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Assegnata a Titan-Micoperi la pulizia dei fondali

Assegnata a Titan-Micoperi la pulizia dei fondali

titan micoperi pulizia fondali concordia isola del giglio giglionewsLa notizia circola in maniera ufficiosa e stiamo attendendo le opportune conferme per fornire l’ufficialità. Sembrerebbe che la gara per l’assegnazione della pulizia dei fondali di Punta Gabbianara a seguito della rimozione Costa Concordia dalle acque dell’Isola del Giglio, sia stata vinta dal Consorzio Titan-Micoperi che già aveva portato al termine il grande progetto di parbuckling e refloating.

La decisione sarebbe stata presa ieri a Londra al tavolo della LOC per conto di Costa Crociere. Ricordiamo che in gara nelle ultime settimane erano rimasti 4 consorzi che poi negli ultimi giorni si erano ridotti a 2. Gli italo-americani dunque sembrano aver prevalso sul consorzio Neri-Saipem-Castalia.

La scelta sembra dunque esser stata fatta nel segno della continuità. I lavori dovrebbero iniziare nella prima decade di Novembre ed un osservatorio regionale ristretto a pochi organismi preposti e presieduto dal Presidente della Regione Toscana Rossi sarà il centro di coordinamento tecnico-autorizzativo.

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21 commenti

  1. Gian Piero Calchetti

    NELLA SPERANZA CHE “GUTTA CAVAT LAPIDEM” OVVERO CHE “REPETITA IUVANT”

