“Progetto Giglio” presenta Angelo Stefanini

Oggi vi presentiamo Angelo Stefanini:

angelo stefanini isola del giglio giglionewsMi chiamo Angelo Stefanini, figlio di Ottavio (quello degli autobus) e di Maria e ” ho avuto la fortuna” di nascere al Giglio (Castello) il giorno 11 novembre del 1956 giorno detto dell’ “Estate di San Martino”.

Quel giorno, cosa che non succede spesso, ci fu un altro lieto evento: sempre al Castello nacque un altro bimbo, Gabriele Tievoli, che vive a Genova dove è diventato un pezzo grosso della Boero (vernici. Sono sposato con Barbara ormai da ben 32 anni dopo 8 di fidanzamento e la ringrazierò sempre perché un po’ mi ha cambiato, ma in meglio, oltre che per avermi sopportato.

Sono cresciuto vivendo la mia infanzia sempre all’aria aperta e, forse per questo, pur avendo fatto sempre molto sport ho sempre avuto un po’ di avversione per quelle attività che si svolgono al chiuso. Si giocava a sassetti, col cerchio, si ammazzava qualche povera lucertola con la balestra (al Giglio non si chiama fionda) e poi si giocava a pallone al camposanto vecchio all’inizio del paese e quindi avevamo quasi sempre le ginocchia sbucciate.

A parte l’educazione ricevuta dai miei genitori, più che altro con l’esempio, ho avuto la fortuna di imbattermi all’età di circa dodici anni in una di quelle persone uniche, che ogni ragazzo proprio nell’età in cui si comincia a crescere, dovrebbe, ripeto, avere la fortuna di incontrare: mi riferisco a Cecchino di Novemia.

Questo incontro è stato determinante nella mia formazione, perché oltre che avviarmi alla passione per la musica, che evidentemente era lì sotto che covava, ha radicato in me alcuni concetti che, mi sento di poter dire, anche oggi fanno parte del mio vivere quotidiano: l’amore per il Giglio prima di tutto e in genere per tutte le cose belle materiali o no che ci circondano tra cui il rispetto per gli altri (a maggior ragione rispetto per chi la pensa diversamente) e soprattutto l’educazione.

Se mi capita, quasi mai in verità, di discutere animatamente con qualcuno, la cosa che mi manda in bestia e che non sono disposto a tollerare è che mi si dica “maleducato” proprio perché penso che non sia un’offesa rivolta a me, ma appunto a chi, in famiglia e fuori da essa, un’educazione ha perlomeno provato a darmela.

Le vicende della vita, il lavoro ed altro, mi hanno portato a vivere a Grosseto, ma ogni volta che potevo (in questo soprattutto è stata brava e paziente Barbara a sopportarmi) tornavo al Giglio; un po’ per coltivare le mie passioni di sempre , la musica, la caccia e la pesca subacquea, oppure solo per respirare ” quell’aria particolare ” che un’isola meravigliosa come la nostra sa offrire.

La caccia e la pesca subacquea le ho ormai abbandonate, ma non perché ho cambiato idea su quel tipo di passioni, solo che è venuto da se’, in modo spontaneo.

Ho avuto due cani meravigliosi Kyta e Jago, tralasciando le qualità venatorie, per la compagnia che ci hanno fatto e l’affetto che ci hanno dato e li ho sempre tenuti in casa.

Ora ho un setter inglese, Therim, adottato a Natale 2012, dell’età di circa 11 anni, anche questo di una dolcezza incredibile; era probabilmente avviato a fare una brutta fine e una nostra conoscente di Grosseto quando lo vede gli dice sempre che “ha trovato l’America senza passa’ il mare”.

Da qualche anno suono anche il clarinetto nella banda; l’idea di suonare anche uno strumento a fiato, oltre la fisarmonica, l’ho sempre avuta nella testa e finalmente con tanto impegno e sacrificio sono riuscito a concretizzarla. Ho cominciato con la sola idea di dare una mano alla banda che avrebbe bisogno proprio di linfa nuova, e poi mi sono ritrovato, ripeto con tanto impegno, complice anche un’insegnante capace e preparata, a studiare e suonare in alcune occasioni musica di Mozart, Bach ed altri compositori con una soddisfazione che lascio agli altri immaginare.

Naturalmente la fisarmonica rimane il primo amore e come si usa dire,non si scorda mai.

Ci divertiamo come tutti sanno ad allietare le serate al Castello, insieme ad un gruppo di amici, facendo così conoscere ai turisti che vengono numerosi ad ascoltare, un aspetto del Giglio che altrimenti manco si sarebbero immaginati esistesse e direi anche di profondo significato “culturale” oltre che tradizionale.

Veniamo ai giorni nostri, al presente e spero al futuro.

Ho deciso di candidarmi alle prossime elezioni comunali per due motivi uno recente e uno che da tempo ho in testa.

Il primo è indubbiamente la candidatura a sindaco di Paola alla quale mi lega una profonda amicizia che risale ai tempi della gioventù e che credo di poter dire , pur non frequentandosi molto per i motivi legati al lavoro e a dove questo si svolgeva per me e per lei, è rimasta forte, radicata e profonda proprio perché era ed è vera.

La telefonata con la quale Lei mi chiedeva di dargli una mano in questa avventura è stata così toccante che sarà una delle cose che mi porterò sempre nel cuore.

Il secondo motivo è più, per così dire, legato ad un modo di pensare che ha, a mio parere sbagliando, fatto da filo conduttore alle varie amministrazioni che si sono succedute nel tempo; il pensare cioè che, come si dice al Giglio, “a noi che ce ne importa, noi famo da noi”.

Questo modo di pensare, il non aprirsi senza paura al mondo che ci circonda pensando che solamente il nostro bellissimo mare bastasse ad attrarre turismo, ha avuto conseguenze disastrose per alcuni settori economici dell’isola e per il Castello in particolare; anche a causa di scelte amministrative dissennate compiute in passato.

Pensiamo ad esempio al respiro economico che avrebbe avuto il Castello se, dove c’è la caserma dei carabinieri ci fosse stato magari un bell’alberghetto, mica dico tanto, da una ventina di camere o se tutti o quasi i camminamenti sulle mura fossero sistemati in modo da renderli fruibili in sicurezza magari accompagnati da una guida; pochi posti al mondo offrono la vista e il panorama che si può ammirare dalle nostre mura, ma questo è solo un esempio, altri ce ne sarebbero.

Ah, dimenticavo, c’è un terzo motivo che mi ha spinto a dire di si a Paola: ha saputo mettere insieme un mix di persone di diverse età, pulite e trasparenti che, soprattutto nelle ragazze giovani, possono dare un contributo importante anche negli anni a venire.

 

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