nome della donna …chiaramente nell’antica lingua degli aborigeni.
Sapete, non riesco a raccontare il cerchio che si apre attorno a me. Spero che lo percepiate dalle brvi favole che vi dedico.
Il temppo stringe. Io mi dirigo verso Melbourne… spero di continuare presto a scrivere… molte cose ho per voi."

CAPITOLO 4 ( Julienne e Brian…un piacevole incontro) :
"2516
La strada verso Melbourne e’ lunga e piena di curve, dietro ogni curva una raffica di vento… spesso profuma di eucalipto, talvolta l’odore del mare e’ cosi’ forte che veste di azzurro tutti gli altri profumi, talvolta il vento e’ lo schiaffo di un enorme camion che mi soffoca tra pneumatici e benzina. Ma questo non e’ un viaggio alla ricerca di fotografie di posti esotici, di animali rari o di onde perfette da serfare… non solo.
Cantami o musa dell’uom di multiforme ingegno che citta’ vide molte e degl’uomini l’indol conobbe…
Per quanto breve possa essere la mia permanenza in un paese, rimango ogni volta sorpreso, ogni volta di piu’, dal cuore delle persone. E in ogni sguardo, in ogni parola che mi rivolgono si racchiude molto piu’ di quello che si immagina…
Era mattina, km di salita, km di discesa, poi il caldo. Mi sono fermato in un paese, Mt Gambier. Molto tranquillo, le casse stile vittoriano, con giardini e spesso anche qualche pecora insieme alle galline. Ma il caldo delle 11 gia’ annebbiava la vista. Il termometro 43 gradi segnava!!! Il contachilometri era fuori uso… quando il sole picchia cosi’ forte diventa tutto nero, cosicche’ non si puo’ leggere nulla e velocita’ e ora le calcolo in base alla lungheza dell’ombra. Probabilmente chi legge queste righe non riesce ad immaginare cosa siano 43 gradi… E’ una temperatura che non permette di far nulla. E quando ti trovi su una strada, a km e km di distanza dal piu’ vicino centro abitato, capisci che l’ombra di un albero non puo’ proteggerti dalla scure del sole. Il respiro diviene pesante, la testa gira, i 5 litri di acqua con cui sei partito si sono ridotti ad appena mezza borraccia… e tutto quel che puoi fare e’ sdraiarti e sperare che il sonno allievi questa tortura…
Ma oggi e’ un giorno fortunato. Avevo incontrato questo paese sulla strada. Cosi’ mi sono fermato.
Cerco un supermarket dove comprare un po’ di frutta, e mentre sono in coda sulla porta d’entrata, cerco di rispondere alle domande delle persone che incuriosite mi domandano di dove sono, dove vado, se sono un ciclista del tour de Amanda… Alcune mi danno consigli su strade, altre mi dicono di stare attento… altre ancora, come Julienne e Brian, una coppia di anziani, mi invita a casa loro per mangiare e dormire. Accetto, perche’ fa troppo caldo per andare avanti, sono diversi giorni che ho come giaciglio le radici degli alberi… e poi mi incurioscisce troppo questa loro disponoibilita’.
Li guardo negli occhi. Lei paffutella con occhi azzurro-verde, un sorriso da donna semplice ma le mani, le mani sempre in movimento, che si sfregano sui vestiti, si massaggiano a vicenda… qualcosa d’inquieto.
Lui un uomo magro, sulla sessantacinquina, sguardo fisso, azzurro scuro. Sorride sicuro dopo averti fissato qualche secondo nel fondo degli occhi. Sembra una brava persona. Ma nei pochi momenti che non parla serra forte la mascella e si vede una fossetta che nasce vicino all’orecchio.
Salgo sul furgone con loro. La bici ben fissata dietro.
Sorrido. Non so che strada il destino abbia scelto per me oggi. Che sia un dono questo letto offerto con generosita’?
Il tempo stringe. Mi aspettano."

