Home / news / News Isola del Giglio / Costa comunica date per rimozione Concordia

Costa comunica date per rimozione Concordia

COSTA COMUNICA DATE PER RIMOZIONE CONCORDIA

A darne notizia Dario Rossi per Toscana Notizie che pubblica il resoconto della riunione odierna a Firenze dell’Osservatorio.

cassone s13 concordia rimozione isola del giglio giglionewsL’incontro dell’Osservatorio per il recupero della Costa Concordia svoltosi stamani a Palazzo Cerretani ha fatto il punto su due aspetti importanti e attesi del piano di recupero del relitto, ha sottolineato la presidente Maria Sargentini; il cronoprogramma e il piano di trattamento e recupero delle acque contenute nelle scafo.

Prima però è stato esaminato, per informazione di tutti i componenti dell’organismo, l’incidente dell’ormai famoso cassone orizzontale S13, in corso di trasferimento a Genova per le indispensabili misure di controllo e ripristino della totale funzionalità operativa in attesa della rimessa in opera. Un incidente inaspettato e certo da non ripetere, hanno affermato l’ingegner Franco Porcellacchia di Costa e Stefano Girotto del consorzio Titan-Micoperi, ma che ha insegnato molto per il prosieguo in sicurezza del lavoro di aggancio degli altri cassoni.

Il cronoprogramma proposto prevede per Costa il rigalleggiamento della Concordia tra il 18 e il 20 luglio prossimi, date di cui l’Osservatorio si è limitato a prendere atto. L’aggiornamento del piano delle acque interne, ha aggiunto la presidente Sargentini, era stato invece richiesto anche in vista della scadenza del 20 maggio, data indicata dall’Osservatorio per l’avvio delle operazioni del trattamento.

Per quanto riguarda i serbatoi del carburante, secondo i dati illustrati da Costa e dal consorzio, l’integrità delle casse è tale da garantire da garantire la tenuta e l’assenza di sversamento degli idrocarburi residui durante il traino; quindi Costa non riscontra necessità di intervento. In ogni caso l’Osservatorio ha chiesto e ottenuto una ricognizione a mezzo di robot per un monitoraggio preciso della situazione, e per valutare con cognizione come proseguire l’intervento.

Per quanto riguarda le acque presenti nei volumi liberi in galleggiamento, stimate tra i 140mila e i 159mila metri cubi, il piano prevede l’aspirazione di circa 4mila metri cubi in due aree specifiche a livello del ponte C, una a prora e una a poppa, che presentano le maggiori concentrazioni inquinanti. Lo scopo di questa operazione, sottolinea Sargentini, sarà di alleggerire tali concentrazioni (in particolare di ftalati e idrocarburi) in vista dell’inevitabile sommovimento e scambio con acque esterne al momento dell’azione di rigalleggiamento, mantenendo il peso necessario all’equilibrio dello scafo.

Print Friendly, PDF & Email

Controlla anche

armadio memoria regione toscana costa concordia isola del giglio giglionews

Moby Prince, Viareggio e Costa Concordia, si inaugura l’Armadio della memoria

Toscana: stragi Moby Prince, Viareggio e Costa Concordia, si inaugura l’Armadio della memoria Oggi, Giovedì …

23 commenti

  1. Oggi, alle 16:00, il rimorchiatore “Mario B”, con il pontone “Micourier 1” e i cassoni S7 e S8, ha lasciato il porto di Marina di Carrara. Arrivo previsto a Santo Stefano (rada) domenica alle 13:00.

    Erano lì ultimi cassoni a Carrara. Adesso i cassoni “orizzontali” S3 e S13 sono a Sestri Ponente, tutti lì altri sono a Livorno.

    Saluti
    Urs

  2. Attilio Regolo

    Carissimo Franco, ho riflettuto sulle tue parole.
    Sono parole così belle e suggestive che dovrebbero essere prese come base per una petizione mondiale per la “Salvezza della Concordia”.
    E tale salvezza dovrebbe passa obbligatoriamente per un bivio a due sole strade possibili e percorribili: una che prevede il totale ripristino non necessariamente funzionale alla rinavigazione della grande nave e l’altra quella da te prospettata secondo una legge non scritta del mare cioè l’affondamento programmato in un abisso marino del Mediterraneo.
    Saluti commossi.

