“Il Giglio è vivo e vegeto”: in edicola su 7 – Corriere della Sera

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Video di Antonio Crispino, testo di Stefano Rodi

Superate edilizia selvaggia e natura incontaminata, si approda su un’isola che sta ritrovando se stessa, dopo aver vissuto la tragedia della Concordia e un turismo morboso che sbarcava solo per scattare selfie

“… Appena si scende al porto, incontrare uno come Argentino Pini giustifica i rischi corsi. Sembra Spencer Tracy ne Il vecchio e il mare. Lui però non recita. È nato su una spiaggia di quest’isola, si è imbarcato su un mercantile nel 1956, a 14 anni, come “mangiapane” (era l’unico compenso previsto a quei tempi). Due anni dopo, grazie al fatto che c’era già un suo cugino a bordo, è salito sullo Yali, il due alberi in legno di 36 metri di Leopoldo Pirelli. E su quella barca è rimasto, fino a diventarne il comandante, per 20 anni. Poi sul Seilan, uno Swan 48 piedi, sempre di Pirelli, impegnato nelle regate più prestigiose del mondo. Ha navigato per tutti gli oceani, ma non è mai stato lontano dalla sua isola. Nel 1974 ci è tornato e fino a una decina di anni fa ha fatto il comandante dei traghetti della Maregiglio. Poi è sceso a terra, anzi al Giglio, con la speranza che la sua isola ritrovi l’equilibrio infranto dalla Concordia e dalle frotte di turisti giornalieri che venivano a fare foto al relitto, meglio se selfie …”

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3 commenti

  1. Gian Piero Calchetti

    Caro Pietro, non avendo avuto la fortuna di conoscerlo, mi sono “rifatto” alla foto che lo ritrae dentro una bottega dalla volta a botte, pensando che lì, da pensionato, esercitasse la sua nuova professione od hobby, come tu dici di costruttore di barche e vascelli in miniatura. Bottega che fa venire in mente una vecchia stalla di animali, quali, appunto gli asini, coadiutori, infaticabili, sotto varie fattispecie dei Gigliesi che accudivano la terra, strappata, con tenacia e costante impegno alla dura roccia di granito ed alla macchia aspra ed invasiva.
    Quando verrò, se verrò al giglio, vedrò d’andarlo a trovare, e, se me lo consentirà, di farmi “raccontare”.

  2. Pietro Rinaldi

    Caro Gian Piero, se vuoi trovare Argentino, basta che scendi dal Traghetto e fai un Passeggiatina lungo il fronte del porto. Conoscendolo da vecchia data … sarà difficile incontrarlo in una (come scrivi) “grotta o bottega, forse una volta stalla d’animali”, perché al porto non mi pare ce ne siano state tante. Di sicuro al Castello ogni casetta aveva la sua stalla nel seminterrato per l’esercito di asinelli che hanno coadiuvato la vita di contadini e vignaioli eroici. Io al porto, per esempio, Argentino lo vedo spessissimo, quando sono al Giglio, basta che mi affaccio alla finestra di casa, Lui ha un orticello proprio lì sotto …… e non è raro che sento il rumore di una lima o raspa a legno mentre si dedica al suo hobby artistico preferito (costruzione di barche in miniatura).

  3. Gian Piero Calchetti

    Non e’ detto, che l'”epos”, a parte chi l’ha vissuto di persona, traversando i Sette mari di cui alla famosa poesia di Neruda, come Argentino Pini il cui nome, essendo nato su una spiaggia, magari di fronte al nostro promontorio, da cui spunta il sole, è un grazie della madre per il dono ricevuto, come Argentino che, all’autore dell’articolo ricorda Spencer Tracy ed “Il vecchio e il mare”, abbia bisogno, per esser rivissuto, d’avventure o d’imbarchi clandestini senza destinazioni programmate. Basta ed avanza, a mio parere, recarsi al Giglio, entrare in un “fondaco”, cantina, grotta, bottega, forse una volta stalla d’animali, ove oggi, orgogliosamente, “regna” un uomo anziano, appunto, Argentino Pini, con tanto di barba e baffi e cappello marinaro… e, se ha pazienza, farsi raccontare, partendo da quando, quattordicenne “mangiapane”, nel 1956 ebbe ad imbarcarsi, per la prima volta, come “mozzo”, divenendo, alla fine, traversata ogni procella, capitano!

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