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Rumori cantiere ex Concordia: tutto in mano ai legali

Rumori cantiere ex Concordia: tutto in mano ai legali
Riunione Proloco Isola del Giglio 25/5/2015

Questa lettera io scrivo anche per avere un rispetto per mia moglie Marja Bouts che si è esposta nella storia dell’ex Concordia, anche per altri Gigliesi.

micoperi 30 isola del giglio giglionewsSiamo venuti alla riunione della Proloco alle 17 in Giglio Castello. Un benvenuto. Eravamo in tutto forse in 10 persone o meno. Ma che succede alla Proloco?

Il Presidente Angelo Milano ha detto in malo modo a mia moglie “Benvenuti. Lei ha il coraggio a parlare male del Giglio. Oggi non parliamo più di questa storia”. Si è ostinato a voler evitare l’argomento, anche quando siamo soci Proloco e comunque abitanti dell’Isola del Giglio. Dopo io ho detto: “Facciamo registrazione di voce” –mentre lui diceva “A me non interessa”, e così ho registrato tutto.

Alla fine della riunione Marja ha parlato e ha chiesto chiarimenti.

Complimenti al Sindaco Sergio Ortelli che ha spiegato la situazione in maniera chiara e corretta.

Queste sono le ultime parole che scriviamo di nostra iniziativa su questa storia dei rumori del cantiere ex Concordia, perché ora la faccenda è nella mani dell’avvocato.

Johannes Stam e Marja Bouts

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7 commenti

  1. Pietro Rinaldi

    Caro Attilio, se fosse dipeso da me, i fondali di punta Gabbianara e dintorni sarebbero già belli e bonificati, in primis perché all’Impresa Appaltatrice della rimozione della Concordia avrei attribuito (in termini contrattuali) anche la contestuale bonifica dei fondali, lavoro fondamentalmente legato strettamente alla grande operazione di radrizzamento e recupero della nave._ L’Amico Gian Piero, come qualsiasi altra persona di buon senso (Isolani compresi) , avrebbero certamente apprezzato lo stesso principio, e non voglio dilungarmi su questa “stranissima strategia” sulla quale sicuramente qualcuno indagherà._ Nello specifico, Attilio, affermare che tutte quelle cozze (forestiere o aliene perché provenienti da chissà dove, come qualcuno ha voluto chiamarle, che sono morte per la calda temperatura delle acque Gigliesi) una volta seccate si siano staccate e cadute a profondità di 70 m, mi sembra una affermazione azzardata (o, come spesso dici Tu) provocatoria, visto che la Micoperi 30 è stata per la maggior parte del tempo a ridosso della Concordia …… ovvero intorno ai -30 metri di profondità._ Mi pare, tra l’altro, che anche “QUELLI DEL MEMORIALE” avessero proposto una strategia diversa almeno per la pulizia dei fondali ed è passato quasi un anno.

  2. Attilio Regolo

    Ah è così, Pietro?
    Allora provaci tu a ripulire dal fondale roccioso a 70 mt qualche centinaio di migliaia di gusci bivalva di cozza senza far rumore!
    A questo punto mi offro anch’o come perito di parte , ma a difesa della povera e bistrattata Micoperi 30!
    Saluti affettuosi.

