CON UNA BICI … ATTRAVERSANDO L’AUSTRALIA

ISOLA DEL GIGLIO
Sono tanti i gigliesi sparsi nel mondo, ognuno con una propria storia da raccontare.
Noi abbiamo deciso di raccontarvi ogni settimana la storia di Alessandro Bossini, un isolano partito dal Giglio verso l’Australia per esplorare il continente oceanico in un modo insolito: con un sacco a pelo, una bicicletta (fedele compagna di viaggio) e tanta voglia di esplorare il mondo.
Alessandro non è nuovo ad avventure stravaganti ed originali, ultima delle quali è il viaggio in bici da Valencia a Firenze attraversando in poche settimane i più variegati paesaggi pirenaici ed alpini.
Dunque, con cadenza settimanale, vogliamo rendere partecipi tutti coloro che ne sono interessati del suo "Australian Trip" attraverso i racconti che egli stesso ci fa pervenire riguardo le sue intriganti avventure che ogni giorno si trova a vivere.

CAPITOLO 6 (I 12 Apostoli) :
"I 12 Apostoli sono faraglioni enormi, anzi, piccole isole che, affilate come schegge di lavagna, contrastano con il loro aspetto colossale il biancore delle onde.
C’e’ vento. Ho freddo. La giacca e’ bagnata di sudore. E’ tutto una salita ed una discesa. A pochi metri il baratro. Neanche un serfista con cui parlare, ne’ una casa a bordo strada a cui chiedere dell’acqua e scambiare due parole. Nulla. Solo i 12 Apostoli…
Cosi’ mi fermo pochi metri dal burrone, tolgo la magli sudata e mi avvolgo nel sacco a pelo… Freddo!!!
L’Oceano e’ infinito. Lo guardo. Anche i 12 Apostoli lo stanno fissando.
Qualche metro sulla destra c’e’ un tabellone con informazioni …geologiche forse …o forse no.
Forse vi e’ narrata la storia di queste 12 roccie, la leggenda di come sono nate. Ma ho troppo freddo per andare a vedere, cosi’ strizzo gli occhi e provo a leggere da questa distanza. Forse riesco… si…
Questa e’ la storia di 12 serfisti, della loro passione per le onde e dello Spirito dell’Oceano che talvolta parla a chi e’ pronto ad ascoltare.
Ops!!!
…ma e’ veramente tardi!!!
Sono a Melbourne. In questi giorni e’ festa ed i ragazzi dell’ostello mi staranno aspettando.
Fra una settimana dovrei iniziare a lavorare in una fattoria e appena riscuoto tornero’ a raccontarvi le mie storie… per adesso niente piu’ soldi per internet.
Fuori piove. Ho comprato una tenda. Da domani ho 200 km di costa da esplorare… poi il 31 ho un ricevimento all’Universita’.
"

CAPITOLO 7 ( I 3 cavalli) :
"…il sole girava, girava, girava… come una manopola del gass. E la fiamma ballava sotto i suoi veli gialli, sotto le sue lingue di serpente dal veleno di brace.
L’Australia non e’ solamente la terra dei coala e dei canguri. Lungo le strade spesso si innestano sentieri sterrati, lunghi fin ai colli che si rigonfiano lontani, verdi, talvolta gialli per la mietitura, talvolta ancora brulli ed aridi di zolle secche e rugose come la fronte di un vecchio. Ma non voglio far un resoconto geografico, no, non in questa mail. Vi devo raccontare di tre cavalli.
I cavalli infatti popolano queste lande. Si possono incontrare cavalli stanchi, che sotto al sole acceso del mezzogiorno scacciano le mosche frustandosi con la coda. Si possono incontrare cavalli che galoppano, la mattina quando il sole e’ basso e sotto gli zoccoli rombanti pare gareggino con la propria ombra.
Si possono incontrare anche i tre cavalli che mi si presentarono… nella calda giornata in cui il sole girava, girava, girava…
Come vi dicevo dianzi era veramente caldo. Io mi dirigevo verso una cittadella sperduta nell’entroterra. Avevo trovato una fattoria che ricercava ragazzi per raccogliere frutta. Mi sarei fermato qualche giorno la’. Ma i km erano tanti. Il sole bruciava. Cosi’ feci una sosta vicino ad un fiumiciattolo; stanco ed assetato, tuttavia sorridevo al tremolare dell’aria sulla superfice dell’acqua, lentamente evaporava, immobile, sembrava che neanche scorresse.
Mi sdraiai. Dovevo recuperare un po’ di forze.
