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La “Legge Fornero”, la Corte Costituzionale e l’ineffabile Renzi

LA “LEGGE FORNERO”, LA CORTE COSTITUZIONALE E L’INEFFABILE RENZI

Questa vicenda delle “trattenute” pensionistiche, da restituire, se non avesse del tragico, potrebbe essere definita una vera e propria farsa.

Farsa che, di giorno in giorno, s’arricchisce di nuovi episodi, tutti fomentati dalla classe di governo, assecondata dalla stampa più o meno sprovveduta che, senza soluzione di continuità e ben più di quanto già, “scandalosamente”, avveniva con Berlusconi, sodalizza acriticamente con Renzi.

Un Renzi del tutto incolto quanto altrettanto sfrontato e ciarliero che gode del privilegio, a nostro discapito, di sgovernare, speriamo preterintenzionalmente e non premeditatamente, il Paese.

Ragion per cui, per “farsela tornare” come gli conviene, azzarda valutazioni su fatti e sentenze, di stampo eminentemente giuridico, attraverso strumentalizzazioni di tipo esclusivamente politico-partitico.

Così è, ad esempio, quando asserisce, dimenticando la Costituzione, che il risultato elettorale determina chi debba governare, mentre il voto attribuisce invece lo “status” di rappresentatività alle forze politiche in campo, lasciando poi a patteggiamenti e trattative il compito di indicare al Presidente della Repubblica la persona cui attribuire l’incarico di formare il Governo.

Oppure, allorché disinvoltamente dichiara che sì, la Corte Costituzionale ha “bocciato “ il provvedimento “Fornero”, ma non ha indicato come ad esso si possa rimediare.

Ebbene, il “nostro”, evidentemente non sa o fa finta di non sapere che le “Corti”, di qualsivoglia fattispecie esse siano, sanzionano, assolvono o rimandano ad altro grado di giudizio, senza proporre od ordinare come cosa si debba fare per rimediare agli errori commessi.

Semmai è attraverso il cosiddetto “Dispositivo di Sentenza” che, pubblicato dopo un ragionevole lasso di tempo, possono trarsi indicazioni atte a non “ripercorrere” strade improprie per rimediare alle “frittate imbandite”.

Ed allora, l’ineffabile Renzi, come pensa di rimediare, facendosi indovino della volontà dell’Alta Corte, ai danni della Fornero?

Intraprende la carrareccia dissestata di altre “discriminanti” tra cittadino e cittadino, tra pensionato e pensionato, tra contribuente e contribuente, che, con ogni probabilità, lo porteranno ad essere parimenti censurato dei medesimi Giudici Costituzionali.

Di fronte all’ipotesi di un “salasso” di circa 18/19 miliardi di Euro, che stanno al cospetto di un debito pubblico che, negli ultimi 6 anni, anziché decrescere, come sarebbe convenuto e come più volte promesso, s’è incrementato di 100 miliardi di Euro, più qualche spicciolo, un uomo di governo cosa avrebbe dovuto fare?

In primo luogo, avrebbe dovuto smetterla, e con lui la maggior parte dei giornalisti “al seguito” di definire quale salvaguardia per le restituzioni, la soglia dei 3.000 Euro, specificando che questo “paletto” posto a discrimine d’una “ricchezza” inesistente, è da considerarsi al lordo delle detrazioni e delle imposte automaticamente sottratte dall’I.N.P.S. al “pensionato”.

In secondo luogo, trattando con i Sindacati, avrebbe dovuto proporre un programma di restituzione a tutti del “maltolto”, siccome, con altra forma lessicale. l’ha definito la Corte Costituzionale, contestualmente provvedendo ad elaborare provvedimenti “alternativi”, per coprire il “buco” di bilancio che si sarebbe determinato.

Questo e solo questo fa un uomo di Stato dall’eloquio meno facile, ma dalla determinazione di governare il “Vascello-Italia” come si conviene e con tanto d’attributi in acque procellose quali le nostre, anziché rincorrere la facile demagogia delle elemosine e delle facili promesse.

Scusatemi una licenza, anzi due licenze per significare, senza elucubrazioni economicistiche, attraverso il buon senso popolare ciò che si accinge a fare Renzi, di fronte ad una sentenza perentoria di restituzione del “maltolto” impostagli dai Giudici Costituzionali.

E’ come se, alla stregua di quanto poteva accadere in passato ad un boia che, tutto compenetrato nel ruolo di tagliare la testa ad un condannato, alla comunicazione improvvisa del conferimento della grazia sovrana, il preposto all’esecuzione, per non mortificarlo, gli avesse detto: “Non ti preoccupare, la testa non potrai mozzargliela ma, a parità di compenso ed a tua insindacabile discrezione, ti sarà comunque consentito di mozzare a questo mentecatto una gamba od un braccio, ovvero tutti e due!”

La seconda licenza, invece, l’attingo da una storiella paesana d’Orbetello, che forse non è propriamente lagunare, bensì, patrimonio comune della gente del più vasto contado maremmano.

Questi i fatti: un povero debitore, nell’imminenza della restituzione d’un prestito, non riuscendo più a dormire perché non aveva “rimediato” la somma necessaria a sanare il debito e perché la moglie lo angosciava dicendogli, di tanto in tanto, “Dio mio come faremo?”, una notte aprì la finestra e, chiamato il dirimpettaio creditore, che se la dormiva alla grande, gli chiese di affacciarsi.

Poi, appena l’ebbe faccia a faccia, senza tanti riguardi, gli disse testualmente: “Caro amico, visto che è più d’un mese che non dormo a causa del tuo prestito e di questa disgraziata, che non fa altro che ricordarmelo, penso che sia giunto il momento che sia tu a non dormire, perché ti comunico che non ti restituirò un bel niente!!!”.

Dopo di che, chiusa la finestra e tornato a letto, si mise tranquillamente a dormire.

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