  3. Attilio Regolo

    Su via, caro Gian Piero, non te la prendere così per qualche battuta internautica.
    Se ti offendi tu che sei un libero pensatore e commentatore di GiglioNews per qualche parola un po’ “carica” di effetto figuriamoci allora come potrebbero reagire i coniugi Stam tramite i loro avvocati per qualche frase che non gli aggrada!
    Nessuno ti ha voluto dare del “menagramo” evocatore di chissà quale giudizio universale sia per i rumori del cantiere Concordia o per altro e se te ne ho dato motivo per pensarlo me ne scuso.
    Ho voluto solo implicitamente esprimere e ribadire l’opinione che nella tragica ed abnorme vicenda naufragio Concordia e conseguenze al netto della casualità che gioca sempre un ruolo importante nelle disgrazie piccole o grandi che siano non è possibile distinguere nettamente le responsabilità tra controllati e controllori, tutti di elevatissimo grado e qualità a livello nazionale e internazionale, e che pertanto sia necessario accettare anche se obtorto collo che entrambe le categorie di suddetti soggetti responsabili si siano lasciati alquanto liberi di accordarsi su modi tempi e procedure per rimediare prima e per quanto possibile al gravissimo danno materiale e di immagine inferto non solo all’Isola del Giglio e alla sua gente ma all’intero settore della marineria commerciale nazionale.
    E pertanto non vedo proprio chi e come al di fuori della stessa Società Armatrice, leader mondiale del settore,. che si è resa protagonista certamente involontaria di un disastro di tale portata con il sostegno e la supervisione di controllo delle massime istituzioni locali e governative nazionali potesse affrontare con la medesima efficacia, se non altro oltre che moralmente e materialmente obbligata perchè primariamente interessata ad un tentativo di recupero il più rapido possibile dell’immagine commerciale perduta, potesse affrontare dicevo una impresa di recupero relitto e ripristino ambientale di tali dimensioni e complessità tecnico-economica.
    Cordali saluti.

  4. Pietro Rinaldi

    Per addolcire le acque, cari assidui e competenti amici interlocutori Attilio e Gian Piero, vi riporto una notizia che ho ascoltato ieri in macchina su radio 1: tutto quel casino di cantiere che continua, imponendo servitù di accesso alla costa, che lavora o non lavora, con produzione di rumori o non rumori, che chiede ancora il posizionamento di containers sul pontile, con “improbabili” annunci di realizzazione di possibili licei (?) sull’Isola, etc. . e che sarà lì ancora per circa un anno …………… a tuttoggi ha prodotto “sostanzialmente” la pulizia dei fondali dalle valve delle cozze morte, disseminate nella zona intorno a punta Gabbianara, ed ivi trasportate dalla parte immersa della Micoperi 30 !!! E NON SONO IO A DIRLO …………….. sarà vero ???_ Non parliamo poi del caso “malaugurato” che dovessero iniziare a demolire le piattaforme del falso fondale._ E’ naturale e doveroso quindi osservare che quanto argomenta il nostro caro Gian Piero sia ……….. a b b o n d a n t e m e n t e condivisibile._ Al punto che sentirei di propormi come perito di parte di chi sta intraprendendo, oggi, azioni legali._ E non sto, in questa sede, a snocciolare competenze di merito, mi basta solo ribadire il mio viscerale amore per l’Isola e l’orgoglio di avere avuto da Lei i miei ascendenti da parte di Madre.

