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Epigrafe Latina su una facciata di Giglio Castello

Epigrafe Latina su una facciata di Giglio Castello

Giglio Castello capoluogo dell’omonima isola, annoverato fra i borghi più belli d’Italia, può vantare alcune particolarità che generalmente sfuggono alla vista dei passanti, per il fatto che sono rimaste sconosciute alla letteratura storica locale, risultando quindi inesistenti.

“Mammafette”, così denominate e ben note agli abitanti isolani di una certa età, per averle vissute con timore nella loro infanzia, poiché raccontate e descritte come feticci di entità vigilanti e severe, a cui si doveva rispetto: altro non sono che frammenti o spezzoni di materiali lapidei, generalmente marmorei raccolti, nella maggior parte dei casi, presso i resti della villa romana di Giglio Porto intorno ai secoli XVIII – XIX e utilizzati, sia come materiali da costruzione, sia come supporto per nuove iscrizioni. In alcuni casi sembrano appartenere a parti di antichi capitelli, in altri casi provengono da porzioni di basamenti, in un caso si ha il basso rilievo di una palmetta ionica, mentre a tutto tondo si osserva il volto assai alterato di una figura umana, infine un frammento di una probabile lapide funeraria o una epigrafe Honorariae, con incisi alcuni caratteri latini.

La segnalo, non solo perché rappresenta l’unica testimonianza classica di epigrafe marmorea ancora presente sull’isola, ma anche per il fatto che attualmente corre il rischio di scomparire durante lavori di restauro, come già avvenuto per le consorelle di Via degli Etruschi e in piazza A. Volta.

Da una sommaria analisi, può essere detto che il colore bianco e l’aspetto litologico, farebbero pensare alla qualità di un marmo pregiato del tipo statuario, forse proveniente dalle cave di Carrara, su cui una mano molto rozza, ha scalpellato i numeri “1888”, forse in riferimento alla data di costruzione della casa su cui è stata murata. Si osserva distintamente l’elegante tracciato di sette lettere latine, ma solo la X si presenta intera, mentre la altre risultano tagliate nella parte superiore dal margine fratturato del supporto. Il frammento potrebbe essere attribuito, con probabilità alla stessa una iscrizione di Giglio Porto, annotata dal Conte G. A. Pecci di Siena nel 1759, durante una visita sull’Isola, di cui attualmente se ne sono perse le tracce. Ne Riportiamo il testo:

…… CTORI . SEVIRO

……ALI . IDEM Q . o

……o IN. CORPORE COD

……RONO

……VCTVOSI . SEVIRI

……AL . IDEMQQ COR

……N CORPORE CODICAR

……S HONORIS . FVNCTO

……S GALLINICVS . ALVMN

……OSI . S. S. ET MODIA PAR

……PECONIVN X . FECERVNT

……ET

……VICTORIS . SS . TRIECER

……ANNOS. XVIII

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