  3. Cit. Attilio Regolo “All’amico Franco Pepe … e portarla al giusto ricovero accettando implicitamente il fallimento clamoroso proprio dell’ultima fase dell’intero progetto, ecco tutto questo, caro Franco, mi sembra proprio un esagerato “eccesso” d’amore.”

    Gentilissimo Prof. Regolo, ancora una volta la ringrazio per le sue parole sempre equilibrate e garbate. Per quanto riguarda il mio auspicio che l’operazione Concordia si concluda con un affondamento in un altissimo fondale, non è volto a un fallimento dell’operazione ma a una soluzione programmata per quanto non dichiarata e dichiarabile. Le navi che finiscono in fondo al mare per natura sono eterne e se il fondo va oltre le possibilità di immersione umana anche inviolabili. Concordia “incidentalmente” affondata a -3000 e oltre, cosa facilmente realizzabile per qualunque destinazione si prenda partendo dal Giglio eviterebbe così l’ultimo oltraggio di essere trattata come rifiuto (a quando anche noi umani a fine vita saremo considerati “rifiuti speciali” ?).
    Purtroppo la memoria è corta: Concordia è stata deliberatamente assassinata dal suo comandante, eppure ormai morente, priva di qualsiasi energia, si è portata nel più vicino punto dove rendere agevole il salvataggio di quasi tutte le persone a bordo. Che ne sarebbe stato di quelle centinaia di persone scese nel buio a nave completamente rovesciata se Concordia non fosse dove si trova ora ? E il Giglio che vita avrebbe avuto se Concordia avesse posato la chiglia 150 metri verso il fanale verde o nella spiaggetta tra l’Arenella e il porto ?
    Per queste e altre ragioni a Concordia va riconosciuto quel rispetto che finora le ha mancato un solo uomo: quello che più di tutti doveva accudirla con il massimo amore.
    Lasciamo quindi che Concordia vada in fondo al mare, così con altre centinaia di compagne di altri secoli potrà vivere per l’eternità.
    Infine, per chi al posto del cuore ha un portafoglio, l’affondamento sarebbe estremamente vantaggioso: per Costa/Carnival e per noi contribuenti (siamo in Italia, vuoi che alla fine non paghi il cittadino?), non avendo più l’onere di smantellamento e smaltimento.

    Saluti, Franco

  4. Stamattina alle 11:00 il rimorchiatore Lukas, con il pontone Mak e il cassone malato S13, è arrivato alla Fincantieri, a Sestri Ponente.

    Il rimorchiatore Garibaldo, con il pontone Archimedo e il cassone S9, ha lasciato Piombino. Arrivo previsto al Giglio domani mattina alle 06:00.

    Saluti
    Urs

  5. Giovanni Zardoni

    Il rimorchiatore “Garibaldo” è salpato da Piombino e sarà domani all’alba al Giglio con l’S9. L’S13 è finalmente arrivato a Genova. Stanno riparando l’S12. Insomma pian pianino si prosegue.
    Anche a me sembra esagerato l’augurio di un affondamento della Corcordia per non farla demolire e dall’altra parte credo che avere speso tutte queste somme abbia la giustificazione che, nonostante le inevitabili criticità, T/M riesca a consegnare il relitto al porto di destinazione “sano e salvo”.
    La problematica al cassone S13 deve servire come viatico per affinare l’aggancio e gestione dei cassoni e per fortuna si è verificata in un momento sostanzialmente non critico.