Io non so bene se mi addormentai o se ho solo perso la cognizione del tempo, ma ad un tratto il sole, che pochi istanti prima filtrava alto dalle foglie degli alberi, era ora basso sull’orizzonte. Mi alzai per meglio vederlo, gigantesco, la’ giu’ in fondo, mentre cominciava a perdere la sua sfericita’ schiacciandosi sull’orizzonte.
Accanto a me c’erano tre cavalli.
Erano enormi, con criniere lunghissime, e fissavano anchessi il tramonto, immobili.
Mi sembrava di aver gia’ vissuto una scena simile. Non ricordo quando, in quale viaggio credo, ma sicuro avevo gia’ visto quei tre cavalli. Forse dal finestrino di una macchina, forse in Francia di ritorno dalla Spagna. Si… una sera tre cavalli guardarono il tramonto con me. Poi andaron via.
Ma questa volta voltarono le loro teste verso me. Gli occhi enormi, con iridi enormi, mi fissarono.
<<Io sono Piuma>> <<Io Ascia>>, <<Io Aurora>>. E si presentarono cosi’.
Adesso penserete o che sono pazzo o che sto’ inventando. Forse pensate bene.
Ma i tre cavalli mi parlarono, veramente.
Io restai impiettrito. Non dissi una parola. Credo i miei occhi si siano spalancati fino all’inverosimile… ma avevano parlato.
<<Alessandro>> disse Piuma, <<Non spaventarti e non aver paura. Siamo tre cavalli speciali, noi. E siamo qua per mostrartelo>>.
Sali sulla mia groppa e vedrai. Ero titubante, con passi incerti mi avvicinai, afferrai la sua criniera e gia’ stava cavalcando prima ancora che fossi seduto.
E via come il vento verso il bosco. Gli alberi erano fitti, i rami, le foglie, qualche rovo, quasi mi scaraventano a terra, ma strinsi forte il collo del cavallo e non caddi. Sempre piu’ veloce, che non mi accorsi neache il momento preciso in cui il suolo si allontano’, il rumore degli zoccoli svani’… si volava!
Sai quando ti manca il fiato, quando il cuore sembra non riesca a terminare il suo battito dalla vertigine, insomma… quando si vola. Se fosse per me sarei restato in silenzio, con la bocca spalancata ad ingoiare moscerini, Piuma invece mi descriveva paesaggi nuovi per prospettive, cambiava la forme delle nuvole cambiando angolazione, mi raccontava la vita degli uccelli, dei deserti che non avevano memoria e delle montagne che avevano segreti da svelare.
Poi fu la volta di Ascia. Mi avvicinai ancora titubante al destriero, gli sfiorai la fronte liscia come seta che mi stava annusando. Salii ed anche questa volta il galoppo fu immediato. Si percorse il fiumiciattolo sulla riva, alzando schizzi e schiuma. Ed ancora piu’ veloce, verso il mare… anche qua non ricordo il momento preciso in cui Ascia smise calpestare l’acqua e inizio’ a correrci sopra. Era come andare a vela, verso il mare che si tingeva di un rosso tramonto… Certo era strano che il sole impiegasse cosi’ tanto a calare, ma era sempre la’, come un pallone che per quanto lo si schiacci non vuole scoppiare.
Pensavo che la dote di questo cavallo fosse cavalcare le onde, ma no, non era questo quello che voleva mostrarmi. Infatti, apena arrivati in mare aperto, un salto e giu’. Non mi fate spiegare come sia possibile cio’, ma stava cavalcando sott’acqua e sentivo le correnti marine, e il sale dell’Oceano che era respirabile… respiravo. Potevo vedere la parte di sole immersa, come un galleggiante che un enorme pesce cerca di tirare giu’…
<<Vedi, Alessandro>> disse Ascia <<Ci cono cose nel Profondo che fanno muovere le onde, che creano tempeste, che fanno piangere le donne dei marinai. Io sono speciale perche’ cavalco queste corenti nascoste. Il sole lanciava nastri arancioni anche nell’abisso, e galoppando su uno di questi si risali’, fino al torrente.
Ero entusiasta. Adesso con sicurezza e curiosita’ mi avvicino ad Aurora.
Faccio per salirgli in groppa, ma mi disarciona. Poi mi guarda e dice con rimprovero: <<Cosa fai?>>.
Ero imbarazzato, veramente. Dissi con parole un po’ confuse: <<Ma… credevo che mi avresti portato in qualche luogo per mostrarmi perche’ sei speciale…>>.
