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I ricordi di quella tragica notte, 6 anni dopo

I ricordi di quella tragica notte, 6 anni dopo

Erano le 21:50 del 13 Gennaio 2012, la nostra webcam scattava questa foto. 5 minuti prima la Costa Concordia, nave ammiraglia della flotta Costa Crociere, aveva urtato gli scogli de Le Scole e stava sfilando davanti al porto dell’Isola del Giglio senza propulsione né timoni.

A bordo c’erano 4229 persone che dopo circa un’ora avrebbero iniziato a sbarcare sulla nostra isola. Noi che guardavamo la webcam o che eravamo sul molo a passeggio però … non potevamo saperlo.

Era un tiepido venerdì di Gennaio ma quello che sarebbe successo dopo questo scatto ormai è storia e racconta purtroppo una tremenda tragedia in cui hanno perso la vita 32 persone.

Oggi l’isola, a distanza di 6 anni, ricorderà le vittime con una Santa Messa, la deposizione di una corona di fiori nei pressi di Punta Gabbianara ed una fiaccolata di preghiera nell’ora dell’incidente partendo dalla chiesa fino alla lapide sul molo rosso.

Noi vogliamo ricordare quei momenti con le parole che, a caldo, abbiamo scritto nelle prime ore del mattino, al termine di una notte lunghissima, quando ancora, stanchi e provati, non ci rendevamo conto della portata della tragedia che si era consumata ma neanche della grande opera di soccorso che la nostra comunità, in maniera spontanea ma organizzata, aveva saputo mettere in atto.

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4 commenti

  1. Gian Piero Calchetti

    Caro signor Rum, non a caso, senza avere la sua competenza, nel riferire del comandante, frettolosamente sceso dalla nave, quando ancora c’erano centinai di passeggeri a bordo, ho scritto che era :”contornato” / di marinai, / a lui affini …..

  2. Sig. Calchetti si ricordi che il Comandante è sempre il Responsabile a bordo ma, la conduzione della Nave durante la navigazione viene svolta da SEMPRE dagli Ufficiali con tanto di Certificato Abilitativo e il Comandante in Plancia è presente solo in casi di Emergenza quali Nebbia, Scarsa visibilità, traffico, e Manovre di attracchi e disormeggi!!!! La sera della collisione il Com.te (oltre alle altre colpe iscrittegli) HA LA COLPA GRAVE di essere andato troppo tardi sul Ponte ma sappia che la nave quando Schettino andò in Plancia aveva la prora quasi sul bocchetto delle Scole ovvero molto più a sinistra dello scoglietto…..
    E CHI L’AVEVA CONDOTTA FINO A QUEL PUNTO?
    PERCHE’ DAI TRACCIATI AIS, LA NAVE NON HA SEGUITO LA PIANIFICAZIONE FATTA PRIMA …MA L’UFFICIALE IN COMANDO (AMBROSIO che poi ha PATTEGGIATO!!!!!!) ha effettuato una specie di Ortodromia (per essere nel campo Marinaresco) portando la nave PARECCHIO A SINISTRA rispetto alla Rotta che avrebbe DOVUTO SEGUIRE???
    E se AVESSE SCAMBIATO LE CANNELLE PER IL PORTO??????
    ILPORTO da dove aveva portato la nave …NON SI VEDEVA!!!!!

    Ci sono tante domande alla quali anch’io nn sono riuscito ad avere una risposta……ma alla fine una parte di colpa DEVE ESSERE ATTRIBUITA ANCHE A COLORO CHE ERANO NELLO STAFF E NON SOLTANTO AL COMANDANTE quale CAPRO ESIPATORIO SEMPRE E COMUNQUE!!!!!!
    SALUTI…….

