Pulizia fondali: relazione quindicinale 1 – 15 Gennaio

Pulizia fondali: relazione quindicinale 1 – 15 Gennaio

Pubblichiamo di seguito la relazione quindicinale, elaborata dal consorzio CIBM (Uniroma) e condivisa con il Project Management della Micoperi, che Costa Crociere invia periodicamente all’Osservatorio per il monitoraggio della Regione Toscana nell’ambito della fase finale del ripristino dei fondali a seguito della rimozione Costa Concordia dalle acque di Punta Gabbianara.

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5 commenti

  1. Gian Piero Calchetti

    MI PIANGE IL CUORE

    Mi piange il cuore
    pel dolore
    e pur di rabbia
    schiumo,
    ché tanto
    e tanto
    mi consumo
    a ripensare
    al male
    che s’è fatto
    a lasciar fare
    agli altri
    (mai s’impara),
    “interessati” e scaltri,
    lo scempio
    a Gabbianara
    e pure al Giglio,
    di cui, seppure
    a stento,
    ancor mi sento
    figlio.

    Le Piattaforme,
    ch’erano d’esempio
    d’una tragedia enorme
    quanto il mare
    eran da preservare
    ad ogni costo,
    piuttosto
    ch’esprimere soltanto,
    e sol di tanto in tanto,
    un’opinione,
    per mettere sossopra
    una “concione”
    o qualche discussione
    in merito a quell’”opra”,
    che, al fine, c’ha lasciato
    il tempo ch’ha trovato.
    I fatti sono fatti,
    amici cari,
    Pietro ed Attilio,
    amici rari,
    considerati “matti”,
    e quel tal “visibilio”
    d’attracco
    ed altro ancora
    non c’è più, ora,
    ché tutto è catafratto
    e desolato;
    ché tutto
    è, ormai, distrutto
    ed il Comune,
    che non fe’ “belato”
    ed ha perso il lume,
    presenta, senza acume,
    né lamenti,
    programmi di sventura
    per la sorte futura
    del Paese:
    niente investimenti
    e niente spese
    perché il Bilancio è “teso”,
    ovvero tutto è speso
    ed impegnato,
    e quel ch’è stato
    è stato.
    Mi piange il cuore
    pel dolore
    e pur di rabbia
    schiumo,
    ché tanto
    mi consumo
    a ripensare
    al male
    che s’è fatto
    a lasciar fare.
    Avremmo, piuttosto,
    fatto il fatto nostro.
    mostrandoci più arguti,
    e pur più “resoluti”:
    dire il dovuto
    ma scendere
    anche a mare,
    a realizzare
    uno smacco
    “salutare”,
    ovvero un blocco
    di barche e di gozzi
    ardimentosi e rozzi,
    pronti alla mischia
    a ridosso del cantiere
    con chi s’ infischia,
    dal “salvaguardare”
    ché solo smantellare
    è il suo mestiere.
    Avremmo potuto,
    per atto ultradovuto,
    anche arrischiare,
    di finire in gabbia
    a scontar la rabbia
    e l’operare,
    perché le piattaforme,
    se salvate,
    qual attracco informe,
    se allestite,
    come avemmo a dire,
    e a dimostrare,
    avria potuto divenire,
    non solo il simulacro
    d’un’ altare
    d’una tragedia
    grande
    come il mare,
    ma anche l’inizio
    e non la fine
    d’un regime
    di tanto quel da fare,
    che, se un po’ di giudizio
    avesse avuto,
    ‘sto Comune poco risoluto,
    avrebbe ben potuto realizzare.

  2. Il problema principale, cari Pietro e GianPiero, e’ come fare ora a non disperdere e se mai a rivalorizzare, da parte del Giglio e della sua gente, evitando di relegarlo ai soli meandri della memoria, quell’enorme bagaglio di esperienza e conoscenze acquisite nel triennio 2012-14 e connesse alle straordinarie vicende del naufragio e successiva rimozione della nave Concordia. Saluti calorosi dal vostro amico internautico Grossetano.