Allora il cavallo alzo’ il muso, mosse le orecchia come due antenne, e dall’alto della sua statura mi disse: <<Io sono speciale perche’ non sono un cavallo. Io sono una donna trasformata in cavallo!>>.
Non aprii bocca. La fissai negli occhi, enormi occhi.
Poi volsi lo sguardo al sole, che finalmente stava scomparendo. Fu un attimo, un battito di ciglia… e mi ritrovai sdraiato sotto l’albero, il sole tramontato e neanche un’impronta di zoccolo di cavallo.
Io molte cose non le afferro bene, che cosa sia la Liberta’ di volare in alto… o la Liberta’ di scrutare il proprio profondo… e sopratutto la Liberta’ dell’Amore (probabilmente non e’ un cavallo che si galoppa ma solo una donna che si ama).
Beh, che ci crediate o no, io queste cose le ho viste… e non e’ il caldo (o forse si).
"

CAPITOLO 8 ( In difesa di una donna) :
"Sono in una libreria… posso leggere tranquillamente seduto su una poltrona, con aria l’condizionata, ma sopratutto qua internet e’ gratis e questa storia la devo assolutamente raccontare.
La bicigletta si e’ rotta di nuovo… una sera mentre scalavo una salita sul lungo costa sento qualcosa fischiare. Penso di aver solo forato, quindi mi tolgo i guanti, prendo una nuova camera d’aria, ma quando vado per sistemarla …OPS!!! il cerchione e’ completamente aperto, tanto che una parte ha tranciato anche il copertone!!!
Probalbilmente adesso starette sbuffando:
-…solo una ruota rotta? Sarebbe questa la storia da raccontare?- No, non e’ questa l’avventura. Ma tutto comincia da qui, da una ruota rotta che non riesco a riparare ed un cielo nero di nubi che minacciano pioggia.
Mi guardo intorno, sul lato destro della strada circa 50m di strapiombo sulle scogliere, sul lato sinistro una serie di villette con enormi giardini all’inglese, erba verde e palizzate in legno.
Una domanda sola mi gira nella testa:- Dove posso ripararmi questa notte?- Come divevo incominciava a farsi scuro, era freddo ed il vento portavale il temporale verso la di me. Inizio a spingere la bici nella direzione in cui ero diretto (ricordavo bene che nei km precedenti non c’era nessun rifugio adeguato). Passa quasi un’ora. Si cammina male con le scarpe da ciclista, il vento ghiaccia il sudore addosso e la bici pesa su di una ruota sola.
Poi d’improvviso la mia buona stella mi strizza l’occhio. Un campeggio! E’ tardi. E’ buio. Entro ugualmente… Per diversi minuti cerco un ufficio a cui rivolgermi. Ma la zona e’ vasta, si estende probabilmente per piu’ di un km.
Mi avvicino allora ad un camper (sono per la maggior parte camper che coprono ampi spazi con tende ed annessi), chiedo informazioni. Un tizio buffo, con baffi e cappello da repper, mi risponde velocemente. Non capisco nulla, non rispondo nulla, ma probabilmente devo aver fatto un faccia cosi’ strana che una donna, seduta dietro l’uomo, scoppia a ridere. Poi mi fissa negl’occhi e con un inglese molto piu’ accessibile (alle mie capacita’), mi spiega che e’ tardi. Il campeggio chideva alle 20:00. Continuo a non spiccicarre una parola. Ero tutto concentrato a trovare una soluzione… e probabilmente la donna lo capisce e mi dice di star tranquillo, di cercarmi uno spazio… non c’era problema.
Trovo un angolo isolato, nascosto dagli alberi, a pochi metri c’e’ la spiaggia e si possono sentire le onde sbattere. Allucchetto la bici ad un tronco, faccio un giro di perlustrazione. Tutto tranquillo. Dei bambini urlano, nell’aria fluttua un odore di sale, di pini, di carne alla brace…
Ritorno alla bici. …ma c’e’ una luce dietro gli alberi… uffa, un’altra tenda a pochi metri da me… va beh.
Monto la tenda.
In tutti i piccoli viaggi che ho fatto (compreso quello per arrivare qua) ho sempre dormito in rifugi di fortuna: capanne, cimiteri, fienili, sempre e solo con il sacco a pelo.
Questa era la prima volta che montavo una tenda (tra l’altro comprata da poco).
Pochi minuti ed e’ gia’ pronta. Fa freddo. Vento. Mi chiudo dentro.
Magari per chi ha gia’ fatto campeggio e’ una cosa normale stare dentro una tenda …senza il vento che gela il viso, …senza l’umido che fa brina sul sacco a pelo, …senza zanzare che ronzano attorno.
