Avere, apparire o essere

AVERE, APPARIRE O ESSERE

Giglio, un mare di differenze
il Giglio è sempre un fiore
c’è un Giglio nel mio cuore
Quelli che … amano lisola del Giglio

Forse ve ne sono altri di slogan inneggianti alla gentilezza del nome, al fascino del mare e alla inebriante primavera.

Lette dal gigliese che vive fuori, tali frasi pungono, spine nel cuore, al desiderio nostalgico del ritorno su questa “isoletta mia bella”.

9 meritato riposoIl desiderio di libertà che l’uomo – spesso a suo discapito – si porta dietro, rafforza il sogno di tanti a solcare, onda dopo onda quel “Mare di differenze” per trovare nell’aria, che “il Giglio è sempre un fiore”, scoprirselo piantato, piano, piano “nel proprio cuore” e riconoscersi così tra “Quelli che … amano l’isola del Giglio”.

Il sogno di andare “oltre” il mare, accompagna la letteratura di mezzo mondo. Dall’Ulisse di Dante ai nostri giorni… “Potrò, oltre quel mare… Quietare le mie disattese attese… L’approdo dell’anima…

Ma il Giglio è magico e nella sua magia è capace di rendere liberi i pensieri altrimenti prigionieri del quotidiano compromesso con l’esistenza. E’ facile farsi avvolgere da tale magia: basta sbarcare in punta di piedi, con discrezione e spogliarsi della presunzione di – Avere o Apparire – e lasciare con – l’Essere – che siano il mare, il vento, il sole a dare il benvenuto.

La vera forza del Giglio è il benessere che tali elementi dispensano a chi sa guardare e partecipare con umiltà, senza clamore.

“Sempre al momento del sorgere del sole” o “Seconda a destra, poi dritto fino al mattino” là si trova l’isola che non c’è”. (Peter Pan)

Dedicato alle allegre e meravigliose donne – gigliesi e non – che hanno partecipato generosamente alla pulizia delle quattro importanti cale dell’isola (di cui, molto probabilmente neanche ne usufruiranno): Pertuso, Allume, Capo Marino e Smeraldo, spinte soltanto dal compiacimento di vedere il Giglio e quindi il Mare, come suggerisce la Natura e … il loro Cuore.

Palma Silvestri

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    “IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO”

    Siccome la brava Alina Fanciulli, di cui mi sono andato a leggere, apprezzandole, le sue “uscite” su GiglioNews, ha voluto fornire un amicale “assist” consolatorio all’altrettanto brava Palma Silvestre, in merito al mio “commento” sui versi de la “La Portolana”, asserendo, tra l’altro, testualmente “la critica si esercita esponendo argomenti” e, quindi, astenendosi dall’esercitare fantasie, prendo spunto dal bel “servizio” giornalistico di “Silvestra” (che, per me, tale e quale rimane non ostante il “bisticcio”), per dimostrarle se la mia “vis” critica, poggia o meno sulle fondamenta d’un minimo di talento in materia, prescindendo del tutto dal fatto che, nei quasi sessant’anni di attività giornalistica, mi sia occupato di critica letteraria, cinematografica, pittorica etc., abbia presentato libri di altri e ne abbia pure scritto di miei, assieme a racconti e versi, per i quali mi sono stati conferiti premi ed attestati.
    Ebbene, mi compiaccio profondamente per il “pezzo” di Palma Silvestri, titolato “Avere, apparire o essere”.
    Me ne compiaccio perché anch’io, come lei, ma certamente meno di lei, che al Giglio è nata, amo tanto quell’isola di sogno.
    Così come mi congratulo per la documentazione fotografica che, graficamente e visivamente prevalendo sul testo scritto, documenta l’opera assai meritoria dei “volontari che ripuliscono siti e percorsi ambiti da chi fruisce indegnamente delle bellezze dell’isola, sozzandole senza riguardi.
    In questo contesto d’immagini e di scritti documentali, che impongono il massimo rispetto e la massima riconoscenza per chi ne è stato autore e promotore, proprio in virtù delll’oggettiva prevalenza dell’impatto visivo, però, l’ultimo verso della “quartina”, messa in apertura, a mio parere, andrebbe, per così dire, rivisitato”.
    Infatti: se è notevole l’intuizione del primo verso in cui con il termine “differenze”, s’intende significare, come in un caleidoscopio, la poliedicitrità e la molteplicità delle attrazioni paesaggistiche dell’Isola; se, nel secondo, è, di fatto, vista “sempre in fiore” (meglio che “sempre un fiore”); se, nel terzo prorompe, come frutto d’una introspezione onnicomprensiva di meditati sentimenti, grande affettuosità verso questa accogliente “dimora” (a cui s’intende tornare) e per la sua gente, circondate dal mare, è pur vero che nel quarto, ad onore delle ragioni che hanno ispirato l’articolo, mentre è sostanzialmente pleonastico sottolineare il fatto che chi cura e preserva il Giglio dalle “sozzure”, immancabilmente lo ami, diventa, invece, “conseguente” affermare, in modo perentorio ed icastico, nonché reiterando la rima, che non si può non tenere massimamente a cuore “quelli che lo puliscono dalle “rimanenze”.

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