  5. Gian Piero Calchetti

    Caro Attilio,
    troppa è la stima reciproca che ci unisce perché si debba finire per polemizzare malamente tra noi.
    Se, però, così è, per favore, evita, ogni volta che intervieni, di darmi sostanzialmente del “menagramo”, come se il sottoscritto cercasse di “evocare” chi sa quali eventi giuridici epocali in merito alla vicenda, purtroppo assai tragica, della Concordia.
    L’unica cosa che ci tengo ad evidenziare, e lo vado dicendo fina da quanto ho intrapreso ad intervenire in merito alle operazioni di risanamento, è che, a mio modesto parere, la procedura, in senso lato e generale, di “bonifica”, seguita dalle autorità preposte, non è, eufemisticamente parlando, da ritenersi “lineare”, ragion per cui, continuo ad assesire che il “ripristino” non doveva essere affidato a chi, di fatto, aveva la “responsabilità oggettiva” ” del danno procurato.
    Sappi che nutro generale e consolidata disistima per avvocati e medici in quanto li ritengo, almeno nella maggior parte dei casi, assai venali.
    E questa procedura, per ovvie ragioni, ha portato Costa Crociere a scegliere e “patteggiare”, secondo legittima convenienza, l’esecuzione ed i relativi costi con la società o con le società incaricate di rimozione della nave, della sua destinazione transitoria e finale, nonché di “bonifica” di scogliera e fondali interessati.
    Tutto qui.
    Quello che io contesto è che una volta che l’operazione, mal impostata, lo ripeto, è partita, non può che procedere secondo convenienza economico-finanziaria, nonché patrimoniale di Costa Crociere e Micoperi.
    Hai perfettamente ragione, quindi, quando dici che un lavoro di tale portata, se non lo si conduce secondo tempi e procedure acconcie, non lo si può gestire.
    Salvo ovviamente allungare i tempi d’esecuzione, datandone la fine alle “calende greche”.
    Ed è sempre per questo che, non ostante la generale volontà, ”in primis” la tua, di salvare le piattaforme, il salvataggio implicherebbe, minor lavoro per la Micoperi, che dovrebbe rivedere la valutazione della convenienza imprenditoriale ad eseguire un lavoro, contrattato in un modo e “realizzato” per poco più della metà di quanto sottoscritto .
    Un’impresa, se è un’impresa seria, guarda con attenzione al proprio conto economico, perché ogni variazione della consistenza del ” lavorato” ha ripercussioni sul risultato netto finale.
    Siccome è ovvio che, se non si dovessero “abbattere le “piattaforme, recuperandone il materiale, i tempi si accorcerebbero di molto ed i disagi ed il rumore, via via procedendo, verrebbero in massima parte a diminuire fino a cessare del tutto.
    Ai danneggiati, quindi, a coloro che tengono alla loro salute ed alla loro “tasca” di imprenditori turistici, allo stato delle cose, di fronte alla “fuga” ed alle disdette dei loro “clienti”, cosa mai altro resta da fare se non adire le vie legali è chiedere i giusti danni indotti dal disagio cui sono costretti?
    Danni che, a mio specifico e personale giudizio, mentre impongono alle autorità amministrative dell’isola e, soprattutto, al Presidente della Proloco, di concedere, istituzionalmente, audizione ed opportunità di valutazione degli eventi che suffragano l’apertura d’un contenzioso, consigliano la si smetta d’accusare le “vittime” per il fatto che si lamentino d’una situazione di cui sono protagonisti passivi loro malgrado, adducendo il fatto che i “rumors” dei loro “lai”, mettono in una cattiva luce le prospettive d’una stagione turistica gigliese all’insegna della quiete e del buon vivere.

  6. Attilio Regolo

    Cavolo, Gian Piero!
    Ora, con gli avvocati dei coniugi Stam in allerta, bisognerà pure aver timore ad esprimere qualche commento su Giglionews circa il problema dei rumori del cantiere ex-Concordia perché c’è da vedere di ritrovarsi trascinati in tribunale in men che non si dica per qualche parola di troppo o interpretata male.
    Così, caro Gian Piero, a forza di evocare i giudici sarai accontentato.
    Ma insomma, fuori dalle battute, come si può ragionevolmente pensare che un’operazione mastodontica come quella della bonifica e ripristino di interi ettari subacquei e di superficie della costa di Punta Gabbianara del Giglio dove nel corso delle lavorazioni di cantiere si scontrano grandi strutture mobili di di acciaio con altre fisse di acciaio o cemento armato in conseguenza della grande tragedia Concordia possa essere portata a compimento senza fare il minimo rumore e senza arrecare qualche fastidio acustico a residenti e villeggianti?
    E d’altra parte come si può concepire che un’operazione complessa e difficoltosa come quella suddetta possa espletarsi esclusivamente nel periodo di turbolenza meteorica e marina del pieno inverno fuori stagione turistica?
    E anche se qualcosa si può provare a fare per rendere meno disagevole la convivenza più o meno vicina e forzata con quel megacantiere marittimo non si può certo illudersi che si possa come d’incanto creare sull’isola una specie di cupola protettiva ovattata totalmente esente da disturbi acustici.
    Saluti.

