Teatro dell’Isola: replica straordinaria il 19 Settembre

Teatro dell’Isola: replica straordinaria il 19 Settembre

Considerato il grande successo e le numerose richieste da parte del pubblico, il Teatro dell’Isola metterà in scena un’ultima replica straordinaria de “Il malato immaginario” il prossimo mercoledì 19 Settembre alle ore 22,00 presso la Rocca Pisana di Giglio Castello.

La Compagnia teatrale Pietro Buttarelli di Isola del Giglio, lo ricordiamo, ha deliziato l’estate culturale gigliese all’insegna di un grande classico: “Il malato immaginario”, l’ultima, e tra le più importanti, commedie di Molière.

teatro malato immaginario moliere isola del giglio giglionewsTesto comico, ma allo stesso tempo impegnativo e realistico, l’opera venne fortemente voluta da Molière, il quale, reduce da una lunga quanto misteriosa malattia, si tolse la soddisfazione di portare in scena la sua frustrazione nei confronti dei medici dell’epoca, in barba finanche al mancato appoggio economico da parte del Re Luigi XIV, che era solito finanziare generosamente le sue rappresentazioni, garantendone la messa in scena a Parigi e a Versailles.

“Il malato immaginario” è ricordato in Italia soprattutto per le straordinarie interpretazioni di Peppino De Filippo a teatro e di Alberto Sordi in TV. Per questo motivo ha rappresentato, fin dalle prime prove, una sfida importante per gli attori isolani, chiamati a contestualizzare la storia nelle dinamiche sociali della nostra terra sotto la guida del regista Andrea Giannoni. Mai come quest’anno gli attori si sono messi alla prova per trovare una particolare caratterizzazione dei personaggi, “aiutati” da estenuanti sedute di trucco.

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    Basterebbe, serenamente ed onestamente, immedesimarsi nella loro sorte umana

    Moltissimi ani fa, pressappoco sessanta, in occasione della presentazione di alcune mie poesie a Pier Paolo Pasolini, già autore di “una vita violenta” e di “ragazzi di vita”, che mi guadagnarono il regalo del suo splendido libro “le ceneri di Gramsci”, ebbi, al cospetto dell’anziana madre del già famoso scrittore, nonché di un caro amico di Maccarese, Alberto Felchero, adesso all’Utif di Milano, allora pugile mediomassimo dilettante, che, conoscendo il personaggio, m’aveva accompagnato, un’accesa discussione sul tema delle differenze sostanziali e sulla primazialità espressiva tra teatro, di cui, ai tempi del ginnasio, ero stato protagonista, premiato, poi, assieme agli altri studenti–attori, con una vacanza ad isola del giglio di qualche giorno, e cinema, in cui lo scrittore da poco cominciava a cimentarsi.
    Discussione che non approdò a nulla, rimanendo fermi ciascuno sulle proprie, contrapposte posizioni.
    Ebbene, in questi giorni, mi si perdoni l’”arditezza” di pensiero, riflettendo sui fatti politici del paese, con, al centro la questione dei migranti e leggendo su “GiglioNews”, portale d’informazione di questa splendida isola dell’arcipelago toscano, che non manca occasione di presentare, per residenti e “foresti”, le belle e puntuali esibizioni estive che, ormai da molti anni, distinguono, la locale filodrammatica, professionalmente ed esemplarmente, accreditata, m’è venuto da fare alcune riflessioni di carattere generale, sulla “querelle migratoria”.
    Riflessioni che mi portano a ritenere che non si approderà a nulla e ciascun italiano rinfaccerà, senza soluzione di continuità, all’altro il buonismo, ovvero l’eccesso di rigore di cui, in magna pars, si riconosce la gente del “bel paese in cui il si’ suona”, se, come fanno i bravi attori di teatro, non ci si immedesima nella sorte dei migranti, immaginando di trovarci nei loro panni, alla merce’ di tutti e di nessuno e, soprattutto a quella degli interessi personali e di varia specie, in primis, quelli prettamente venali, sia di chi ne pretende l’accoglienza ad ogni costo, sia di chi, di converso, ne vorrebbe l’espulsione senza se e senza ma, arrivando a pretendere, addirittura, il blocco navale preventivo.
    Personalmente, sono propenso, alla stregua di quanto recita il detto latino “in media stat virtus”, che, non solo codifica, in modo d’essere morale e culturale, ma anche lo stato e la condizione fisica che consentì ai mediocri romani ed al loro gladio, di prevalere sugli altri popoli, a ritenere che se ci si immedesimasse nella sorte dei migranti e si guardasse, attentamente ed oggettivamente, alle reali ragioni della loro migrazione, efficentando la struttura funzionale d’uno stato che, a differenza della Francia, fa della burocrazia un ostacolo, invece che una prerogativa di sviluppo, potremmo ben distinguere il grano dall’oglio, accogliendo chi veramente ne ha sacrosanto diritto, e rimandando al suo paese, senza tentennamenti, chi di questo diritto si fa usbergo, senza averlo meritato.

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