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Concordia, sta affondando il decreto salvacoste

Concordia, sta affondando il decreto salvacoste

Tre anni dopo il relitto della Concordia ha lasciato la costa del Giglio e restituito all’isola il suo panorama originario. Tre anni dopo il Tar del Veneto ha annullato il divieto al transito delle grandi navi nella laguna di Venezia, a pochi metri da piazza San Marco. E così, tre anni dopo, rischia di non rimanere traccia del più clamoroso incidente nella storia della moderna navigazione nel Mediterraneo.

grandi navi venezia isola del giglio giglionewsSe è vero infatti che la sicurezza in questo settore progredisce anche sui disastri, tutti avremmo sperato che il naufragio della Concordia fosse servito almeno ad evitare lo scempio delle grandi navi davanti al campanile più famoso del mondo. Sull’onda dello sdegno davanti all’imbarazzante constatazione che navi lunghe 300 metri potessero lambire i tratti più delicati dei nostri litorali nacque infatti il cosiddetto decreto “salvacoste” a firma Passera-Clini.

Navi a distanza di rispetto, quindi, dalle aree marine protette e dai parchi nazionali costieri e grandi navi via anche dal canale di San Marco a Venezia. Poi i mugugni del Comune di Portofino (area marina protetta!) che, spalleggiato dalla Regione Liguria, riuscì clamorosamente ad aprire una breccia nel provvedimento e riavvicinare così le navi da crociera alla costa.

Infine, il lungo tira e molla con gli operatori del settore crocieristico su Venezia, che la settimana scorsa ha fatto registrare un punto al Tar a favore di chi pretende i passaggi ravvicinati. Ora il ricorso al Consiglio di Stato, ancora un’occasione per sperare che quel naufragio di tre anni fa abbia almeno insegnato qualcosa.

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Un commento

  1. Armando Schiaffino

    Nel 1978 in una pubblicazione proponemmo un’Area Marina Protetta all’isola del Giglio con zone di riposo biologico a rotazione. Ci mangiarono vivi. Nel 1986 fu approvata per l’isola di Ustica, con grande soddisfazione di residenti, pescatori e operatori turistici (e che ancora funziona) la prima Area Marina Protetta italiana. Potevamo essere stati noi i primi, ci dispiacque ma ce ne facemmo una ragione.
    Durante l’amministrazione Brothel l’assessorato all’ambiente formalizzò una proposta di Area Marina Protetta che, come noto, prevedeva la possibilità di avvicinamento agli scogli delle “Scole” solo a barche da diporto non superiori ai 25 mt. Dopo il disastro della Concordia fu varato il “decreto salvacoste”. Anche questa volta potevamo essere stai i primi, ce ne dispiacque ma ce ne facemmo una ragione.
    In questi giorni il TAR Veneto ha addirittura annullato il divieto al transito delle grandi navi nella laguna di Venezia. Pensavamo che la mancanza di lungimiranza fosse prerogativa solo del 55% dei Gigliesi per cui la sentenza del TAR ci ha arrecato un dispiacere ancora maggiore; anche perché, mentre nel caso del Giglio la Concordia ha sbattuto contro il granito, che per l’appunto è duro come il “granito”, nel caso di Venezia ci ritroveremmo presumibilmente con la prua della nave incastrata a Mestre dopo aver cancellato dalla faccia della terra una meravigliosa città d’arte, sospesa da circa mille anni su pali probabilmente quasi marci. In tale caso saranno i veneziani a doversene fare una ragione e i giudici del TAR a doverlo spiegare al mondo.
    Armando Schiaffino

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