    Cari amici e colleghi “polemisti” in merito alla dibattuta questione della Concordia, permettetemi d’affermare senza false modestie, che “Prima o poi, i nodi verranno al pettine”.
    Cosa mai c’entrano vi chiederete l’”infalsa” modestia ed i nodi al pettine?
    Prima di spiegarvelo, però, cosa che, per altro, farò subito dopo, consentitemi, intanto, una previsione: sono arciconvinto che sul “Caso della Concordia”, a prescindere dal processo in corso, teso ad appurare cause e concause del naufragio, ovvero, se le responsabilità sono solo di Schettino e del suo “sprovveduto” equipaggio di servizio in plancia, oppure altri, fuor dalla nave, hanno concorso a determinare il “disastro” (l’accertamento preciso di ciò che il Comandante s’è detto al telefono con “chi sa chi?”, nella “fatale” mezzora trascorsa, invano, quando il “veicolo”, dal cosiddetto assetto di “galleggiamento” in linea, è passato a quello di “rovesciamento”, farà certamente chiarezza in proposito), sarà aperta un’inchiesta in merito alle procedure d’assegnazione, da parte delle pubbliche potestà, delle opere di “recupero” alla Costa Crociere e su quelle di affidamento a “terzi”, da parte di quest’ultima, di quelle “esecutive”.
    Ebbene, tornando, per quel che mi riguarda, al passato, mi piace ricordare che, il sottoscritto entrò nella polemica in corso d’opera, cioè quando, effettuato il “rirovesciamento” del natante, nella prospettiva del riflottaggio per rimetterlo in navigazione, era in atto un’accesa disputa (anche di natura politica) circa la sua destinazione finale, per essere demolito.
    Nel “commento” del mio esordio, senza ricevere consensi di sorta, mi permisi d’azzardare che nella tragica quanto scabrosa vicenda, lo Stato, nella sua più ampia accezione, in termini di competenze e potestà, s’era, di fatto, in disdoro d’ogni prassi giuridicamente corretta, letteralmente spossessato, ancorchè avesse nominato una “sottospecie” di ”Commissario ad acta”, a garenzia dell’adozione di corretti procedure e metodi d’esecuzione dei lavori di “rirovesciamento”, riflottaggio, traferimento e bonifica” da intraprendere, d’ogni prerogativa gestionale, ivi compresa quella “decisoria” sul porto di destinazione finale del relitto.
    In proposito, perché non ci fossero equivoci in merito a quella che, allora, definii quantomeno un’anomalia, evidenziai, infatti, “un’assimilazione” del “Disastro Concordia” al grave evento d’un fallimento economico-finanziario, di qualsivogli fattispecie s’intenda, d’un impresa produttiva.
    Fallimento, che vede il Tribunale nominare un “Curatore Fallimentare” perché gestisca, al meglio,
    in un confronto matematico tra Attivo e Passivo patrimoniale, la liquidazione dell’azienda.
    E questo, a prescindere dall’eventualità che la gestione “compromessa”, sottoposta ad esame, abbia evidenziato o meno reati contabilmente e penalmente perseguibili, escludendo da ogni funzione il pregresso assetto manageriale, fatto salvo, quando serve, l’ausilio di qualche impiegato amministrativo (scelto dal Liquidatore, a suo insidacabile giudizio), in veste di coadiutore.
    Nella “Vicenda Concordia”, invece, si è affidata alla stessa responsabile “oggettiva” del naufragio, ovvero la Costa Crociere, il compito di dare soluzione globale e definitiva al, per così dire, danno procurato, lasciandole mano libera d’agire, siccome s’usava dire una volta da “padrone spotico”, anziché “dispotico”. Lasciandola agire, cioè, come se l’evento, sia per i danni al patrimonio comune, sia per le vittime, sia per la violazione delle leggi che presiedono alla navigazione, sia per il disagio complessivo, diretto ed indiretto, in cui ha precipitato un’intera comunità, potesse essere equiparato (come pure mi sono permesso d’asserire), ad un incidente tra “birocci” in una strada di campagna; riducendo, di fatto, il tutto ad un “affare” privatistico.
    Di conseguenza, la Costa Crociere, in base alle coperture assicurative di cui godeva, si presume abbia stipulato contratti di “convenienza” atti a minimizzare l’impatto economico-finanziario sulle sue risorse patrimoniali.
    Così come ha ora tutto l’interesse a che l’opera di bonifica, magari in misura abnorme rispetto allo stretto necessario, le consenta il “recupero” di materiale di risulta quale è certamente l’acciaio delle incastellature e delle piattaforme, infischiandosene, magari per pregressi “accordi” con la “Titan-Micoperi”, che, se non attuati, le imporrebbero il pagamento di “salate penali”, del parere di ecologisti, subacquei ed , in primis, della cittadinanza del Giglio, che, al momento delle “intese” contrattuali, prese prima dell’inizio lavori, erano ben lungi dal venire, se non addirittura dall’ immaginare.
    Non per altro, mi sono permesso di chiamare in causa, oltre allo Stato, acciocchè, in un estremo atto di saggia resipiscenza, recuperi le potestà decisionali che giuridicamente gli spettano, per imporre che, alla Gabbianara, si effettuino esclusivamnte le opere di bonifica strettamente necessarie ad impedire inquinamenti, anche la Guardia di Finanza, affinchè, per parte sua, se le cose rimarrano in mano a Costa Crociere e Titan-Micoperi, vigili, ai fini fiscali, sulla esatta corrispondenza dei lavori rispetto agli importi di fatturazione intercorrenti tra le due società.

  2. Ma è proprio per questo, Maurizio, che le cose in quel cantiere e per quell’appalto stanno andando per le lunghe.
    Non c’è ancora secondo me alcuna certezza né sul da farsi né pertanto su chi deve pagare cosa e quanto.
    La T/M è stata preallertata essenzialmente perché è l’unica azienda al mondo che conosce già molto bene il luogo e lo stato effettivo delle cose là sotto a Punta Gabbianara e che è in grado quindi di agire nel dettaglio a qualsiasi livello di difficoltà operativa ma finchè non si decide preliminarmente con precisione nei tempi e nei modi in particolare se rimuovere o no dal fondale le strutture e i materiali più consistenti quali le piattaforme e i sacchi di cemento anche un gigante come la T/M resta al momento del tutto impotente a procedere.
    Saluti.