  3. Va bene tutto ci mancherebbe, ma NON SCORDIAMOCI il lavoro svolto in modo EGREGIO E PROFESSIONALE dagli EQUIPAGGI INSTANCABILI dei Traghetti ( AEGILIUM-TOREMAR E ISOLA DEL GIGLIO-MAREGIGLIO), un andirivieni per trasporto Naufraghi per oltre 36 ore, in particolare l’Equipaggio della M/N AEGILIUM che uscito dal porto su richiesta dell’ AUTORITA’ Marittima, SALVO’ BEN 85 NAUFRAGHI DAL MARE E DALLE ZATTERE offrendo anche un PASTO CALDO ( addirittura del riso nei bicchieri in quanto le vettovaglie erano finite)!!!
    NON SCORDIAMOCI DI QUESTE SPLENDIDE PERSONE DAL COMANDANTE AL MOZZO…….

  4. Gian Piero Calchetti

    CENTO MINUTI
    (IN RICORDO DELLA CONCORDIA)

    Cento minuti,
    prima che la morte,
    inesorabilmente,
    ti carpisca.

    Cento minuti,
    mentre, attimo
    per attimo,
    la vedi arrivare
    e speri, solo,
    in un miracolo,
    sono un’eternità,
    agghiacciante.

    Agghiacciante
    anche per chi,
    all’altro capo
    del telefono,
    cerca di darti
    conforto.

    Tutto questo,
    mentre quella vile,
    ingannosa
    e gaglioffa
    parvenza d’uomo
    di Schettino,
    comunque
    e sempre
    impomatato,
    ormai,
    al sicuro
    sullo scoglio,
    “contornato”
    di marinai,
    a lui affini,
    consulta il computer,
    che ha,
    “pietosamente”,
    salvato
    per prendere
    appunti,
    a caldo,
    rimuginando
    cosa inventarsi
    per giustificare
    la sua fellonia
    e dare ad altri,
    la colpa
    del disastro.

    Colpa
    che, invece,
    e’ tutta sua,
    e che,
    per quel che
    gli resta da vivere
    (spero ben poco!),
    dovrebbe
    incombere,
    senza dargli pace,
    fino all’ultimo
    respiro,
    sulla sua coscienza
    e sul suo onore,
    se solo li avesse
    posseduti
    o meritati:
    perché lui
    e solo lui
    era “il comandante”;
    lui e solo lui,
    pieno del suo
    compiacimento
    e della sua boria,
    ordinò l’”inchino”
    delle Scole;
    lui e lui solo,
    mentre la gente
    già tremava di paur
    od affogava, ,
    a lungo s’attardò
    con l’Armatore;
    lui e lui solo,
    al cospetto
    di quanto
    “impongono”
    leggi e prassi
    marinare
    d’ogni Paese,
    prima d’essere,
    pesantemente
    redarguito,
    e costretto
    a risalire,
    pe’ ‘na “Biscaglina”,
    ha osato scendere,
    tra i primi,
    dalla nave,
    invece di seguirne,
    all’occorrenza,
    la sorte.

    E Lei,
    signor Lombardo,
    Lei, tra i tanti,
    orbati dell’affetto
    di persone care,
    lei che,
    mentre il cuore
    le tumultuava
    in petto,
    ha praticamente
    “seguito”
    la sua Maria Grazia,
    si stupisce
    del fatto
    che quella sottospecie
    di fellone,
    scriva un libro
    di false discolpe,
    per difendersi
    e far soldi?

    Lei si sorprende
    che l’”infame”
    abbia,
    addirittura,
    millantato
    d’aver ricevuto
    dalla sue mani,
    “riconoscenti”,
    che, se avessero
    potuto allungarsi
    fino a Gabbianara
    l’avrebbero strangolato,
    un cesto di dolci
    siciliani?

    Ma in quale mondo
    crede Lei di vivere,
    caro Lombardo?
    In un mondo,
    in cui il denaro
    non conti,
    la giustizia impéri,
    la povertà non dilaghi,
    la gente sia tutta
    buona e altruista
    ed ognuno ,
    come vorrebbe
    la Bibbia,
    riceva secondo merito?

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