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Over The Moon: “Questa fiaba per cui ho lavorato la dedico a nonna Rosalba”

Over The Moon: “Questa fiaba per cui ho lavorato la dedico a nonna Rosalba”

E’ uscito lo scorso venerdì 23 Ottobre sulla piattaforma Netflix il film/fiaba “Over The Moon – Il fantastico mondo di Lunaria” diretto dal regista e animatore premio Oscar Glen Keane e prodotto da Gennie Rim e Peilin Chou.

oscar simone brundisini isola del giglio giglionewsAlla realizzazione del film ha preso parte, tra gli animatori, il gigliese Simone Brundisini (figlio di Enrica e nipote di Rosalba e Paolo Muti) che già aveva fatto parte del team che ha curato l’animazione del lungometraggio Spiderman, vincitore di un premio Oscar.

Proprio Simone, che nella foto in basso vediamo insieme al regista Glen Kean (già animatore Disney ed autore di personaggi indimenticabili come La Sirenetta, Aladin, La Bella e la Bestia, Pocahontas e tanti altri) ci dà notizia della sua partecipazione a questo nuovo film dedicando questa tenera fiaba alla nonna Rosalba, ritratta nella foto in basso insieme alla mamma Enrica, il giorno in cui Simone partì per Vancouver per prendere parte alla realizzazione del film. “Nonostante i dolori – ci racconta Simone emozionato –, la nonna aveva insistito ad accompagnarmi, non potrò mai scordarlo!”

Nell’emozionante lettera che pubblichiamo di seguito Simone scrive alla nonna Rosalba associando il suo ricordo proprio ad un personaggio della fiaba e ringraziando allo stesso tempo la comunità gigliese per essere stata vicino ai suoi cari nei giorni tristi della scomparsa della nonna.

“Cara Nonna,
in un modo o nell’altro, nella mia testa, ti sei andata ad ingarbugliare con questo film.

Ero infatti lontano, a Vancouver, quando sei venuta a mancare, ero seduto in un ufficio con i personaggi di questo film sul mio schermo, quando la mamma mi chiamò.

La cosa sorprendente di questo frammento di vita è che il film sul quale stavo lavorando aveva come motivo di base proprio la perdita di una persona amata. 

Giorni dopo quella telefonata sono tornato a lavoro, un po’ per distrarmi un po’ perché starmene con le mani in mano mi sembrava l’ultima cosa che avresti voluto io facessi.

Il destino volle che in questa occasione mi assegnarono un’animazione di una parte cantata di questo film. Una parte in cui il personaggio, come diceva il regista Glen Keane “goes internal” ovvero, il personaggio è completamente interiorizzato e pensa. Dolcemente canta e riflette proprio su cosa voglia dire perdere qualcuno di amato. Ed è proprio quello il punto cruciale del suo percorso in cui ha la realizzazione che sta alla base del messaggio del film. 

Era come se questo personaggio, quella bambina che cantava, stesse cantando per me … per te.

Nonna, come fare a non pensare a te mentre muovevo il volto di questa bambina, con gli occhi nostalgici ma pieni di speranza. Mentre le trasferivo tutti quei sentimenti che stavo genuinamente provando in quel momento della mia vita. 

Non posso esattamente dirti quale sia il messaggio del film senza rovinare il finale ai nostri gigliesi, nel caso volessero guardare questa piccola fiaba. Infatti sto condividendo questa lettera con i nostri amati compaesani per un motivo ben preciso.

Una cosa di questo film te la posso infatti dire: non parla semplicemente di amore o di lutto, ma parla di come l’amore sia una risorsa inesauribile, ce n’è abbastanza per tutti, in grado di nutrire tutti, senza esclusione. Dare amore e affetto a qualcuno non significa negarlo a qualcun altro.

La cosa sorprendente è proprio questa; se mi chiedessero cosa sia la cosa più importante che ci hai lasciato in eredità, la risposta sarebbe senza dubbio la realizzazione che di amore c’è n’è per tutti dai familiari agli amici, ai conoscenti, alla persona che incontri per strada forse una volta nella tua vita.

Eredità che vedo in mia madre ma anche in tutti i parenti, gli amici ed i gigliesi che hanno condiviso con affetto la tua vita. 

Quando ci hai lasciati ero dall’altro capo del mondo, in un ufficio, con questi personaggi sullo schermo davanti a me. Ero distrutto nella consapevolezza di non poterti riuscire a venire a salutare. Di una cosa però ne ero certo, non eri sola, il tuo affetto generoso e contagioso ha esteso la tua famiglia ad un’intera isola, e non solo. Sapevo non saresti stata sola, e sapevo saresti stata circondata da amore sincero.

Sto condividendo questa lettera con la tua famiglia gigliese estesa perché vorrei esprimere la mia gratitudine nell’essere stati vicini alla mamma e a te quando io non potevo, attenuando il dolore e la distanza. Dedicando quindi il mio modesto contributo del film a te e a tutti coloro che ti sono stati affianco. Grazie di cuore.

“Perché fare gli spilorci, d’amore c’è n’è per tutti” diresti, o giù di lì. E così dice in altri termini, lingua e cultura la ragazzina che animavo fotogramma dopo fotogramma pensando a te.

Ci manchi,
Simone”

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