CAPITOLO 5 ( la notte sulla casa del lago) :
"Saro’ breve perche’ e’ passato del tempo ed ho la testa piena di altre storie da raccontare.
…salii sul furgoncino color ruggine. Crostte di cemento affioravano qua e la’, mentre un forte odore di pecora rivestiva i sedili polverosi. Era un’automobile vissuta, come gli occhi profondi ed azzurri di Brian che mi scrutavano come se avessi scritto qualcosa in faccia. Salimmo nella parte ppiu’ alta del paese, poi la strada scese per risalire ancora piu’ in alto.
Seguivo con lo sguardo lo scorrere dell’idilliaca vegetazione come se fossero i lineamenti di una bellissima ragazza. Improvvisamente accosto’ la macchina e sorridendo mi invitarono a scendere.
-Ora scappano con la bici- penso.
No, nulla del genere. E’ che c’era il lago a pochi metri. Il colle, mi spiegarono, era di origine vulcanica ed il lago, non piu’ largo di 150m, era nato nel cratere!!!
Adesso trovo difficolta’ a descrivere il colore dell’acqua perche’ non credo di aver visto mai un blue cosi’ intenso. La prima cosa che mi balena in mente sono le tempere che usavo alle Elementari ed il bicchiere d’acqua in cui si intingevano i pennelli.
Credo che Dio abbia usato questo lago per sciaquare il pennello con cui dipinse cielo e mare. Azzurro intenso. Solido direi.
Ma non e’ bene dilungarsi troppo su queste descrizioni, piuttosto dovrei provare a descrivere la felicita’ dei due anziani nel vedere il mio stupore davanti a tutto cio’… ma il tempo scorre veloce ed i minuti che mi restano per scrivere sono pochi, quindi andro’ avanti…
La loro casa era enorme, a poche decine di metri dal lago. Era stata costruita interamente da loro, una ventina di anni prima. Le pareti erano piene di foto, di articoli di giornale incorniciati, di onoreficienze: ma la cosa che piu’ mi ha stupito sono state le librerie… album fotografici riempivano ogni scompartimento. Mi feci una doccia mentre Julienne lavava i miei vestiti. Poi si pranzo’.
In ogni cultura mangiare ha sempre rappresentato un momento di condivisione, di incontro… ed infatti durante il pasto si delinearono le figure dei due miei ospiti. Erano una coppia formatasi tardi (erano le seconde nozze per entrambi, ed entrambi avevano perso il/la consorte…). Avevano figli gia’ grandi che vivevano lontano e, causa lavoro e le grandi distanze, raramente avevano l’occasione di rivedersi.
Anche io raccontai sogni e progetti, il mio viaggio di ritorno Valencia/Firenze, del progetto di fare Atene/Firenze al ritorno dall’Australia…
Mentre raccontavo, se pur con un inglese incerto e supportato da mimica, i loro occhi si accendevano, sorridendo, come i bambini quando la nonna racconta una fiaba.
Poi Julienne si alzo’ e sfiorando con la mano paffutella gli album fotografici, ne estrasse uno con su scritto "Grecia".
Era un album non solo di foto, ma anche poesie, descrizioni, biglietti di teatro e di traghetti… Mi raccontarono che insieme avevano girato il mondo. Non credo di aver capito tutto quello che dicevano, ma il senso era chiaro, l’amore per la vita e la scoperta.
Avevo l’impressione di ascoltare due ragazzi appena tornati da una crociera, tanto era l’entusiasmo.
Adesso Brian ha il cuore malato. Non viaggiano piu’ da un anno.
Ma ci sono tanti modi di vivere il mondo… si puo’ inseguirlo viaggiando in terre lontane …oppure si puo’ ospitarlo quando si presenta su una bicigletta rattoppata come una vecchia camicia.
Lasciai la casa sul lago l’alba seguente. julienne mi aveva preparato un sacchetto di frutta secca. Misi la frutta nello zaino, il loro ricordo nel cuore e cominciai a pedalare."

VEDI CAPITOLI 1 e 2

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