  7. Gian Piero Calchetti

    La “vicenda” dei rumori del Cantiere, mi induce ad alcune amare riflessioni.
    In primo luogo, che l’Italia, ritenuta dai nostri “legulei”, rifacentisi alla Storia Romana”, che la definiscono ancora la “Patria del Diritto”, tale non è affatto, in quanto è, invece (no me ne vogliano gli illustri togati”), la “Patria degli Avvocati”.
    Basta, infatti, effettuare anche solo un confronto con la Francia e ci si avvede che (cito a memoria) solo quelli del Lazio, sopravanzano, per numero, quelli dell’intera nazione “cugina”.
    E siccome questo non induce, tra le pletore di “azzeccagarbugli” che si annidano ad ogni livello ed in ogni settore dei molteplici Tribunali, all’amministrazione di una “Giustizia giusta” come, in lungo ed in largo, si reclama, si arriva ad affermare (pure il sottoscritto l’ha fatto) che,se, nel nostro Paese, la Legge è uguale per tutti, la Giustizia non lo è affatto.
    Tanto che, mentre, per solito, è “inflessibile”verso la “gente comune”, di converso, è quasi sempre di “manica larga”, ovvero duttile e flessibile come si dice per l’oro, di cui, sotto varia fattispecie, possono e sanno avvalersi, per le persone “abbienti”, a prescindere dal fatto che siano più o meno rappresentative delle istituzioni.
    In secondo luogo, visto che, non ostante l’educazione cattolica ricevuta, che, evangelicamente, imporrebbe di “porgere l’altra guancia” e d'”amare il prossimo alla stregua di se stessi”, siamo anche alquanto “rissosi”, come, del resto, lo sono i componenti d’ogni società economicamente regressiva,”acumenica” ed intollerante (basta, al riguardo, guardare all’insorgere di movimenti politici, quanto più radcali, intolleranti e stizzosi verso i “diversi” e verso l’immigrazione), avendo a disposizione un “mare” d’avvocati, cui poter ricorrere, alla fine ad essi ci si affida o si è costretti ad affidarci per tutelare diritti, per i quali anche soloi l’applicazione del l buon senso sarebbe bastevole.
    Così, infatti è finito il “garbato” quanto corretto contenzioso che i coniugi Marja Bouts e Johannes Stam, avevano aperto, al cospetto dell’opinione pubblica gigliese, con l’Amministrazione locale e con i “titolari” del cantiere per il ripristino, sempre che sia possibile ed augurabile, in quanto molteplici sono le opinioni, nello “status quo ante Concordiam”, del sito della Gabbianara.
    Perchè mai è avvenuto questo?
    Questo è avvenuto perché, in terzo luogo, a mio parere, i diritti, individuali, fondamentali ed inalienabili, di cui ciascuno cittadino è titolare, quali, l’incolumità personale, la difesa della proprietà, la giusta quiete e la fruizione legittima delle potenzialità di questi beni, nel caso dei signori Stam-Bouts e di altri come loro, non hanno trovato tutela (al di là delle esternazioni verbali di solidarietà ricevute) nella pubblica Amministrazione, cui compete sovrintendere alla quiete pubblica.
    Non solo questa sostanziale latitanza d’interventi tutorii, immagino, però, abbia spinto i danneggiati ad annunciare l’iniziativa legale, ma anche il fatto, esecrabile da ogni punto di vista, che, mentre, nello specifico lamentavano legittimamente e formalmente che i disagi indotti dal lavoro del cantiere, avevano prodotto la disdetta delle prenotazioni e l’interruzione del soggiorno da parte di chi, alla ricerca di pace e tranquillità, aveva invece trovato rumori e fastidi, li si sia addirittura accusati, come si dice in Maremma, di “tirare i sassi alla piccionaia”, ovvero di creare gravi allarmi presso le agenzie d’intermediazione, rispetto al potenziale mercato turistico che alimenta l’economia dell’isola.
    Insomma, almeno stando alle cronache, non solo si sono trovati nello spiacevole ruolo d’essere, contestualmente, come si usa dire, “cornuti e maziati”, ma, addirittura, secondo quel che scrive il signor Stam, pressoché redarguito dal Presidente della “Pro Loco”, organismo istituito anche per gli”operatori turistici, di cui, non a caso, sono soci.

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