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A proposito del Fico degli Ottentotti …

A PROPOSITO DEL FICO DEGLI OTTENTOTTI …

Ho letto con interesse l’articolo di Franca Melis a proposito della futura estirpazione del Fico degli Ottentotti da parte dell’Ente Parco Arcipelago Toscano e devo dire che lo condivido in buona parte.

Avevo già chiesto il perché di questa misura e mi era stato risposto (io lo dico con parole molto povere e probabilmente improprie) che è una decisione scaturita da prolungati studi scientifici che ne hanno accertato l’invasività incontenibile poiché non ci sono “avversari” naturali in quanto la pianta non è autoctona.

Non sono autoctone nemmeno le palme, i fichi d’India, le araucarie, gli ibiscus, la bouganville, la bignonia, i kaki, i pomodori. Le nespole, le melanzane, i kiwi e chissà quanta altra roba buona che non so. E anche molti di noi. Ma che facciamo, estirpiamo tutto?

In altri casi mi è stato risposto che, insediandosi l’ottentotto, nello stesso habitat di un’altra deliziosa piantina, il limonium (questa patentata indigena), alla lunga può provocarne la scomparsa. A me è sembrato che al limonium piace vivere più vicino al mare, in crepe quasi prive di sabbia o terra e che le due specie abbiano raggiunto una discreta convivenza. Senza contare che l’estirpazione del Fico renderebbe vulnerabile il terreno su cui cresce, già di per sé predisposto alle frane. Sicuramente è possibile tenerlo sotto controllo e limitarlo. Mi dicono che, altrove, dove l’operazione è già avvenuta, il metodo è stato quello di coprire le piante con un telo in plastica, immagino per provocarne il soffocamento. Ma poi il telo se l’è portato in giro il vento e le piante secche lasciate in loco danno triste spettacolo là dove l’occhio si riempiva di piacere. Ma queste sono solo opinioni o chiacchiere da bar.

Quello che però conta è che un impegno di spesa ingente sarebbe accettato meglio se utilizzato per il “ripristino” dei molti e pregevoli manufatti legati all’agricoltura (ma anche alla sicurezza del territorio) ora in incuria e abbandono.

C’è chi avrebbe il desiderio di veder nascere un “manuale” che dica chiaro cosa fare e a chi rivolgersi nel caso in cui si voglia recuperare all’agricoltura o al turismo qualche fazzoletto di terra o magari un capannello senza incorrere in verbali e sanzioni salatissime.

C’è chi sente il desiderio di tornare a passeggiare e a cercar funghi nelle pinete e nelle macchie ora intralciate da decine di tronchi caduti di traverso che la mancanza di umidità non ne impedisce la decomposizione.

C’è chi sente il desiderio di incontri allargati tra Ente Parco e popolazione per arrivare ad azioni veramente condivise, vissute come utili e che diano lavoro ai residenti; per creare insieme “attività compatibili e sostenibili” sia per l’ambiente che per gli umani, partendo dalle potenzialità delle risorse esistenti. Questa sì che è una grande e bella sfida.

Non vogliatemene ma non ci meritiamo la scomparsa del Fico degli Ottentotti che porta tanto colore, bellezza e allegria.

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Un commento

  1. Ottimo intervento, Gina. Lo sottoscrivo in pieno, anche per quanto riguarda ciò che dovrebbe essere la missione del Parco e la sua utilità, per i gigliesi ma anche per tutti.

    Silla

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