  3. Maurizio Bonsanti

    Quale conferma della mia opinione sulle “piattaforme”, espressa in conclusione della mail del 31 luglio del corrente anno, e cioè che queste debbano essere escluse dalla pulizia dei fondali, mi “intrufolo” tra l’ideale dantesco (ma anche di sano buon senso) del Gian Piero, e lo scettico pragmatismo dell’Attilio, con un dubitativo rivolto a quest’ultimo: nella malaugurata ipotesi di uno smantellamento totale, siamo sicuri che Costa Crociere sia disposta ad accollarsi anche il costo dello smaltimento di quelli che saranno considerati rifiuti speciali; tale sarà certamente considerato il conglomerato cementizio e, molto probabilmente, di difficile riciclaggio l’acciaio delle piattaforme.
    Un cordiale saluto dalla maremma laziale.
    Maurizio Bonsanti

  4. Caro “Dante”, sono completamente d’accordo con te che l’intero straordinario letto di sostegno della Concordia fatto di piattaforme d’acciaio e materassi di cemento andrebbe conservato intatto sotto la costa del Giglio come tangibile segno di memoria dell’accaduto, ma secondo te hanno chiamato la Titan-Micoperi per ripulire il fondale di Punta Gabbianara solo dal pattume e dai sassi?
    E non consideri i quattrini che sarebbero fatti girare con un appalto invernale assai più sostanzioso e prolungato della semplice ripulitura del fondo a vantaggio sia dell’azienda che degli albergatori e i ristoratori dell’isola?
    Caro “Dante”, una cosa purtroppo sono i nostri ideali e disinteressati filosofeggiamenti poetici e ben altra cosa la dura legge degli affari e del tornaconto personale.
    Saluti affettuosi da “Guido”.

  5. Gian Piero Calchetti

    A M O’ D E L L E ”R I M E” D A N T E S C H E

    Attilio, ‘i vorrei che tu, Pietro ed io
    fossimo presi per incantamento,
    e, ad onta del destin cinico e rio,
    avessimo potere, in Parlamento,
    d’imporre, a chi sapete e pur so’ io,
    che Gabbianara resti tale e quale,
    da cima a fondo, fino all”arenale”,
    con piattaforme, plinti e materassi,
    sol rimuovendo, senza far fracassi,
    residui di lavor, pattume e sassi,
    ad evitar ch’”inquinino” ‘l fondale.

    Così come vorrei che a tal desii,
    che, tosto, arciconvinti reclamiamo,
    segua una targa in versi sullo scoglio,
    e ‘na Croce per quei che son più pii,
    acciocché si rimembrino, a cordoglio,
    i morti del nocchier che “malediamo”,
    ed ogn’anno un palio metta a “sorte”
    le barche che san vincere la morte.

  6. Caro Gian Piero, scrivere su argomenti attuali con le Tue rime è secondo me ancor più arduo e laborioso che inserire qualche veloce commento quà e là (come questo che sto scrivendo in due minuti) e Tu sei un Maestro in materia._ Nel merito dell’argomento “principe” sul quale spesso interveniamo in questo periodo, spero caldamente che non si tratti di sogni ma che si traduca in realtà._ Per quanto mi riguarda non si tratta certo di una questione di vita o di morte, ma di un pensiero che mi balenò appena vidi per la prima volta una di quelle mastodontiche piattaforme sopra un pontone ridossato nella rada di porto S. Stefano._ Espressi questo parere “fuggevolmente” in un intervento nel corso di un Consiglio Comunale aperto che si tenne al Castello nel marzo del 2013 ….. ovvero della possibilità una volta rimossa la Concordia di conservare quelle strutture ” a memoria del triste evento, sul fondale profondo, realizzate con cotanto lavoro e conseguente duro attacco alla natura intorno allo scoglio della Gabbianara._ Lavoro che qualcuno ancora insiste a voler riproporre “estirpandole” con giustificazioni a matrice ambientalista che non hanno veramente ragione alcuna di essere accampate ……. questo asserto lo ripropongo in particolare agli addetti ai lavori ed agli esperti favorevoli alla rimozione ( senza voler assolutamente ostentare o addirittura sbandierare competenze) parlando però anche come persona che professionalmente si è interessato, e nemmeno poco, di difesa dell’ambiente .

  7. Gian Piero Calchetti

    S E S O L O P O T E S S I

    Se solo potessi,
    Attilio e Pietro
    e tutti gli altri,
    cui preme
    che l’evento,
    tragico e glorioso
    di Concordia,
    lasci traccia perenne,
    e che, magari,
    da quel “segno”
    prendano spunto
    opere solenni
    di comune
    e vasto godimento,
    io certo assolverei
    i vostri sogni
    (perché solo di sogni
    c’è rischio che si tratti).

