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Scoperto a Montecristo un nematode “alieno”

Il lato oscuro della biodiversità: scoperto a Montecristo un nematode “alieno”
E’ identico a un ceppo del Sud America. Come è arrivato nel Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano?

I nematodi costituiscono uno dei gruppi animali che ha avuto più successo nella storia della vita sulla terra. Oggi questi organismi vivono quasi in ogni nicchia ecologica e sono tra i più abbondanti animali pluricellulari del nostro pianeta. Hanno forma vermiforme e comprendono alcune centinaia di migliaia di specie, sia a vita libera che parassiti di animali (uomo compreso) e di piante. Le specie che abitano nel suolo sono per lo più piccole, vivono nelle pellicole d’acqua che rivestono le particelle di terra e detriti e si nutrono a spese di un’ampia gamma di substrati, inclusi altri nematodi e insetti.

Nonostante rappresentino la frazione maggiore di biomassa nei suoli, in pochi conoscono questi animali, che rappresentano quindi un immenso lato oscuro della biodiversità.

Nuove specie vengono continuamente descritte negli ambienti più disparati dai pochi studiosi e esperti del settore, ma esclusi i nematodi di interesse agrario, forestale o quelli importanti per la salute umana, le conoscenze per questo gruppo di invertebrati rimangono scarsissime.

Nonostante i numerosi studi sulla biodiversità del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, i dati riguardanti questo gruppo animale sono praticamente assenti.

Recentemente, proprio nell’isola emblema del Parco, la celeberrima Montecristo, riserva integrale e scrigno di biodiversità, è stato trovato casualmente, durante un campionamento per il progetto LIFE08 NAT IT 000353 “Montecristo2010” un nematode appartenente alla specie Oscheius tipulae. Questa specie ha un distribuzione molto vasta, Italia compresa, ma dalle analisi molecolari il nematode trovato a Montecristo è praticamente identico a un ceppo del Sud America e deve quindi essere considerato come un ceppo alieno.

Molte le domande a cui i ricercatori del CREA-ABP Entomologia di Firenze in collaborazione con il Dipartimento di Biologia, la NEMO srl, il Corpo Forestale dello Stato e altri istituti hanno cercato di rispondere: Com’è arrivato? Ha un impatto particolare sulla fauna dell’Isola? Quante altre specie aliene di nematodi saranno presenti, se, con pochi campioni di terra analizzati si scopre subito l’alieno? E gli altri nematodi? E gli insetti che questo patogeno potrebbe attaccare, fanno parte del lato luminoso della diversità per cui Montecristo è tanto famosa? E cosa dire degli effetti a cascata che questo, come altri patogeni alieni e dannosi per gli insetti, potrebbero causare a tutti gli organismi che di insetti si nutrono.

Il Parco ha già dovuto affrontare il problema delle specie aliene e progetti e finanziamenti sono stati stanziati per eliminare ratti e piante invasive. Le isole infatti sono tra gli ambienti più vulnerabili al fenomeno delle invasioni biologiche e oltre ad azioni concrete vanno intraprese azioni di divulgazione.

Per adesso possiamo solo dire che molto probabilmente il nematode è arrivato con la terra delle piante, come già tanti insetti in passato. Questi animali possono arrivare anche con altre vie, le più impensabili, come ad esempio il fango attaccato alle scarpe e per questo una corretta informazione ed educazione ambientale di chi va in visita in aree tanto delicate del Parco, appare come un elemento di fondamentale importanza.

Per questo il lato oscuro della biodiversità riguarda non solo la scarsità di conoscenze per questo gruppo di animali, ma anche la frequenza sempre maggiore con cui specie aliene arrivano nei nostri ecosistemi; alcune volte in modo silenzioso senza arrecare danni, ma in alcuni casi creando danni ingenti all’ambiente, alla salute umana e con notevoli ripercussioni economiche.

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Un commento

  1. Fiorella Colosi

    Il testo scientifico/ambientalistico mi ha fatto ancor più riflettere su come “scienza è filosofia” cioè “modo di vita”. Modo di vita che raggiunge la sua pienezza solo con la maturazione e lo sviluppo della consapevolezza individuale. Pertanto possiamo equilibrare l’ ecosistema, solo se decidiamo che anche l’uomo ne fa parte.
    Cito dal testo: “Questi animali (i nematodi) possono arrivare anche con altre vie, le più impensabili, come ad esempio il fango attaccato alle scarpe e per questo una corretta informazione ed educazione ambientale di chi va in visita in aree tanto delicate del Parco, appare come un elemento di fondamentale importanza”.
    Ecologia diventa democrazia solo quando si è acquisita una coscienza critica dei gesti che compiamo. Ma occorreranno tempi biblici al raggiungimento di tale scopo, se società e ambiente non sposano le parole alla realtà o viceversa.
    Grazie per avermi dato l’opportunità di potenziare la mia conoscenza e consapevolezza ambientale.

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