  6. Attilio Regolo

    Caro Pietro, sfiderei chiunque a mantenere un atteggiamento perfettamente coerente e consapevole di fronte ad un problema straordinariamente complesso come quello della rimozione di una nave come la Concordia in un ambiente critico e delicato come quello del Giglio-Costa D’Argento e dell’Arcipelago Toscano.
    Diciamo che tra alti e bassi , tra virate a destra e a sinistra, ritengo tutto sommato di aver assunto, nonostante gli immancabili dubbi e timori, un atteggiamento sufficientemente coerente possibilista e positivo e non discosto dall’effettivo incedere delle cose per quel progetto e per quel cantiere.
    Ad Urs Klaeger vorrei dire che considero sempre assai utili e illuminanti le sue considerazioni tecniche sul progetto di rigalleggiamento della nave e mi sento sostanzialmente d’accordo con quello che dice: il progetto nonostante le inevitabili criticità e imprevedibilità mi sembra cioè sufficientemente robusto adeguato e funzionale e appare contenere tutti gli elementi necessari per far pensare ad una sua positiva riuscita finale.
    All’amico Franco Pepe infine un pensiero personale di riguardo: è davvero commovente come continui a riguardare quel grande relitto che giace davanti alle coste del Giglio come una “sua creatura” del mare che, se non proprio pienamente ripristinabile a nuova vita, sia almeno meritevole di ogni rispetto, ma addirittura prefigurarsi il suo affondamento negli abissi marini durante il traino verso la destinazione finale per preservarla comunque dalla dissoluzione per opera artificiale dell’uomo dopo quanto si è fatto e che resta ancora da fare per allontanarla dal luogo del naufragio e portarla al giusto ricovero accettando implicitamente il fallimento clamoroso proprio dell’ultima fase dell’intero progetto, ecco tutto questo, caro Franco, mi sembra proprio un esagerato “eccesso” d’amore.
    Saluti.

  7. Mercoledì 14 ho finalmente reso doverosa visita alla “mia” Concordia. Vederla mi ha fortemente emozionato, come era ampiamente prevedibile.
    Intorno ad essa ho visto grande animosità operativa e sono una volta di più convinto che Concordia è un rifiuto solo perché manca la volontà di ripristinarla.
    Mi ha fatto molto piacere NON trovare un solo souvenir a tema Concordia. Grazie Gigliesi, siete gente meravigliosa che ha saputo resistere alla tentazione di fare soldi sulla sventura di una magnifica nave. Anche per questo auspico che il calvario che ha unito Gigliesi e Concordia abbia presto una fine positiva.
    Circa la destinazione, spero che al di là della località ufficiale, il viaggio termini nelle profondità marine che conserveranno per sempre una nave ancora bella per quanto sfortunata.

    Saluti a tutti.

  8. Pietro Rinaldi

    Attilio … leggendo il Tuo ultimo commento mi vien da pensare ai tantissimi altri da Te “postati” tessendo le lodi delle soluzioni tecniche proposte ed attuate da T/M, alla unicità del contesto, al grande successo del parbukling (anch’esso basato sulla soluzione finale dei cassoni laterali) … ed ora cosa vogliamo fare ? _ Vogliamo ricominciare da capo ?_ Piuttosto leggendo stamani l’articolo del WWF e di Greenpeace (e iri quello di Legambiente) prendo atto anche di questo atteggiamento di tutte le rappresentanze ambientaliste che chiamare “saltuario” è dir poco, senza voler entrare nel merito tecnico delle questioni trattate, alcune delle quali anche condivisibili.

  9. Attilio, l’equilibrio è precario solamente nella fase di rigalleggiamento, i sistemi di controllo della zavorra devono sempre agire in senso opposte per tenere il relitto orizzontale. La posizione e il peso dell’acqua da evacuare nella sovrastruttura non sono prevedibili. La spinta idrostatica differenziale delle sovrastrutture emergente e immergente non basterebbe.

    Con il relitto al livello massimo, pronto per il rimorchio, i cassoni laterali sono affioranti. L’equilibrio è autoregolante, difatti stabile, anche nelle onde e nei movimenti pendolari.
    Quando un lato si alza, la parte superiore dei cassoni emerge dal mare, perde la spinta relativa e quindi abbassa questo lato.

    I quattro cassoni alti alla poppa o alla prua hanno una parte sempre fuori del mare. Cosi non c’è solamente una diminuzione della spinta quando la prua (o la poppa) si alza, ma anche un aumento della spinta quando la prua si abbassa. Questo aiuta anche nella fase dell’ascensione.

    Il rimorchiatore Lukas, con il pontone Mak e il cassone S13, ha finalmente rilasciato il ridosso all’Est dell’Elba per Genova. Adesso è tra Capraia e Gorgona.