    Ebbene,
    all’uopo comprerei,
    magari usato,
    un grande aspirapolvere
    di mare,
    una “succhiona”,
    insomma,
    grande e assai vorace,
    che avesse una bocca
    da caverna,
    e poi,
    con giusta attrezzatura,
    quasi fossi Nemo,
    mi calerei nel fondo
    e qual fantesca
    accorta e laboriosa,
    in lungo e in largo,
    ben lo spazzerei,
    aspirando ogni cosa,
    di nave o di lavoro
    che vi giaccia.

    Poi, null’altro,
    chè, fatta pulizia,
    il fondale,
    come, in casa,
    si fa con le “finestre”,
    quando le stanze
    si lascian “respirare”:
    lo lascerei all’onde
    e al loro flusso,
    col sole, la luce,
    l’aria e l’acqua,
    a fare da padroni
    assieme ad erbe
    e pesci,
    che, a quanto pare,
    sembrano averlo
    già ripopolato.

    Il tempo, infine,
    che tutto sana,
    ripristina e propone,
    dirà se altro c’è,
    forse, da fare,
    per abbellire il sito
    e i suoi “contorni”,
    sul mare e sotto il mar
    di Gabbianara,
    ove l’“inchino”
    d’un fellone scaltro,
    un dì cangiò il destino
    e de’ risalto,
    in bene e in male,
    e questo suo malgrado,
    a quanto sa di sale
    la sventura
    e quanto ogni “degrado”
    si possa sanare per natura.

  8. E intanto, caro Gian Piero, mentre qui in Toscana in Maremma al Giglio nel cantiere post-Concordia ci si contorce nel perditempo infinito e nell’ossessione spazzatutto, in Sicilia a Lipari la locale Sovrintendenza del Mare sta promuovendo e sostenendo un fantascientifico progetto di percorsi tramite tunnel subacquei per far visitare dai turisti di tutto il mondo l’antico porto romano che sta riemergendo dal fondale.
    Di nuovo saluti.

  9. Ti ringrazio Gian Piero per l’attestato di condivisione per quanto da me espresso in questo forum di GiglioNews sulla questione dell’appalto per la “pulizia dei fondali” di Punta Gabbianara al Giglio.
    Un attestato di condivisione che proveniente da una persona del tuo valore è ancora più gradito.
    Dimostri di aver compreso pienamente quanto sto cercando di sforzarmi di esplicitare in proposito.
    E cioè, in intesi, che sarebbe fortemente illogico e illusorio sia da un punto di vista tecnico che economico separare i pianali esterni delle piattaforme dalle sue fondamenta profondamente infisse nella roccia del fondale dell’Isola con le quali formano un tutt’uno perfettamente integrato a zero impatto ambientale.
    Con il loro smembramento si renderebbero invece inutili e inservibili sia gli uni che le altre dopo che sono stati spesi decine di milioni di euro mesi di fatica l’impegno di centinaia di uomini decine di mezzi navali e migliaia di tonnellate di materiale per realizzarle.
    E tutto questo per un tentativo di ripristino totale ante-Concordia impossibile da realizzare compiutamente
    e oltretutto denominando il tutto assai impropriamente come operazione di “ripulitura del fondale”.
    Saluti con stima.

