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Omaggio agli amici gigliesi dalla Svizzera

Omaggio all’Isola del Giglio

Cari amici dell’Isola del Giglio

Spesso io e la mia famiglia visitiamo il sito web “GiglioNews”. Siamo molto legati all’isola e ai suoi abitanti, da quando abbiamo trascorso per la prima volta una vacanza al Giglio nel 1967. E poi eravamo lì ogni anno: l’isola e il calore dei suoi abitanti erano entrati nel nostro cuore e noi “dovevamo” tornare ogni anno.

Non c’erano turisti, il campeggio era composto da piccole piazzole naturali e abbiamo preso l’acqua dal pozzo del villaggio di Campese. Qui rimangono i ricordi di Valerio, che viveva al Porto e dava il suo caloroso sostegno ai pochi campeggiatori quando c’era bisogno di aiuto. Valerio innaffiava instancabilmente le piccole piantine d’albero che oggi sono grandi pini che fanno ombra al campeggio. Valerio portava anche pomodori e limoni dal proprio orto e a volte un coniglio impallinati da cui bisognava togliere i pallini.

Si poteva parcheggiare ovunque: c’era abbastanza spazio per il Maggiolino VW e più tardi per il nostro VW Bus. La spiaggia di Campese era molto più grande a quel tempo, “Meco” aveva 3 ombrelloni, “Hotel Campese” 6. Altrimenti la spiaggia era vuota, l’acqua cristallina e la sabbia pulita e calda. Un curioso ricordo della vita da spiaggia è anche il fatto che mio fratello minore si nascondeva sempre quando vedeva da lontano il cappello verde velenoso della signora Caterina: ci pizzicava sempre le guance dei bambini con le parole “Che biondino”.

A Campese si poteva fare la spesa da Silvana, in panetteria e in macelleria. Beatrice aveva, per quanto mi ricordo, 3 cabine telefoniche e un bancone dove inseriva i numeri di telefono e poi assegnava la cabina. C’era anche un bar con ottimo caffè e cioccolata calda per noi ragazzi: “Lo Scoglio”. Il “grande mercato” consisteva di 3 bancarelle e si sapeva esattamente quando e dove si svolgeva. Un bel ricordo è anche che a Campese c’era la musica suonata dalla gente del posto, ricordo solo che si trattava del padre e dei suoi figli. Purtroppo i nomi mi sono sfuggiti di mente, credo che potessero essere membri della famiglia Brizzi.

Per quanto ne so, sull’isola c’erano solo 3 televisori: quando c’è stato il primo sbarco sulla luna, io e la mia famiglia eravamo naturalmente all’Isola del Giglio e mio padre aveva scoperto che l’Albergo “La Lampara” aveva un televisore. Ha cercato di avere una visione dello schermo lì, ma una folla – per il grande Giglio – gli ha impedito di vederlo. Fortunatamente c’era ancora una radio a batteria con la quale si poteva seguire l’atterraggio sulla luna.

Mio padre era un subacqueo, le bombole per le immersioni potevano essere caricate nell'”Hotel Bahamas” di Giglio Porto. Da lì mio padre e i suoi compagni di immersione potevano andare con il padre del pescatore Aldo e più tardi con Aldo nei diversi punti di immersione e tornare indietro al termine dell’immersione. In seguito c’è stata la possibilità di riempire le bombole per le immersioni anche nel porto e da Landini padre e figlio al Campese.

Ci sarebbero ancora molte storie da raccontare, che potrei scrivere qui, ma questa lettera richiederebbe troppo tempo.

Perché scrivo queste righe?

Ieri ho dovuto leggere che Santi non si trova più nel suo ristorante. Con lui, Maria Centurioni, Carla e Bruno Caponi e molti altri amici, la vecchia guardia sta lasciando la vita e l’Isola del Giglio, e ciò che resta sono i tanti bei ricordi e l’attaccamento a queste persone e agli isolani.

Da bambina ho imparato le prime parole italiane da Silvana, per esempio che si dice “un etto” quando si comprano 100gr di salame. Con grande pazienza e amore mi ha aiutato a comprare il cibo desiderato o altri beni di uso quotidiano e mi ha detto le parole giuste quando le ho indicate. Silvana era sempre orgogliosa quando l’anno successivo sapevo ancora tutte le parole che avevo imparato e imparavo qualcosa di nuovo. Ho provato la stessa benevolenza mentre facevo la spesa in macelleria, in panetteria, in farmacia al Porto e nei negozi già esistenti a quel tempo. Siamo stati accolti e accolti con molto calore quando siamo arrivati al Giglio, ogni anno.

A volte Silvana era accompagnata dal marito, che cucinava a casa di Maria a Castello e poi all'”Hotel Campese”. Con il tempo, la famiglia di Silvana ha fatto degli ottimi antipasti.

Il momento clou delle vacanze estive era la gita a Castello, per guidare lungo la strada panoramica e godersi una cena al Ristorante “da Maria” e più tardi anche al Ristorante di Santi. Oggi riesco ancora a sentire il sapore di questi pasti sulla lingua e sul palato e come ci è stato insegnato a mangiare i frutti di mare. Le preferenze alimentari non sono state dimenticate e un anno dopo ci è stato chiesto se volevamo di nuovo la stessa cosa e non è stato messo in tavola un cucchiaio per mangiare gli spaghetti, perché era chiaro che “noi stranieri” sapevamo come mangiarli… Le risate radiose e la grande gioia di Santi sono ricordate anche quando si facevano i complimenti per il buon cibo. Ci dava sempre consigli su come si potevano rifare le ricette a casa.

Ricorderemo sempre Santi e i tanti amici tra i Gigliesi, sono diventati una parte della vita che evoca tante belle esperienze.

Saluti da Berna

Katrin Neidhöfer, genitori e fratelli

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Un commento

  1. GIANCARLO Chinellato

    Grazie amica, scusa se mi permetto, io non sono gigliese, vengo da fuori e di certo sono approdato a quello scoglio dopo di voi, circa trent’anni or sono. I miei sentimenti sono gli stessi che tu hai cosi’ dolcemente raccontato. Ti ringrazio per i bei ricordi delle persone gigliesi che anch’io tengo nel cuore e di cui sono felice d’aver avuto l’opportunita’ di conoscere e frequentare.

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