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Perseo&Medusa: asta record per 330 mila euro

Perseo&Medusa: asta record per 330 mila euro

Un successo internazionale senza precedenti, la presentazione di Perseo&Medusa, in una serata nata “… da un sogno di Pier Paolo Giglioni con la preziosa collaborazione dell’azienda vinicola gigliese “La Fontuccia” di Giovanni e Simone Rossi.

Con un aperitivo di fronte ad un suggestivo tramonto sulla spiaggia dell’Hotel Campese, gli ospiti provenienti da tutto il mondo sono stati accolti ad una serata-evento che è proseguita con un “emotional show dinner” nella straordinaria location dell’Hotel Arenella.

Di fronte ad un pubblico attento, alla presenza dei vignaioli eroici gigliesi, Pier Paolo ha raccontato, tra un piatto e un momento culturale, il percorso che ha portato all’idea e alla nascita di “Perseo&Medusa”.

Innamorato dell’isola e della sua gente, Giglioni ha voluto presentare l’Ansonica gigliese, nata dal sacrificio e sudore di viticoltori eroici con un geniale parallelo del mito di Perseo&Medusa, all’attenzione del pubblico di ultranicchia della Finanza internazionale.

Dopo aver donato la prima coppia di bottiglie (Investment e Drink Bottle) al Sindaco Ortelli come omaggio all’intera comunità gigliese ed aver riservato la coppia numero 2 ad un “anonimo ragazzaccio”, la coppia numero tre è stata battuta all’asta da Mr. Beau Toskich di fronte ad un pubblico di 600 collezionisti collegati in diretta streaming da tutto il mondo. 

Dopo incredibili ed incalzanti rilanci di 30 mila euro da New York, Miami, Dubai, Madrid ed Honolulu, la coppia numero 3 se l’è aggiudicata un facoltoso investitore di Shanghai per l’esorbitante cifra di 330mila euro, che si annovera tra le più alte somme mai spese al mondo per l’acquisto di un vino bianco!

Lasciamo che un interessantissimo video ed alcuni scatti della serata raccontino il resto delle emozioni vissute nella giornata di ieri, ringraziando di cuore chi ci ha concesso gentilmente l’onore di farne parte.