  10. Gian Piero Calchetti

    Caro Attilio,
    non solo ritengo che tu, a quanto vedo, assai competente in materia, abbia ragione, ma questa circostanza ed il persistere d’uno stato di fatto di mancanza, pressoché assoluta, d’informazione in merito a ciò che “bolle in pentola”, ovvero di cosa sia stato deciso e “contrattualizzato” tra le parti, mi conferma nella convinzione che, non solo l’intera questione “Concordia” sia stata gestita in modo del tutto anomalo rispetto a quanto giuridicamente avrebbe dovuto essere (ovvero l’autospossessamento, da parte delle pubblichè autorità dei compiti che sarebbero loro spettati, sia in merito di riflottaggio del relitto, sia in materia di bonifica), ma che l’”andazzo” continui, imperterrito ed imperturbabile, a persistere senza alcun imbarazzo.
    Sembra, infatti, che, ad onta dei provvedimenti di desecretazione dei “dossier” più imbarazzanti che hanno caratterizzato la storia della nostra repubblica, di cui, ad ogni piè sospinto, si vanta Renzi, anche in questa vicenda ci si trovi di fronte ad “Affari di Stato” di cui pressoché nulla al “popolo sovrano” sia dato sapere.
    Non a caso, mi sono permesso, di chiamare in causa la Guardia di Finanza.
    Allo stato dell’arte, infatti, la “sostanza” d’un contratto del tutto privatistico, stipulato tra “Titan-Micoperi”
    e “Costa Crociere”, essendo, di fatto, ignota nelle sue specifiche caratteristiche operative, in termini di qualità, volumi ed opere da compiere, a voler essere sospettosi (lo ripeto per l’ennesima volta), soprattutto perché si persiste nel tenere “rigorosamente” all’oscuro la Comunità (che, invece, in materia, dovrebbe essere chiamata a decidere), potrebbe indurre qualsiasi tipo di “negoziato”, reale o fittizio che sia, con la conseguenza di rendere assai “lasca”, a posteriori, qualsivoglia funzione di controllo (anche e soprattutto ai fini fiscali) dei lavori effettivamente effettuati (e delle corrispondenti imposte da versare allo Stato”), siano essi di smantellamento, disinquinamento, ripristino, trasporto etc.
    Chi di dovere intervenga per chiedere ed imporre chiarimenti.
    E, visto che, ancorché con toni sostanzialmente apodittici, la lodevole “Associazione Memoria della Concordia”, azzarda minacciare “sfraceli” se, nell’opera di “ripulitura”, dovessero essere danneggiate od asportate le cosiddette “piattaforme”, perché la stessa, attraverso i suoi autorevoli avvocati, non si fa carico di questa “anomalia” contrattuale, chiedendo gli opportuni chiarimenti ed invitando, formalmente, le pubbliche autorità, che fin’ora (a meno che surrettiziamente, non giochino il classico “gioco delle parti”) sembrano disinteressarsene, a farsene carico a loro volta?

  11. E comunque non si continui a dare messaggi pubblici parziali e ingannevoli da parte dei massimi Organi Responsabili dell’intero progetto di rimozione della Concordia e successiva “pulizia dei fondali” e ripristino ambientale.
    Suddetto ripristino non potrà mai essere realizzato compiutamente e il Ministero dell’Ambiente che lo ha commissionato a Costa Crociere lo sa perfettamente fin dall’inizio e la “pulizia dei fondali” non può ragionevolmente comprendere anche la maxi-operazione di espiantazione delle piattaforme.
    Tale espiantazione peraltro oltre che rischiare di provocare altra sporcizia e altre gravi ferite ambientali non potrà mai realisticamente effettuarsi in modo compiuto.
    Le decine di grandi pozzi di fondazione , infatti, realizzati in mesi e mesi di durissimo e difficile lavoro subacqueo tramite trivellazioni profonde e successivo riempimento di materiale inerte a realizzare perfetti incastri con le zampe di appoggio dei sovrastanti pianali costituiscono la parte fondamentale imprescindibile di suddette piattaforme e non potranno mai e poi mai essere “ripulite” e rimosse.
    E allora che senso avrebbe l’asportazione delle sole propaggini esterne alla costa rocciosa sommersa di tali piattaforme propagandandola come “ripulitura” totale e ripristino del fondale?
    Saluti dubbiosi e diffidenti.

  12. E non mi si venga a dire per favore che per “ripulire” e ripristinare lo “status-ante-Concordia” potrebbe essere necessario asportare per segatura metallica alla base e rimuovere la parte dei pianali esterna al fondale roccioso delle piattaforme subacquee lasciando dove si trovano, per pratica impossibilità di asportazione, per tutti i prossimi millenni i giganteschi moncherini di cemento infissi nel groppone di granito di Punta Gabbianara.
    Senza le piattaforme metalliche sovrastanti ivi stabilmente incastrate e ormai fortemente integrate con l’ambiente marino circostante quei pozzi di fondazione sarebbero del tutto inutili e inservibili mentre per i pianali lasciati lì dove sono stati impiantati si potrebbe congegnare qualche vantaggiosa futura applicazione e segarli e portarli via questa si che sarebbe una violenza ambientale inaccettabile.

