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Il tesoro di San Mamiliano

IL TESORO DI SAN MAMILIANO

Una storia locale conosciuta ormai da tutti è la storia di San Mamiliano dei turchi; testimoniata da me con articoli su questo giornale e pubblicata, ricca di particolari, nei libri scritti da autori gigliesi e non.

18 Novembre 1799 Isola del Giglio – Castello – breve sunto:

Era il pomeriggio di questo giorno fatidico, quando gli stremati isolani affacciandosi dagli spalti delle mura pisane esultarono vittoriosi per aver messo in fuga Sciabecchi e Fregate turche cariche di pirati che prendevano il largo prima del tramonto del sole. Quello fu l’ultimo assalto barbaresco dei vari Sultanati Bey che da secoli scorrazzavano lungo il mar Mediterraneo facendo razzie in cambio di atroci lutti e dolori.

I nostri avi avevano vinto contro un nemico feroce e, si dà per certo alla storia orale, grazie anche al miracoloso intervento del patrono San Mamiliano, che, pregato con fervore dalle donne raccolte nella fortezza della rocca, “fece apparire dalle feritoie delle mura tanti e tanti fucili così che gli esterrefatti barbareschi se la dettero a gambe giù per la mulattiera del Campese”.

Tutto ciò ho sempre sentito da bambina nei fantasiosi racconti in famiglia la sera attorno al tavolo. Ma il Santo, il miracolo lo fece davvero infondendo nella nostra gente la fiducia in loro stessi, primo passo per la vittoria.

Il patrono Mamiliano viene chiamato –dei turchi- proprio per ricordare quel prodigio, come dice anche la lapide affissa al muro del Municipio … i gigliesi … “Pochi di numero e quasi inermi, sconfissero fugandoli 2000 tunisini…”.

E’ quella forte fiducia il vero tesoro lasciato dal nostro patrono; fiducia necessaria per ottenere vittorie sulle lotte quotidiane, fiducia che ha accompagnato la logica isolana, in simbiosi con l’ambiente e la storia nei secoli, fino ad oggi.

Fino a noi, che ogni anno con partecipato sentimento ripetiamo la vittoria con una processione fuori le mura del paese per arrivare in prossimità della Casamatta, punto cruciale della battaglia dove viene innalzato il Braccio – reliquia – verso ovest, in direzione del golfo del Campese.

Un santo inserito nelle proprie storie dai gigliesi quasi come un fratello, un amico.

Novembre 2019, 220 anni dopo

Dalle scarne fotografie in bianco e nero che appartengono ai nostri antichi, scorgiamo volti dallo sguardo tenuto alto, severo e fiero; donne dagli occhi grandi che guardano lontano seguendo dei sogni, ma invece ben salde negli affanni quotidiani e dal cuore mondato da ogni malvagità o pensieri che possano danneggiare altre persone.

I Nostri, vissero col sentimento della condivisione e fratellanza pur tra mille ostacoli dati dal carattere esuberante, ciarliero e ruvido; aspro come la terra d’origine.

I Gigliesi di un tempo sapevano bene cosa volesse dire patire la fame; Conoscevano la parola – rinuncia – come le loro tasche, spesso rattoppate e vuote; una vita equilibrata però dalla dignitosa povertà offerta dall’isola che rendeva tutti simili e mai si sarebbero appropriati di oggetti o valori di altrui appartenenza; e l’accoglienza fiduciosa per “il forestiero” era sinceramente autentica.

Oggi siamo noi gli eredi di quelle energie anche se succedono molte cose a scapito della fiducia; anche se meno atroci di quelle dei saraceni, ma nuovi pirati si stanno rivelando a noi: moderni, vestiti bene. I nuovi pirati non condividono, non mediano, ragionano con la logica distorcendo la fiduciosa visione sentimentale che ha l’isolano autoctono verso la bellezza della propria terra a pro di principi che sanno di decisioni legali, categoriche.

Decisioni a cielo, sole, mare e cuore spento.

Conquiste false (vedi il tesoro del Santo trafugato a Sovana), che col tempo lasciano la bocca amara; auguro a codesta gente di trovare i giusti valori che soltanto la conoscenza della storia può dare: il valore della fiducia unito alla coscienza.

Buon San Mamiliano dei turchi a tutti.

18 Novembre 2019

Palma Silvestri … (in questa occasione, di Barroccio)

P.S.
Dopo la funzione religiosa, l’Associazione Marinai d’Italia invita la popolazione nella nuova sede posta in via Vittorio Emanuele (a fianco del Municipio), dove offrirà un piccolo rinfresco.

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