www.perseoemedusa.com

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8 commenti

  1. Gian Piero Calchetti

    Saccente e “sbracato” e, forse, anche un tantino “interessato” in chiave personale, potrei definire l’intervento “censorio” del signor Marco Giachetti, e qui finirla. Ma non basta, non può bastare.
    Intanto, salvo rammaricarsi, per almeno due volte, in forma di “captatio benevolentiae, del fatto, che, purtroppo, pochi ne sono rimasti, al Giglio, di valenti viticultori o vignaioli, rispetto al passato, mentre, di converso, lancia gratuite accuse di generica malevolenza a questo ed a quello, nulla, praticamente, dice, dal punti di vista concettualmente informativo sulla “ratio” che presiede all’iniziativa, sul progetto industriale, sulle procedure di coltivazione delle viti, sui tempi ed i modi di trattare l’uva e di vendemmiarla, sulla produzione del questo nettare degli Dei, alla portata di tutti, nonché sulla prefigurazione di impatti e ricadute economico-sociali che questa “impresa” avrà, o, quantomeno, potrebbe avere sull’isola.
    Ragion per cui, considerato che mi sono preso una reprimenda (quasi un’indebita difesa d’ufficio) perché non ho, specificato che il “grazioso” dono delle due bottiglie al Sindaco, non era da considerarsi un “cadeau” per la persona del primo cittadino, bensì un omaggioalla cittadinanza, che, seppure, alla luce del prezzo “spuntato” nell’ asta, non potrà neanche annusarlo, potrebbe, pero’, capitalizzarlo, nel caso che Giunta, e Consiglio comunali decidessero, responsabilmente di vendere una od entrambe le bottiglie, introitando, a defalco di tasse ed imposte, 330.000, o 660.000 Euro, credo d’aver maturato il diritto di sottolineare, a mia volta, che, mentre in altra pagina, tanto per dire, il soprascritto ha illustrato, per filo e per segno, quantomeno, la procedura di raccolta delle uve e di vinificazione del suo Ansonico, da “pronta beva”, altrettanto non hanno fatto gli “autori” del “vino Meduseo”, che avrebbero pure potuto e dovuto aggiungere altre informazioni, quali , ad esempio, la durata della “maturazione” del vino, più, l’ambiente, il “clima” ed i tipi di “legni” in cui questa maturazione avviene, oltre il colore, i gradi ed il profumo, tutti dati essenziali ai fini d’una preliminare conoscenza di quel “gioiello” di vino”, prima del “fatale” assaggio, per chi, naturalmente, se lo può permettere.
    E seppure queste informazioni fossero state fornite nel corso della “serata” dell’asta, come credo, dal momento che, sostanzialmente, fosse trapelato solo il prezzo favoloso e la cronaca e la pubblicita’ soprattutto su questo hanno centrato commenti e compiaciuti “squilli di vittoria”, a chi ha inteso, avendone pieno diritto, dire la sua, all’interno d’una rubrica intitolata, appunto, “Dite la vostra”, mi sa dire, signor Giachetti quale punto di riferimento oltre al prezzo aveva a disposizione per fare una valutazione di massima in merito all’evento?
    Perché, dunque, inveisce, apoditticamente, contro chi, in assenza d’informazioni sostanziali, sul prezzo basa, con riferimento a cosa la produzione e la vendita di questo vino cosi’ costoso, determinerà o potrà determinare, in bene od in male, nel contesto economico-sociale dell’isola?
    E, poi, per concludere, cosa mai centra quella citazione anodina sulle cooperative che sa tanto di Sibilla cumana e che, testualmente, dice: “Poi però si legge del ruolo del mondo delle cooperative ed allora sì, veramente, sì si perdona tutto”?
    Guardi, egregio signor Giachetti, per sua informazione, e chi le scrive, non solo ha, alle spalle, decine d’anni d’esperienze in diversi, se non addirittura tutti, i campi del vasto settore della Cooperazione moderna, nonché la redazione d’una “ponderosa” ricerca e d’un altrettanto impegnativa Tesi di laurea sulle sue origini (avvenute per merito di Giuseppe Mazzini, nel 1844, a Rochdale, cittadina inglese, a tradizionale vocazione tessile, ubicata vicino Manchester) e sull’articolo 45 della Costituzione italiana, quale tutela istituzionale, per la quale, tra l’altro, ha ricevuto un premio, in denaro, di 5 milioni Lire, assegnatogli dall’Istituto Luzzatti, le cooperative, costituite secondo i criteri della solidarietà e della mutualità, ossia quelle che non perseguono scopi di lucro personale e, per questo, non possono ne’ spartirsi gli utili ne’ il patrimonio in caso di scioglimento, non hanno da impetrare perdono da nessuno. Soprattutto nello specifico di cui azzarda a parlare, senza sapere, in quanto, le potenziali iniziative cooperative gigliesi, in campo agricolo, occasionalmente e solo occasionalmente, citate, nella circostanza, sempre il soprascritto e’ dagli anni ’70 che aspetta vengano, una buona volta, costituite, soprattutto a beneficio dei giovani.

