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Vola Bruno ... lassù, sulle ali dei gabbiani
Vola Bruno ... lassù, sulle ali dei gabbiani

La notizia è arrivata nella nottata e la nostra isola si è svegliata apprendendo nella mattinata della perdita di un amico carissimo. Nella serata di ieri si è spento a Grosseto, dopo una lunga malattia, Bruno Caponi, artista orbetellano con il Giglio nel cuore.

programma san mamiliano 2014 isola del giglio castello giglionewsVogliamo stringerci al dolore della famiglia ricordando Bruno attraverso una breve biografia, i versi di un suo carissimo amico ed alcune immagini (come quella qui a fianco) che meglio di ogni altra cosa riassumono quanto l'essenza più profonda dell'essere gigliese avesse pervaso la sua anima, portandolo a sentirsi un figlio della nostra granitica terra isolana.

Per chi, tra i lettori non gigliesi, non lo avesse conosciuto, Bruno Caponi, classe 1929, è stato un artista, orbetellano di nascita e gigliese di adozione, profondo conoscitore del nostro territorio, con alle spalle un excursus artistico di fama nazionale e internazionale.

Le opere di Caponi hanno raccontato la calma delle acque della laguna di Orbetello ed il mare del Giglio nelle gallerie d’arte di Firenze, Brescia, Milano fino a quelle di Philadelfia, Boston, Francoforte, Solothurn, Malta e tante altre ancora.

bruno caponi isola del giglio giglionewsAvevo diciotto anni, più o meno, - si raccontava l’artista - e di fronte al tacito, contrastato equilibrio di una natura dal cromatismo sfuggente ho avvertito l’estraneità di quanto mi circondava. La pittura, la poesia del colore, della forma, mi è apparso allora l’unico modo possibile per sentire parte di me quello che mai mi sarebbe appartenuto” La pittura di Bruno Caponi, come si legge in alcune recensioni delle sue opere, trasmette col freddo calore delle sue lune, dei suoi mari, delle sue dune l’intensa e sofferta proiezione della sua interiorità, del carattere schivo, proprio di un uomo che sapeva essere generoso e affabile. Se è vero che tutto è già stato detto e raffigurato e che l’arte del ‘900 può solo riproporre, rielaborare, rivisitare, l’argenteo nitore di queste lune sembra regalarci una luce diversa, un limpido languore per recuperare la capacità di guardare il mondo che ci circonda.

Bruno diceva sempre di non amare i particolari, gli sfuggivano come agli occhi di un bambino, di cui, nonostante gli anni, ha saputo sempre mantenere lo stupore. Eppure quei cieli cupi sul mare di acciaio, quelle dune di sabbia che il sole non riesce a raggiungere, più di ogni parola, ci dicono la desolata solitudine, l’ansia inquieta di un artista moderno, di un uomo del nostro tempo, abituato a cercare le ragioni profonde nella quotidiana concretezza delle cose, estraneo ad ogni metafisica, consolatoria tentazione.

Le parole dal cuore di Gian Piero Calchetti, amico da quasi 60 anni:

A BRUNO CAPONI GRAN PITTORE E GRAN “BARZELLETTIERE”

Bruno, appena morto, è già risorto in me, nei miei ricordi, fin’ora muti e sordi, di quando, ancora giovincello, nelle notti d’Estate, ad Orbetello, passeggiando pel Corso od altra via, assieme a scelti amici in compagnia, tanto da sembrar ‘na “riseria”, mi scompisciavo tosto di risate per le sue “arguzie”, dette o recitate.

Così come quando ho intervistato un critico d’arte accreditato, cui chiesi quali fossero i migliori di Madre Maremma i suoi pittori, sentendomi risponder senza flemma: “Ebbene sono tre, detto in soldoni, Caponi, Caponi, più Caponi!”.