La sanità di altri tempi

La sanità di altri tempi

Grazie Tonino per avere dedicato una poesia al dottor Florenzo Pozzolini arrivato sull’Isola, subito dopo la Grande Guerra, con l’incarico di medico condotto. La sua storia, da Te descritta, mi offre l’opportunità di ricordare anche due persone a lui particolarmente legate.

pozzolini ippocrate poesia poesie tonino ansaldo isola del giglio giglionewsI nostri “cantori”, intendendo i narratori della Storia dell’Isola, ci avevano dato tempo, ma anche scadenze per ricordare alcuni nostri cittadini, ma siamo stati sordi e non attenti. Ad esempio Caterina Baffigi Ulivi nel suo libro “Le Mammafette” ha menzionato il dottor Pozzolini, Naldo e Icara Lorenzini <<Quanta strada impervia, povero dottore! Col sole e con la pioggia, di giorno e di notte e col vento rabbioso che spegneva la lanterna. Naldo era l’addetto alla cavalcatura e fedelmente lo accompagnava ovunque: “passa qua, passa là, brutta bestia e stai lontano dai rovi che buchi il dottore”.>><<Allora i figli nascevano e lui insieme alla brava ostetrica, Icara Lorenzini, aiutava a nascere chi faceva storie ad entrare nel nostro bel mondo>>.

Oggi la situazione appare banale si chiama il 118, arriva l’elicottero (Pegaso) e si riparte verso gli ospedali della Toscana, dove tutto avverrà nel modo migliore. Loro, invece, lavoravano sul campo con pochi mezzi e non avevano altri interlocutori che se stessi; loro erano all’occorrenza la Direzione Ospedaliera, il Pronto Soccorso, la Sala Operatoria il Reparto. Prendo a prestito da Palma Silvestri dal titolo di un suo scritto Loro erano ‘Gli eroi del Quotidiano’, e ad Essi va il mio sincero ringraziamento che viene comunque esteso a coloro che successivamente hanno gestito la sanità dell’Isola.

Mi unisco <<al cantore che s’indigna al saper che con il loro tanto reso in nessun angolo né di stretto né di largo tiene il nome appeso>> e questa mia lettera aperta non vuole essere una petizione od una critica, ma un sprone per l’Amministrazione Comunale ad appendere, per esempio, sulla facciata dell’Ospedaletto di Giglio Castello (dopo rifacimento e bonifica dell’esterno) od all’interno dello spazio tra il Largo Loredano Baffigi e la piazza IV Novembre, una lapide che li ricordi tutti e tre; a tal proposito anche la tomba del Dottore posta nel cimitero di Giglio Castello avrebbe bisogno di un’opera di restauro.

Vi lascio di seguito un aneddoto personale.

Un cordiale saluto a tutti i concittadini
Argentino Stefanini di Ottavio

ANEDDOTO

“Il dottor Florenzo Pozzolini era arrivato all’Isola del Giglio subito dopo la guerra del 15-18 a cui aveva certamente partecipato, poiché sfoggiava d’inverno una mantellina grigio-verde come quelle che portavano i militari di fanteria. Veniva da Pisa dove si era laureato in quella prestigiosa Università. Pozzolini era un bravo medico, aveva capacità di diagnosi, che i gigliesi dicevano: “Io una sentenza da lui non la vorrei”. Era benvoluto. Era ovunque ci fosse bisogno” (cit. da “LE MAMMAFETTE” di Caterina Baffigi Ulivi).

argentino angelo stefanini isola del giglio giglionews
Giglio Castello – piazza Gloriosa – abitazione nonna Faustina Bernardini – Argentino e Angelo
nati il 4 luglio 1950 e battezzati il 15 agosto 1950. – Padrini del battesimo Giuseppe Centurioni di Susanna e Clara Mibelli – Levatrice Icara Lorenzini. – foto scattata da Ottorino Brandaglia il 5 novembre 1950.

Fatta questa premessa il periodo della storia in cui si svolgono questi fatti è quella degli anni fine cinquanta. Abitavamo a Giglio Castello in via Manzoni, il mio babbo Ottavio si ammalò, vale a dire prese “l’influenza”; fortunatamente questo gli capitava di rado, ma dopo alcuni giorni poiché la febbre non passava fu d’obbligo chiamato il medico condotto nella figura di Florenzo Pozzolini.

Ogni sera, dopo avere terminato l’orario dell’ambulatorio veniva a fare visita al babbo. Una sera ed altre ancora, il parlare a lungo con mio padre faceva si cenasse con molto ritardo rispetto all’orario consueto.

Preciso che i miei genitori non avevano fatto nessun commento riguardo la prolungata permanenza in casa del Dottore, ma io nel bel mezzo di una nuova visita mi rivolsi al medico in questa maniera “Se non la smetti di chiacchierare ti metto ai ganci”! (Il mio riferimento era che in Giglio Castello via delle Petraie era attivo un mattatoio dove una volta i maiali venivano appesi a dei ganci per provvedere alla loro lavorazione).

L’imbarazzo dei miei genitori fu palpabile, babbo mi riprese aspramente e si scusò con l’amico Florenzo che minimizzò sull’accaduto; al termine della visita babbo mi dette alcuni scapaccioni. Le altre sere di visita del Dottore trascorsero in modo tranquillo. Fine della prima parte del racconto.

Il perimetro del Monumento ai Caduti delle guerre, situato in Giglio Castello piazza Gloriosa, alla fine degli anni cinquanta era delimitato da delle grosse catene collegate ai pilastrini di granito posti a distanza di alcuni metri dal monumento stesso, solo successivamente sono state installate delle ringhiere di protezione.

Riprendo quanto sopra circa la storia di quanto è accaduto ed essendo passati alcuni anni noi ragazzi eravamo soliti dondolarci su quelle catene. Un pomeriggio, per un’errata manovra, persi l’equilibrio e caddi all’indietro battendo, con violenza la testa, prontamente fu chiamato mio padre che mi portò all’ambulatorio dal medico condotto, il dottore Florenzo Pozzolini.

Piangevo, perdevo sangue e solo al pensiero che dovevo essere cucito mi veniva la voglia di fuggire.
Il Dottore mi fece sedere e mi controllò e medicandomi la ferita disse con voce calma ma ferma “Ora sono io che ti metto ai ganci”. Quelle parole inaspettate mi gelarono il sangue, il pianto scomparve ed a dire un po’ di paura mi avvolse; tuttavia nel tempo ho cercato di valorizzare quella sua battuta, grazie Dottore Pozzolini.

Questo non è il solo ricordo che ho di un uomo disponibile, buono ed onesto ed amico di mio padre Ottavio.

Argentino Stefanini di Ottavio

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