  13. Ma che sottile e presuntuosa ironia in quella richiesta di “Aiuto!” da parte di Giovanni Zardoni.
    Ebbene, vorremmo proprio sapere, noi indigeni di queste coste maremmane, come farà Costa-T/M a “ripulire” il fondale del Giglio oltre che dai detriti di cantiere, l’oggettistica fuoriuscita dal ventre della Concordia, i sacchi di cemento e quelle grande poltrone subacquee d’acciaio che hanno sostenuto la nave i 500 mc ed oltre dei pozzi di fondazione delle piattaforme, anch’essi di sua specifica ed esclusiva proprietà e responsabilità, infissi profondamente e inamovibilmente da oltre due anni e mezzo nel granito millenario di Punta Gabbianara.
    Saluti curiosi.

  14. Giovanni Zardoni

    “Sia chiaro che chiunque intenda toccare le strutture da noi tutelate dovrà vedersela personalmente con la magistratura per i danni che arrecherà all’ambiente, all’economia del Comune di Giglio e a quella Nazionale per i prossimi cinquant’anni”.
    Aiuto!
    Ma chi ha incaricato questa associazione di tutelare le piattaforme?

  15. Suvvia Pietro, ma ti pare plausibile che sia stato assegnato ad un gigante del salvage marittimo mondiale come Titan-Micoperi un appalto di “semplice pulizia dei fondali”?
    Io credo proprio di no e che in tale scelta da parte di Costa Crociere invece ci sia implicita la conferma che le piattaforme di Punta Gabbianara verranno rimosse e proprio da chi le ha ideate progettate e costruite in quanto massimo conoscitore delle stesse a livello planetario.
    Saluti.

  16. Gian Piero Calchetti

    Non intendo ritornare sulla questione della mancata “presa in carico” dirett, da parte dello Stato, della “questione” Concordia perché altrimenti la mia presa di posizione potrebbe sembrare una sterile geremiade.
    Ribadisco, comunque, l’anomalia procedurale in quanto aver lasciato a terzi (leggi Assicurazioni e Costa Crociere) sostanziale mano libera in proposito, ha portato che, a tutt’oggi, la questione dei “fondali” della Gabbianara e della sorte che li attende, è, di fatto, un “oggetto misterioso”.
    Poco o niente si sa, infatti, e, soprattutto, pochissimo si è in grado di dedurre in merito alla volontà o meno di fare circa quello che là sotto si trova.
    Insomma, anomalia delle anomalie, al cospetto d’un evento epocale di stretta spettanza della “cosa pubblica” locale, regionale e nazionale, ci troviamo, invece, neanche si trattasse, per paradosso, di uno scontro tra due carri agricoli, avvenuto in una strada di campagna, nella fattispecie d’una soluzione esclusivamente privatistica.
    E così non può e non deve essere.
    Ragione per cui, così come abbiamo invitato “Green Peace ed Amnesty, ad entrare in campo, per fornirci almeno uno “stato dell’arte” delle condizioni in cui si troverebbe l’ampio “teatro” da sottoporre a bonifica, in modo che chi di dovere (sempre la Comunità ai vari livelli di potestà decisionali) possa esprimere i suoi autorevoli pareri, oggi mi permetto (mi si consenta l’“azzardo”) di chiamare in causa la Guardia di Finanza.
    Perché questo?
    Perché, se tanto dà tanto, ossia se le illazioni in merito ad un contratto d’appalto, già stipulato, tra Micoperi
    e Costa Crociere, verrannno confermate, visto che l’oggetto del “negozio commerciale” in base al quale le due società s’accordano, è ancora del tutto privo di identificazione sostanziale, sia in termini di quantità di materiali da smaltire che di qualità e consistenza, va da sé che (a pensar male, come Andreotti ebbe saggiamente a puntualizzare, magari si fa peccato, ma spesso ci si “azzecca”) potrebbe anche verificarsi, per sbaglio e senza adombrare alcuna diretta volontà di trarne vantaggio da parte dei contraenti, l’adozione o l’omissione di procedure di fatturazione formalmente reprensibili dal punto di vista fiscale.
    Sic rebus stantibus, sono sicuro, quindi (quantomeno lo spero),, sempreché lo Stato intenda riappropriarsi, almeno in parte, delle proprie competenze in materia, che la Guardia di Finanza provvederà a far effettuare da società diversa e non collegata né a Micoperi, né a Costa Crociere, cui dovranno essere riversati, invece, i costi dell’operazione, opportune prospezioni dei fondali della Gabbianara, acciocché tutti, ma proprio tutti, ivi compresa l’opinione pubblica del Giglio, possano, de visu, prendere atto ed avere precisa contezza delle condizioni in cui trovasi, per così dire, il “cantiere di lavoro”, in modo da fornire opinioni sul da farsi, che poggino su precisi e non aleatori sopporti documentali.