    Saluti
    Urs

  10. Attilio Regolo

    Un’analisi lucida e disincantata per non dire spietata la tua, caro Urs.
    Ed è la chiara conferma che questa operazione di rigalleggiamento del relitto Concordia sembra più appartenere al libro dei sogni che a un concreto e realistico cronoprogramma di salvage navale.
    Tu parli di “equilibrio precario” , Urs, e hai perfettamente ragione.
    Ma allora il problema vero diventa : quanto concepibile e moralmente accettabile è cercare di portare comunque avanti un progetto come questo del rigalleggiamento e traino a grande distanza di un relitto come quello della Concordia che pone il suo fondamento sull’equilibrio precario di una massa di 200.000 tonnellate di ferro ammalorato e acqua inquinata sollevandolo e spostandolo attraverso le coste e il mare di un patrimonio dell’Umanità riconosciuto in tutto il mondo quale l’Isola del Giglio e l’intero Arcipelago Toscano con gli enormi rischi che ciò comporta di comprometterne integrità e ambiente per almeno mezzo secolo?

  11. Pietro, non conosciamo i dettagli dell’operazione, solamente frammenti comunicati e qualche verità fisica >>

    1. Adesso la parte superiore dei cassoni tribordo è al livello del mare (i cassoni 11 e 12 >>> http://www.giglionews.it/wp-content/uploads/rel_sett_osservatorio110514.pdf?f0ba71#page=26 ).
    Saranno abbassati da 12m, davanti o durante l’ascensione?

    2. Alzare la Concordia implica l’evacuazione dell’acqua nella sovrastruttura.
    Un “automatismo” naturale, ma lento o rapido? Per mantenere il relitto orizzontale, l’acqua interna/esterna dovrà trovare l’equilibrio da solo, a ogni momento dell’ascensione.

    3. Alcune (quanto?) catene sono a posto, ma non in tensione. Solamente dopo il primo distacco, i martinetti coinvolti potranno tendere quelle catene.

    4. Allora il relitto sarà flottante, ma sarà sempre un cantiere delicato, provvisorio. Sarà alzato per passare sopra il lato mare del falso fondale. Poi spostato lateralmente da 20 metri.
    Io penso che il lavoro dei sommozzatori tra relitto e falso fondale sarebbe tropo pericoloso.

    5. I sommozzatori installeranno le quattro catene mancanti sotto la chiglia, tra murata babordo e cassoni/martinetti tribordo.

    6. Il relitto sarà alzato a -18m… e via dal Giglio!

    Dal primo distacco alla linea di galleggiamento finale il relitto sarà nell’equilibrio precario, mantenuto solamente dei sistemi di controllo.
    Chi va piano, va sano e va lontano…

    Saluti
    Urs

  12. Pietro Rinaldi

    Caro Maurizio, sulla “reticenza” a fornire informazioni sensibili sul livello di inquinamento marino o dare pubblica evidenza solo a quelle “confortanti”, ho già detto ieri.__ Continuo invece a non spiegarmi il perché di una settimana di tempo per far rigalleggiare Concordia dal momento in cui scatta l’operazione._ Dico meglio, se è vero che l’operazione è “irreversibile”perché non trainare subito la nave a largo della costa dopo lo stacco dal fondale, per esempio 50 cm o quello che basta per superare le piattaforme, magari sfilandola di poppa._ Dico una scellerataggine o una cosa ragionevole per evitare che “eventuali” sversamenti di liquidi “non meglio identificati” inquinino subito la baia davanti al porto ??

  13. Maurizio Scholl

    Mi scuso con Zardoni per le imprecisioni scritte nel commento precedente. Comunque le modalità ed i tempi non cambiano. Sempre sette giorni, meteo permettendo, occorreranno per rimettere la Concordia in galleggiamento e preparala al traino. Il DPC non ha ritenuto rendere pubbliche le analisi chimico-fisico-batteriologiche delle acque interne. Così come il dipartimento di biologia marina accreditato che analizza l’inquinamento circostante tramite lo studio sui molluschi e le modificazioni del DNA dei ricci 🙂 .
    In assenza di questi dati io continuo a ritenere che pompare qualche migliaio di metri cubi in una cisterna sia una operazione di grande impatto mediatico ma senza alcuna validazione scientifica. Per ottenere un risultato apprezzabile andrebbero pompate centinaia di migliaia di tonnellate d’acqua. L’inquinamento che seguirà al rigalleggiamento della Concordia verrà facilmente controllato dalle panne assorbenti e dalle correnti marine. Tutto tornerà nella norma entro pochi giorni.