  2. Sapevo che qualcuno sarebbe rimasto “sconcertato” e quanto pare, Sig. Giachetti, è toccato a lei…! Allora, andiamo per ordine: ho firmato il mio intervento solo per far sapere che il commento proveniva da un “operatore del settore” e non da un amatore o altra figura. Poi, sono un gigliese e mi faceva piacere espormi in modo chiaro. Cerchi di apprezzare chi, in un epoca di persone tristi che si nascondono dietro nomignoli, si presenta per quello che è veramente. Poi, le devo dire proprio francamente che i termini da lei usati quali “becero provincialismo” a me fanno solo sorridere e in genere li usa chi cerca di impressionare inutilmente. Quindi, fiato sprecato…! Torno a ribadire invece che è inutile arrampicarsi sugli specchi parlando di generazioni da svecchiare o produzioni di nicchia, che in passato, hanno fatto QUASI NAUFRAGARE il mondo del vino e il suo commercio. Un operazione come quella pubblicizzata è indubbiamente una bellissima, proficua e intraprendente operazione commerciale, ma serve sicuramente a chi l’ha inventata e creata, perché continuo a pensare che al vino del Giglio, invece, serva tutt’altro. Capisco che l’evento è stato bello ed emozionante, ne ho vissuti tanti in giro per l’Italia e l’Europa (vede che continuo a farmi pubblicità), ma non capisco molto la sua risposta stizzita e alquanto vagheggiante. Comunque sia, visto che lei non deve niente a me e io non devo niente a lei, continuiamo pure a pensarla come ci pare, il mondo è così grande per contenere più pensieri. Invece, per accettare il suo geniale concetto “conoscere prima di parlare”, bisognerebbe ASSAGGIARE, ma mi sembra di capire che sarà difficile, oltretutto non mi avete neanche invitato. quindi??? Come si fa??? Rimane solo il suo autorevole parere e questa “singolare arringa” a difesa di un vino per ricchi. La saluto, invitandola a consigliare al comune del Giglio di bere i vini omaggiati, nei tempi dovuti, perché, anche se costosi quanto un trapianto di organi, potrebbero prendere comunque di tappo…!!!! Questo che legge è il mio ultimo commento a questa diatriba, quale sarà la sua risposta. A me interessa che I GIGLIESI, leggano quanto scritto e si facciano una PROPRIA OPINIONE IN MERITO ai miei e ai suoi commenti. Il resto lo lascio a lei. La saluto e la invito a fare davvero qualcosa di buono per il Giglio e la sua imprenditoria.

  3. Vorrei precisare che per motivi di lavoro mi trovavo alla serata di presentazione.
    Ho letto i commenti che avete lasciato su questo bellissimo ( ed utilissimo ) sito.
    Sono rimasto sconcertato dai commenti che un paio di persone hanno lasciato su questo sito…
    Comprendo che queste persone non erano presenti alla serata, od almeno ciò mi pare di capire, e che quindi non hanno potuto ascoltare e direi soprattutto comprendere i concetti che sono stati espressi.
    Per questo alcuni commenti sono caduti nel più becero provincialismo…o peggio, qualcuno, citandosi per qualifica professionale quale il giornalista, ha forse tentato di farvisi gratuita pubblicità.
    Becero provincialismo perché non si può leggere che la confezione di bottiglie ( addirittura la numero 1 di sempre ) è stata donata al Sindaco che così avrà la fortuna di assaggiarlo…Quella confezione infatti non è stata donata al Sindaco ma al Comune dell’Isola del Giglio…
    Becero provincialismo perché una generazione da svecchiare che ha permesso che all’Isola del Giglio i vignaioli rimanessero meno di una quindicina, critica una esperie4nza con superficialità una esperienza così complessa come quella che è stata illustrata ed attentamente spiegata.
    Poi però si legge del ruolo nel mondo delle cooperative ed allora si, veramente, si comprende e si perdona tutto…
    Affermazioni del tipo che il vno del Giglio costa già troppo e che quindi quel mondo non è aiutato da iniziative come questa sono aberranti.
    Aberranti dal punto mdi vista economico perché produzioni di nicchia, altamente qualitative come quelle dell’Isola del Giglio, non possono certamente trovare sostenibilità economica nei prezzi contenuti…Sono le più elementari leggi del mercato…
    Se così non fosse i vignaioli meravigliosi dell’Isola del Giglio non si sarebbero così rarefatti.
    A meno che non abbia interesse a fare dei danni, ed anche questo potrebbe essere legittimo per qualcuno dei commentanti, se non avete compreso la questione della Fondazione e dell’interesse economico che è necessario creare alle spalle di un mondo per poterlo sostenere nelle generazioni, io mi asterrei da commenti.
    Diversamente non fate una buona pubblicità, ne al mondo delle cooperative ne a quello del giornalismo.
    Conoscere prima di parlare.
    Complimenti vivissimi per questa stupenda iniziativa di Perseo & Medusa.
    …E perdonate se non cito i miei titoli, ma non abbisogno di pubblicità.