  3. Caro Gian Piero, ti ringrazio per il tuo commento che rafforza e convalida le osservazioni, peraltro semplici e ovvie, che sono scaturite spontaneamente dopo la lettura di quel comunicato sull’andamento quindicinale dei lavori di bonifica (se di bonifica si può parlare) dei fondali ._ Questo tipo di informazione OFFENDE a mio avviso l’intelligenza umana e mi sento sempre di svelarne, quando è possibile, l’ingannevole dileggio di chi legge, in altre e più comprensibili parole, la presa per il c. della popolazione._ Mi sento inoltre di condividere la franchezza con la quale individui alcune “compiacenze” (chiamiamole così) di chi avrebbe potuto impegnarsi un po’ di più nel raggiungimento di un risultato lungimirante per l’Isola che ha sofferto una tale tragedia (il naufragio della Concordia). CHI VUOL CAPIRE CAPISCA e si interroghi sul perché solo due persone o poco più, fanno ancora queste osservazioni su giglionews.

  4. Gian Piero Calchetti

    Amare considerazioni le tue, anzi “amarissime” caro Pietro, e tutte condivisibili. Purtroppo l’umana stupidità, quasi sempre prevale sulle soppesate riflessioni di chi invita a meditare in merito all’utilità di ciò che, troppo disinvoltamente, ci si accinge a fare. Nella fattispecie, poi, come più volte, mi sono sforzato di evidenziare, il mero ed immediato profitto ha vinto, praticamente, senza colpo ferire, considerata la sparuta pattuglia di chi come te, me, Attilio ed gli amici subacquei di Ravenna, ha cercato di battersi perché le piattaforme rimanessero “imperiture” per i ricordi e le escursioni scientifiche, anche a prescindere da tutto quello che, a partire da queste, avrebbe potuto essere “costruito” intorno. E questo, al cospetto dell’atteggiamento, più che ambiguo, della Pubblica Amministrazione ad ogni livello istituzionale, ed, “in primis”, del Comune di Isola del Giglio che, non solo non condizionò affatto la stipula degli accordi, tra Costa crociere, le sue assicurazioni e le società di recupero e ripristino, ma neppure mosse un dito per salvaguardare l’isola dall’inutile smantellamento di un manufatto che, anche dal punto di vista umano, costituiva un simbolo sacro, da rispettare nella sua integrità, quantomeno per ricordare alle generazioni future, una tragedia, nel corso della quale, i Gigliesi seppero farsi valere al punto da meritare una medaglia d’oro.
    Ora, dopo aver letto quello che, con qualificata competenza, hai scritto, in merito allo stato dell’arte della, per così dire, bonifica dei fondali e della desertificazione che, di fatto, ne è conseguita ed ancor più ne conseguirà, mi piange il cuore e mi torna in mente ciò che riferì, il 16 Settembre 1831, il Ministro degli Esteri francese, Orazio Sebastiani, alla Camera dei Deputati, in merito alla resa di Varsavia, pressoché totalmente distrutta dai Russi, ovvero: “Aujourd’hui l’ordre règne à Gabbianarà!!.

  5. Ho letto il rapporto sul monitoraggio ambientale del periodo 1-15 gennaio 2016.__Mi nascono alcune semplici constatazioni: 1) Mi convinco sempre di più di quanto sono ignorante in materia di bonifica dei fondali, specialmente dopo un naufragio e successivo recupero di una nave da crociera lunga circa 300 m con lavori che sono durati circa 3 anni, sotto la lente di ingrandimento a livello mondiale; 2) mi convinco sempre di più di come sia stato un tragico errore quello di rimuovere dal fondo marino (circa 30 metri di profondità) opere che non avrebbero mai causato danni a nessuno, tantomeno alle biocenosi acquatiche, a fronte invece di conservare un museo marino di grosso interesse da visionare e che avrebbe attirato migliaia di appassionati sub, per anni ed anni futuri, nell’assurdo rispetto del detto “meglio un uovo oggi che una gallina domani”; 3) che la prossima estate la zona resterà ancora “militarizzata” alla faccia delle previsioni e degli amanti e frequentatori dell’Isola del Giglio; 4) mi sono veramente commosso, fino alle lacrime, nell’osservare quelle tre foto dei fondali di punta Lazzaretto, che rappresentano “l’elevata complessità e ricchezza dei “concrezionamenti” di Coralligeno dei fondali di Punta del Lazzaretto” , pensando a tutto lo scenario presente sul fondo dell’area interessata del quale nel corso dei 4 anni passati nessuno ha avuto mai la benevolenza di presentare pubblicamente e seriamente una semplice ma puntuale raccolta fotografica.

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