  14. Attilio Regolo

    E comunque, Giovanni, proprio in previsione della necessità, dopo quanto accaduto al primo cassone S13, di rivedere in profondità il sistema di aggancio dei cassoni di rigalleggiamento sul lato destro della Concordia restituendogli una sicurezza del 100%, non c’è necessità di mostrare eccessiva fretta nel proseguimento dell’installazione dei rimanenti cassoni, oltretutto portati in questi ultimi giorni a girovagare qua e là per l’Arcipelago Toscano in preda ai marosi imprevedibili di questo mese di maggio piuttosto perturbato, solo per dimostrare che non sono state affatto intaccate l’efficienza e la continuità nella realizzazione e nel completamento del progetto.
    La fretta è sempre cattiva anzi cattivissima consigliera specialmente in casi critici e complessi come questo.
    Saluti.

  15. Attilio Regolo

    Giovanni Zardoni ci ha fatto capire che in pratica si è rotto il collegamento tra la quarta catena e il relativo martinetto in quanto sollecitato sia da una quota parte in più relativa al mancato tensionamento della terza catena sia dall’anomala inclinazione dovuta al mancato tensionamento stesso..
    Un’anomalia seria che, francamente, senza voler dimostrare la solita saccenza del dopo, si poteva evitare con uno studio più accurato e prudenziale dell’ingegneria del sistema meccanico di aggancio.
    E meno male che hanno tenuto i collegamenti delle prime due catene con i rispettivi martinetti.
    Appare a questo punto opportuno per non dire essenziale rivedere i parametri tecnici e i coefficienti di sicurezza irrobustendo sostanziosamente l’intero sistema di aggancio.
    Saluti.

  16. Giovanni Zardoni

    Mi era sfuggita la spiegazione tecnica precisa di quanto occorso al cassone S13 dal sito del Dipartimento della Protezione Civile: “I tecnici hanno verificato che la causa del problema è stata la perdita di tensione di una delle 4 catene che collegavano il cassone al relitto che ha dato luogo ad uno sbilanciamento, portando il cassone ad un’inclinazione di 25°. Successivamente, le sollecitazioni esercitate durante questa prima rotazione hanno causato la rottura di un collegamento di una seconda catena con il rispettivo martinetto idraulico. Questo ha generato una seconda rotazione del cassone, fino a portarlo ad un’inclinazione di circa 45°”.
    Per quanto riguarda le acque interne, sono già stati asportati 4000 mc prima dalla rotazione, prelevati dalle zone più critiche.
    Una precisazione a Maurizio: lo spostamento del relitto di venti metri non è per installare i cassoni ma per agganciare 4 catene ai cassoni su 56 totali.

  17. Attilio Regolo

    Scusatemi, Pietro e Maurizio, ma Costa-T/M non ha previsto di risucchiare e confinare in apposita nave cisterna circa 4.000 tonnellate di liquidi più concentrati di alcune circoscritte e ben localizzate aree superficiali a livello del ponte C della Concordia?
    E allora di cosa stiamo parlando?
    Il resto delle acque interne più profonde dopo gli oltre due anni di stazionamento del relitto in quel sito sono ormai assimilabili a quelle esterne del Giglio e il fatto che fuoriescano per un semplice fenomeno di progressivo riequilibrio di pressione idrostatica tra interno ed esterno al momento del rigalleggiamento nulla di particolarmente nuovo e pericoloso apporteranno al mare circostante.
    Semmai il problema sarà di mantenere stabilmente a galla e ancorata la nave con i suoi cassoni attaccati lì davanti a100 mt da Punta Gabbianara per tutto il tempo necessario per provvedere al successivo traino.
    E d’altra parte non credo che la nave possa fare particolare scandalo dopo essere rimasta semiaffondata e rovesciata per un anno e mezzo e poi raddrizzata e accucciata sott’acqua per quasi un altro anno fino ad oggi in quello stesso posto se dovesse rimanerci, riportata ormai quasi a galla, ancora qualche settimana in attesa che sia decisa e pronta la destinazione finale.
    Saluti.