  17. Claudia Di Giuseppe

    Non sono sicura che affidare il tutto ad un gruppo di volontari sia la cosa migliore. Seppur sicuramente volenterosi, si instaurerebbero delle situazioni che secondo me creerebbero solo confusione. Per esempio: chi sceglie i volontari? Su quali basi? Quando devono intervenire? Cosa devono fare? Dove dormono? Dove mangiano? Chi paga per queste persone, che magari non vanno a percepire uno stipendio, ma devono essere comunque mantenute… Per non parlare di chi poi dovrebbe coordinare queste persone.
    Secondo me la cosa migliore è lasciare il lavoro ai professionisti. E quelli della Titan-MIcoperi lo sono e l’hanno ampiamente dimostrato. E le attività dell’Isola (ristorazione e posti letto) comunque non ci perderebbero, visto che sono tra quelle che più hanno beneficiato della presenza della Titan Micoperi e delle altre società impegnate nel recupero.
    Poi, in seconda battuta, possono, anzi, devono intervenire le ‘maestranze’ dell’Isola, nella fattispecie i diving, per controllare il sito. E questa operazione di controllo sì che può essere fatta a titolo anche di volontariato, visto che si tratta di persone che vivono e lavorano sull’isola e che fanno del mare la loro vita.
    Non vorrei che la Gabbianara diventasse terra di conquista….
    Saluti
    Claudia

  18. Caro Luigi, mi pare di aver capito che sei o sei stato sindacalista all’interno della Soc. Micoperi di Ravenna (dove forse ancora abiti)._ Considerato che il Titolare della Micoperi aveva già dichiarato pubblicamente (in una intervista al Giglio) che la rimozione di quelle strutture dal fondale sarebbe stato un in intervento “ASSURDO” ………. avrai modo di contattare al più presto la società per saperne di più.__ A meno che già non sia stato deciso di lasciare le piattaforme lì dove sono !!!

  19. L’abbiamo detto il 29 settembre e lo ribadiamo.
    Sia chiaro che chiunque intenda toccare le strutture da noi tutelate dovrà vedersela personalmente con la magistratura per i danni che arrecherà all’ambiente, all’economia del Comune di Giglio e a quella Nazionale per i prossimi cinquant’anni.

    Bene la pulizia dei fondali anche se, la nostra proposta di far intervenire il volontariato del mondo subacqueo sportivo, diventerebbe una occasione persa che invece potrebbe consentire partecipazione, crescita diffusa delle competenze e distribuzione capillare di una parte delle risorse messe a disposizione dalla Costa Crociere, verso la popolazione del Giglio, le associazioni e i club sportivi subacquei nazionali che già hanno numerose esperienze di bonifica dei fondali nei propri territori, e l’imprenditoria locale della ristorazione e dei posti letto del Comune dell’isola del Giglio, con beneficio anche della fidelizzazione di ampie fasce di frequentatori dell’Isola.

    L’Associazione Nazionale Memoriale della Concordia invita tutti farsi bene i conti, ad agire nella massima trasparenza, ad informare dettagliatamente i cittadini sulle reali condizioni dell’appalto.

    Riteniamo in sostanza necessario aprire un confronto con il “Coordinatore per le attività di recupero ambientale del Giglio”, nominato dal Governo, dal quale aspettiamo una risposta ad una nostra precisa richiesta del 19 ottobre, che possa costruire progetti di partecipazione e condivisione sulla tutela delle piattaforme.

  20. Penso che quando la notizia passerà da “ufficiosa” a “ufficiale” il rebus sarà risolto !!!

  21. Ma che vuol dire “pulizia dei fondali”?
    Con o senza piattaforme?
    Saluti.

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