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Ritorna “Oh che bel Castello”

Ritorna “Oh che bel Castello”
Mario Landini
Foto M. Landini

Considerando il successo della prima edizione 2013 e il messaggio positivo “Come rivalutazione e vita sociale, la sera, nel borgo di Giglio Castello” la Pro Loco di Isola del Giglio e Giannutri G. Bancalà, con il patrocinio del Comune, propone la II° Rassegna di “OH CHE BEL CASTELLO”, mostra di Arte, Pittura, Artigianato, Mestieri del mare e della terra, Ricami, Musica e tutto ciò che collega il presente alle tradizioni radicate nel tessuto storico locale.

La Kermesse si svolgerà nelle sere di 11 e 12 luglio p.v. dalle ore 21.00 alle 24.00 all’interno delle mura, partendo dall’ingresso principale (alla Madonnella) seguendo per via Garibaldi e via Roma, la circonvallazione interna che abbraccia quasi tutti i vicoli del borgo medievale.

L’iscrizione è libera e possono partecipare tutte quelle persone che con la loro arte sentono proprio il messaggio sopra descritto (gigliesi e non).

Informazioni e riferimenti: Pro Loco di Isola del Giglio – via Provinciale, 9 – Giglio Porto
Sig.na Elide o Stefano
tel: 0564-809400
mail: info@isoladelgiglio.it

Pro Loco di Isola del Giglio

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    FILASTROCCA

    Ma che bel Castello,
    Marcondirondirondello,
    sembra quasi un ritornello
    che si canti là e qua
    e persin nell’al di là,
    Marcondirondirondello
    Marcondirondirondà.

    Mamma mia, mamma mia,
    stiano i santi in sagrestia,
    ché la vita è godereccia
    ed il cuor spesso si sbreccia
    nella bolgia del peccato,
    coll’udito e col palato.

    Questi e quelli fan la sagra,
    siasi grassa che più magra,
    siano brutti, siano belli,
    siano grossi, siano snelli.
    ricompresi i “serenelli”,
    siano ricchi o poverelli,
    siano furbi, siano fessi,
    siano pur baccalà lessi
    od i fritti stoccafissi,
    che si mangiano in città.
    senza offende’ i Bancalà.

    Saran tutti gran “kermessi”
    ben vocati oppur professi
    a ben bere e ben mangia’
    da rischiare l’al di là.
    E se, poi, c’è tempo bello
    Co’ ‘n ardito venticello,
    ad esempio il Maestrale,
    che del mare alza le bave,
    li vedranno, col sereno,
    e l’avranno pure a male,
    a sentirli, senza freno,
    dalla costa d’Orbetello,
    che s’ingozzano di vino
    tracimante da ogni tino.

    Si festeggia, su al Castello,
    pe’ lo storico “tornello,
    che nessuno se n’ammali!,
    tra scaffali e mille assali,
    paraventi e “sposizioni”,
    di millanta dimensioni,
    con caterve di prodotti
    appoggiate sui “soppiedi”,
    che non sai dove ti siedi,
    procedendo solo a piedi:
    so’ i prodotti più “nostrali”,
    come dir tradizionali,
    messi in vendita a mattina,
    per chi vuole paga’ prima,
    od, al fresco della sera,
    colla brezza che si spera,
    mentre vuotansi i boccali
    nelle frasche e all’osteria,
    dell’Ansonaco toscano,
    che, se pure, pare strano,
    tale e quale è all’Inzolia
    dell’antica Siculia
    degli storici Normanni
    che all’Italia non fe’ danni.

    Sia per questo, sia per quello,
    a Campese c’è il tortello,
    tanto buono e tanto bello,
    da sembrare un bel fringuello,
    ben pasciuto e tenerello,
    tanto che la pasta, al gusto,
    siasi magro che robusto,
    sia al furbo che al citrullo,
    lascia in bocca, come il frullo,
    delicato d’un uccello,
    quasi fosse un pettirosso,
    variegato e molto bello,
    che una volta ogni “prevosto”,
    raramente il poverello,
    ne mangiava a più non posso,
    sbrodolandosi i calzoni,
    rosolato sui carboni.

    Ed in piazza, a Giglio Porto,
    di rimpetto al Demo “hotello”
    (proprio in faccia all’Argentario
    e, più dietro, ad Orbetello),
    dove ancor vegliano il morto
    e già recitano il rosario
    d’accompagno in sepoltura
    pria che cessi la calura,
    con il rischio che l’altura,
    a dispetto delle messe,
    ne sconvolga l’andatura
    attizzando le scommesse,
    s’imbandisce una Kermesse,
    che, straricca di buon pesce,
    coll’ausilio del “suo” vino,
    senza goccia che se n’esce,
    anche a “bello” col catino,
    quale bando alla discordia,
    qual viatico al Concordia
    che alla fine se ne va,
    per fa’ festa in galloria,
    acciocché trovi la via
    e non abbia più a torna’.

    Ma che bel Castello,
    Marcondirondirondello,
    sembra quasi un ritornello
    che si canti là e qua
    e persin nell’al di là,
    Marcondirondirondello
    Marcondirondirondà.

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