  18. Maurizio Scholl

    Caro Pietro, non sei molto attento ultimamente. A quanto ricordo la nave verrà su in una mezza giornata, quindi sarà allontanata di una ventina di metri per posare altri cassoni ed infine trainata via. Tempi previsti 7 giorni.
    Un enorme scolapasta che più viene su e più sversa quanto in esso contenuto.
    Sempre se ben ricordo 🙁

  19. Pietro Rinaldi

    Finalmente “qualcuno comincia a vuotare il sacco” e poi, DOPO DUE ANNI, si vuoterà un po’ di acqua interna alla Concordia, caricandola su nave cisterna (magari dotata anche di un parziale depuratore)._ DOVRANNO ANCHE DIRE AI GIGLIESI perché questa operazione non è iniziata prima, lasciando “dilavare” le acque interne per tutto il periodo invernale senza intervenire nei periodi di mare calmo e intendo anche con venti di maestrale e libeccio , dai quali il porto è ben ridossato._ I risultati di queste discutibili scelte “strategiche” man mano dovranno venire a galla …. per restare in tema marino …. Le bugie e le dichiarazioni reticenti e parziali hanno le gambe corte !!_ Insisto su questo perché i GIGLIESI, oltre a tante questioni connesse al naufragio, hanno a cuore il loro mare._ Altro aspetto non chiaro, anch’esso legato all’inquinamento marino da sversamenti, nel corso del rigalleggiamento della nave (quello che Attilio definisce enfaticamente “la più imponente e spettacolare operazione di salvage che si sia mai vista a memoria d’uomo “ ) è: cosa succederà appena la Concordia rigalleggerà, ovvero se saranno subito pronti i rimorchiatori per allontanarla da punta Gabbianara evitando che ulteriori fuoriuscite di acque inquinate regalino all’Isola altre cattive sorprese !!!!

  20. La mia contabilità dei rimorchiatori e dei pontoni ha qualche lacuna… un tentativo >>>
    Ancorare i pontoni è fastidioso, non hanno ancore e installazioni proprie. Allora il rimorchiatore preferisce tirare il pontone a velocità ridotta… per giorni.

    Lo scirocco era previsto per domenica sera.
    Il rimorchiatore Garibaldo, con il pontone Archimede e il cassone S9, è partito al porto di Piombino.

    I rimorchiatori Lukas e Red Wolf, con il pontone Mak e il cassone malato S13, sono partiti nella rada di Porto Ferraio. Lukas e Red Wolf erano sempre insieme, probabilmente Lukas davanti per tirare e Wolf dietro per guidare il pontone. Non è spazioso, nella rada sono altre navi all’ancora e nel canale di Piombino c’è traffico intenso.

    Lo scirocco era debole ma un mistral forte al Capo Corsica era previsto per lunedì mattina.
    Allora Lukas e Red Wolf hanno cambiato il ridosso per l’Est dell’Elba nella rada di Porto Azzurro.
    Adesso Red Wolf è all’ancora nella rada di Porto Azzurro (per dormire?) e il povero Lukas fa piccoli giri con il suo pontone… probabilmente in atteso del miglioramento nel Mar Ligure.

    Saluti
    Urs

  21. Giovanni Zardoni

    Ho notato che è da ieri che il rimorchiatore Lukas con il pontone Mak e l’S13 più l’altro cassone che già aveva caricato va avanti ed indietro nei pressi dell’Isola d’Elba, seguito dal rimorchiatore Red Wolf che non so se ha agganciato qualche altro pontone: gli esperti di movimenti navali sanno spiegare il perchè? Mare cattivo? L’altro rimorchiatore Garibaldo che aveva il pontone con i due cassoni da installare S10 e S9 dopo avere scaricato l’S10 installato ieri è invece a Piombino…
    Una domanda per i più informati: nella riunione dell’osservatorio di ieri ancora nessun accenno al porto di destinazione?

  22. Maurizio Scholl

    Molto bene.

    Però mi stanno a copiare i suggerimenti sull’extra risciacquo 🙂 posizionando le pompe nei punti critici ben sapendo che i risultati saranno modesti.

    Da come scritto ammettono un errore nel posizionamento dei cassoni e il DPC si rende finalmente conto che non è possibile evitare o tacere un minimo sversamento delle acque interne.

    Ci possiamo stare. Basta che ve la portiate via.

  23. Attilio Regolo

    Cominciamo ad esserci, cominciamo ad esserci!
    A fine luglio, a Dio piacendo, saremo tutti lì davanti a Punta Gabbianara ad assistere alla più imponente e spettacolare operazione di salvage che si sia mai vista a memoria d’uomo.
    Saluti.

Lascia un commento