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Ringraziamento per la Serenata

Ringraziamento per la Serenata

serenata250111_1E’ passato quasi un mese, scusate il ritardo, ma erano giorni che volevo ringraziare per la magnifica sorpresa sia per noi (me e Giuseppe), ma sopratutto per i miei fratelli che nell’occasione si trovavano con noi a cena. Siamo rimasti piacevolmente “conquistati” da questa tradizionale manifestazione della serenata (i miei fratelli la conoscevano solo per sentito dire).

Ancora grazie ai “ragazzi” della Banda dell’Isola, abbiamo avuto una grande emozione ad ascoltarvi e anche per questo mi avete fatto innamorare di più della NOSTRA Isola.

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2 commenti

  1. Gian Piero Calchetti

    Caro Giorgio,
    valente collega, direttore di “Giglionews”, solo adesso ho avuto l’opportunità di leggere quel che tu hai scritto, anni fa, sulle Serenate che, per tradizione, continuate a fare al Giglio.
    Visto che, sostanzialmente dici, in merito alla conservazione di questo bel “rito”, le stesse cose che, in versi, ho cercato di scrivere anch’io, se, da una parte, sono compiaciuto per l’identità di vedute espresse, dall’altra, sono contestualmente dispiaciuto per, quantomeno, non averti citato e non aver preso atto delle belle cose che hai scritto nel 2011.
    A giustificazione di questao del tutto involontaria “gaffe”, voglio solo sperare, che il fatto d’aver “azzardato” il mio “commento”, con la presunzione di dire cose sensate ed originali, non sia derivato da una mia, per così dire, distrazione, bensì dalla circostanza che quando ho messo “nero su bianco” la mia modesta fatica d’aspirante poeta estemporaneo, sul sito, non era ancora comparso il “richiamo” che, per circostanziare la lettera di Merin Botalaeva ed aiutare a capire chi l’avrebbe avuta sotto gli occhi, rimanendone colpito, invitava
    ad andarsi a rivedere quel che, appunto, tu stesso avevi, anni addietro, significato al riguardo.
    Un caro saluto ed un abbraccio! Gian Piero

  2. Gian Piero Calchetti

    LE PICCOLE COSE CHE CONTANO

    Anche dalle piccole cose,
    quale, ad esempio
    (l’apprendo con sorpresa
    e con vero piacere),
    una “serenata”,
    inusitata e gentile,
    si colgono le diversità
    della gente dei Giglio.

    Già l’avevo notato
    e sottolineato
    in altre occasioni;
    buon ultima quella
    legata alla raccolta di fondi
    per il Burkina Faso,
    con l’iniziativa (cito a memoria)
    d’“Un bicchiere di vino
    – e che vino! –
    in Parrocchia”,
    e me ne sono
    assai compiaciuto.

    L’avevo detto altre volte:
    la tradizione e la memoria
    di ciò che siamo stati
    e di cosa potremmo,
    in fondo, essere ancora,
    ossia i nostri ricordi,
    buoni o cattivi che siano,
    “queste ombre lunghe
    del nostro breve corpo”
    come ha scritto un grande
    poeta di Tarquinia,
    sono la misura di noi stessi,
    siccome dell’altruismo
    o dell’indifferenza comuni.

    Ed una serenata,
    fatta, tra l’altro, alla grande,
    con più strumenti,
    non è solo un semplice omaggio
    augurale ad una coppia
    Merin e Giuseppe,
    ma un evento, per me,
    più che importante
    almeno per due ragioni :
    per il gesto in sé,
    che mi commuove
    in quanto rammemora
    sprazzi di vita,
    che pure ho vissuto
    nella mia breve giovinezza,
    allorché, di notte,
    ai piedi d’una finestra,
    da cui tremolava
    complice un lume,
    lasciato acceso a bella posta,
    sul filo d’un canto d’amore,
    e l’armonia di corde,
    strimpellate alla “benemeglio”,
    pieno di speranza e d’ardore,
    bussavo a un cuore,
    che sapevo compiacente,
    perché m’aprisse;
    ed anche perché,
    proprio in questi giorni,
    sul filo d’una miseria
    che vieppiù incombe sul Paese,
    sobillati dalle Destre,
    incauti cittadini dei sobborghi
    di grandi e piccole comunità,
    invece d’accoglierle in pace
    per vivere insieme fraternamente,
    assalgono persone inermi,
    dal cognome esotico e diverso,
    come quello di Botalaeva,
    che hanno il solo torto
    d’essere fuggite da terre
    altrimenti martoriate e concusse,
    per salvarsi.

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