  4. Pietro Rinaldi

    Caro Gian Piero, quella proposta evidentemente, alla luce dell’attualità, era sicuramente virtuosa !!! Potrebbero essercene altre anche oggi, certo non mancherebbero disponibilità “umane” nell’Isola …………. nel rispetto del famoso detto “NON E’ MAI TROPPO TARDI”.

  5. Gian Piero Calchetti

    Caro, Pietro, tu ed il collega Mollo avete perfettamente ragione.
    Non a caso, nei miei “interventi” ho cercato di trattare il “miracolo” di questo nettare degli dei, che i comuni mortali, fatto salvo il sindaco, cui sono state donate due bottiglie, una da bere ed una da conservare e capitalizzare, mai potranno bere,con la dovuta ironia.
    Quanto ai giovani che potrebbero cogliere l’occasione per una “Startup” agricola al fine di rilanciare coltivazioni abbandonate o crearne di nuove, per produrre l’Ansonico e magari anche olio o qualcos’altro di speciale e tipico dell’isola (andando, se necessario, indietro nel tempo), anche se ne sarei entusiasta, ti rammento che, circa 20 anni fa, quando ero ancora un dirigente nazionale della Lega delle cooperative, cercai di sensibilizzare, lanciando l’idea di una cooperativa, appunto, di giovani, l’opinione pubblica ed il Comune, che avrebbe ben potuto e dovuto farsene carico, attraverso colloqui con persone autorevoli del luogo, ne venni drasticamente dissuaso, ancorché, all’occorrenza, mi fossi messo a disposizione per incontri specifici, assieme a tecnici ed esperti della Cooperazione del settore agricolo .

  6. Pietro Rinaldi

    Mi pare assai centrato il commento di Claudio Mollo e lontana dalla realtà la pubblicità “virtuale” che viene data al vino gigliese._ Ciò, non fa certo bene a chi oggi si sacrifica nella coltivazione delle poche vigne che vengono rigenerate nelle poste, qua e là per l’Isola._ L’unico merito che vedo in questa pubblicità “fake” è quello che potrebbe far scattare uno stimolo positivo a chi ha la possibilità di rinverdire con vigne ansonache quei versanti scoscesi di poca terra e tanto granito e magari promuovere qualificati posti di lavoro per i giovani Gigliesi che vogliono restare nell’Amato Scoglio..

  7. Bella e importante la mossa mediatica, ma quando leggo di avvenimenti di questo tipo mi chiedo quanto possano portare realmente “positività” ad un vino come quello prodotto al Giglio, che già soffre del costo al dettaglio non proprio tra i più tranquilli e per ovvi motivi, naturalmente. Quindi, promuovere, far conoscere e parlare del vino del Giglio come di uno tra i “più costosi al mondo”, non so quanto bene possa fare a tutti coloro che con tanta fatica lo producono. Comunque, rimane il fatto che, come mi hanno sempre insegnato alcuni miei maestri, in testa, Luigi (o Gino Veronelli), tutto ciò che viene fatto per essere bevuto o mangiato, va “soprattutto assaggiato”, per capirne la reale qualità, perché come tutti sappiamo, le parole le porta via il vento e al Giglio di vento ce n’è tanto. Purtroppo, questo vino, a questi prezzi, rimarrà per sempre un “sacro mistero” su cui riflettere e fino a quel momento “dubitare”, su quanto promesso…….! (Claudio Mollo – Giornalista Enogastronomico)

  8. Gian Piero Calchetti

    IL VINO MEDUSEO

    A men che non sia cosa “surreale”,
    ma il dubbio, per ora, non m’assale,
    ‘st’ Ansonico di Medusa e di Perseo,
    ch’è anche detto “Vino Meduseo”,
    è alla portata di tutti, bene o male,
    di chi neppur tiene un solo “sgheo”
    ovver di chi ha ‘l petrolio nell’Egeo,
    ché, se chi è ricco “senza eguali”,
    può pagare prezzi ipersquipedali,
    il povero, che poco o niente vale,
    o, tosto, glielo dai, oppur t’assale!

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