Ma per me era la cosa piu’ bella del mondo stare in una tenda… liberta’ e leggerezza… come fare il morto a galla, nel mare calmo, la sera quando l’acqua e’ tiepida e non hai piu’ voglia di uscire…
Penserete:- E sarebbe questo "qualcosa di nuovo"?- No. Non e’ questo.
La notte era piena di suoni (anche una macchina che passava in lontananza era un suono gradevole), ed era rilassante espandere i propri confini fin dove l’udito riusciva ad arrivare…
Poi un rumore che spezza l’atmosfera. Esco fuori. Freddo. Una coppia sta litigando nella tenda accanto.
Mi avvicino, faccio capolino da dietro l’albero. La tenda si muove. C’e’ baruffa… Poi la ragazza nervosamente cerca di uscire dalla tenda ma cade (forse perche’ spinta, forse e’ solo agitata). Parte della tenda si lacera, posso sentire il rumore dello strappo. Allora esce anche il ragazzo, un tipo grosso, in canottiera e boxer. Guarda lo strappo, blatera qualcosa alla ragazza che e’ ancora a terra. Come al solito non capisco quel che si dicono. Il ragazzo e’ veramente arrabbiato, alza un braccio nel gesto di schiaffeggiare la ragazza. E’ buio, non vedo bene i due volti, solo gli occhi dell’uomo, spalancati tanto che posso vederne il biancore. Un calcio!
Il ragazzo dà un calcio alla ragazza. Lei e’ sempre a terra.
Non sono un eroe, non sono neanche tanto coraggioso… ma gli saltai addosso.
Barcolla. Cade di spalle.
Io sempre sopra.
A quel punto tenta di alzarsi. Mi colpisce sullo zigomo. Dolore.
Ed il dolore attiva la paura.
E’ un tipo gosso. Solo adesso che ne sento il peso me ne rendo conto.
Mi spinge via con un solo braccio… si alza in piedi… un pugno.
Questa volta sono io che colpisco. Un colpo secco, tra orecchio e mento.
Cade a terra e non si muove piu’.
Adesso viene il difficile da raccontare. Questi sono solo eventi e gli eventi si descrivono facilmente. Ma le sensazioni… quelle e’ difficile esprimerle.
Finito l’effetto della scarica d’adrenalina mi ritrovo in piedi, spaurito, con ancora le dita serrate in un pugno e la guancia che mi pulsa dolore.
Un ragazzo a terra che non si muove.
Una ragazza che piange.
Ed io che penso:- Ma sempre in situazioni di merda come questa mi devo mettere? Che faccio? Non posso di certo andare via cosi’…- Allora mi avvicino alla ragazza. Lentamente… per capire se sta bene. Ma non riesco a tradurre i pensieri, cosi’ resto a mezzo metro chino su di lei, imbarazzato e con l’unico desiderio di essere da un altra parte.
C’e’ penombra, non la vedo bene e mentre cerco di mettere a fuoco i suoi lineamenti lei mi guarda e mi abbraccia al collo. La voce che singhiozza… la guancia bagnata vicino al mio orecchio… poi sussurra <<Thank you>>. Gli accarezzo la schiena lieve che quasi ha paura di toccarla.
<<To night the sky is full of black clouds… but tomorrow may be better…>> …che mica lo so’ se e’ detto bene. Era solo per dirgli di non piangere che tutto passa. Lei sorride (chissa’ che ha capito), ed il sorriso da vicino si vede bene. Pochi attimi dopo il ragazzo mugula, si tocca il mento. Cosi’ lei (non so neanche come si chiama) corre da lui. Gli sposta i capelli dalla fronte e lo aiuta ad alzarsi. Quanto son strane le donne!!! Ma meglio cosi’, perche’ mentre si allontanano abbraciati sulla spiaggia io, quasi di nascosto, mi chiudo nella tenda.
Adesso e’ difficile dormire.
Sento ancora l’abbraccio caldo della ragazza intorno al collo e per la prima volta anche "qualcosa di nuovo", nostalgia o forse un chiarore di solitudine… qualcosa che nasce sotto la pelle, sotto la tenda… Fuori invece e’ un bagliore… un tuono… poi una goccia… mille tintinnii… che gran spettacolo la natura.
Al mattino seguente mi sveglio che sorrido. Un signore mi offre un passaggio fino ad un negozio di biciclette. Adesso ho una ruota nuova… e mi pare di andare piu’ veloce.
"

VEDI CAPITOLI 1 e 2
VEDI CAPITOLI 3, 4 e 5

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