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Vignaiolo condannato: appello alle istituzioni

Vignaiolo condannato: appello alle istituzioni

Si fa un gran parlare in questi giorni sull’isola a seguito della lettera-appello che Francesco Carfagna, uno dei “vignaioli eroici” dell’isola, titolare dell’Azienda agricola “Altura”, ha inviato alle principali istituzioni regionali e nazionali per portare alla loro attenzione una vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto.

Carfagna ed altri 2 vignaioli, proprietari di terreni nella zona dell’Altura, a sud dell’isola in zona Parco Nazionale Arcipelago Toscano, sono stati denunciati e condannati alla pena di euro 8000,00 di ammenda ciascuno, di cui 2750,00 in sostituzione di 11 giorni di arresto:

  • “per aver, in concorso tra loro, effettuato un taglio a raso di ginestre ed eriche alte oltre 2 metri in assenza di titoli autorizzativi, su terreno situato all’interno del Parco Nazionale, in area classificata “Zona C di protezione”, sottoposto a vincolo ambientale …”
  • “… e per non aver, in concorso tra loro, richiesto preventivamente il nulla osta all’Ente parco circa il rilascio di concessioni o autorizzazioni relative all’intervento …”

Carfagna illustra la vicenda con una corposa relazione che di seguito vi proponiamo e propone una raccolta di firme a sostegno delle sue istanze da estendere a tutti i cittadini toscani ma anche delle altre regioni italiane.

Al presidente commissione agricoltura della Camera, Sig. Luca Sani
Al presidente della Giunta Regionale Toscana, Sig. Enrico Rossi
Al comandante Regione Carabinieri Forestale Toscana, Sig. Giuseppe Vadalà
Al presidente del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, Sig. Giampiero Sammuri
Al presidente del CERVIM, Sig. Roberto Gaudio
All’assessore all’agricoltura Giunta Regionale Toscana, Sig. Marco Remaschi
Alla direttrice del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, Sig.ra Franca Zanichelli
Al sindaco del Comune di Isola del Giglio, Sig. Sergio Ortelli

E p.c. alle Signore e ai Signori
Carlo Petrini, Giancarlo Gariglio, Rinaldo Rava, Alessandro Mugnaioli, Segreteria Presidente Sani, Diego Santi, Gennaro Giliberti, Fabio Fabbri, Maddalena Guidi, Stefano Barzagli.

Oggetto: Patrimoni agricoli eccezionali, Ambiente-Degrado, Normative-Interpretazioni-Contraddizioni-Sanzioni, Teoria-Pratica

Premessa 1)

I paesaggi agricoli eccezionali, praticamente sempre terrazzati, difficili e situati spesso in località marginali e di straordinaria bellezza, non meccanizzabili e non fagocitabili dalle multinazionali del cibo globalizzato, degli ogm e dell’agroindustria sono considerati ovunque di altissimo valore e importanza, non solo ambientale, ma anche economica e sociale, come fonte di lavoro e rimedio contro lo spopolamento.

Gli organismi istituzionali a parole ne sostengono la preservazione e il recupero.

L’UNESCO li inserisce fra i patrimoni dell’umanità. (allegato U)

Normative, sia nazionali sia regionali (nel nostro caso Regione Toscana), e loro interpretazioni, da una parte ne auspicano il recupero, e dall’altra lo impediscono, o lo rendono assai arduo, e ne condannano la coltivazione equiparandola ad un orrendo crimine edilizio* [SIC!]

*vedi decreto di condanna e relativa sanzione (allegato F1 e allegato F2 + art. 181 dlgs 42/04)

vignaiolo condannato isola del giglio giglionewsPremessa 2)

Noi (famiglia Carfagna, vignaioli) e altri come noi, proprietari di terreni coltivati e lavorati in precedenza per centinaia di anni siamo in torto per aver ripulito dai rovi e dagli arbusti senza chiedere l’autorizzazione:

  • noi un fosso di scorrimento acque di superficie e una piccola fascia di rispetto.
  • altri l’orto storico di famiglia.

Poche decine di metri quadri rispettivamente. (vedi foto in basso)

Siamo entrambi pesantemente incriminati penalmente per reati edilizi e l’altro, che ha ripulito l’orto di famiglia, ha subìto anche un sequestro giudiziario penale (del suo orto) perché, oltre ad averlo ripulito senza autorizzazione, ha commesso anche il crimine di zapparlo e piantarci fave e piselli !!!

Siamo comunque in torto.

Ma ha ragione un legge che equipara il taglio della frasca a una lottizzazione abusiva a scopo edilizio?

E ha ragione una legge (allegato G) che dice che un terreno agricolo, se abbandonato da almeno 15 (quindici) anni [lrt 39/2000 art.3 comma 5 lettera c)] che passano a 8 (otto) anni nel regolamento forestale toscano [art.82 comma 1 (allegato H)], sia equiparato a bosco o terreno saldo anche se in precedenza coltivato magari per secoli (come è il nostro caso)?

E’ un crimine coltivare il proprio giardino?

Notazione di colore: essendo stato nominato custode del suo orto sequestrato e avendo chiesto se potesse piantarci i pomodori gli è stato risposto: – Per Carità! Così aggraverebbe la Sua posizione! …

Premessa 3)

Rovi e arbusti infestanti susseguenti all’abbandono sono “l’ambiente” e vigne, orti e frutti sono “deturpazione”o “degrado”? (vedi foto in basso).

Viste le premesse, e unendo e facendo interagire gli argomenti in oggetto:

Normative sia nazionali sia regionali … qui di seguito, due articoli della legge 238/2016

28-12-2016 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA Serie generale – n. 302
LEGGE 12 dicembre 2016 , n. 238
Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino.
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA la seguente legge:
TITOLO I
DISPOSIZIONI INTRODUTTIVE
Capo I
SALVAGUARDIA DEL VINO E DEI TERRITORI VITICOLI
Art. 1. Patrimonio culturale nazionale
Il vino, prodotto della vite, la vite e i territori viticoli, quali frutto del lavoro, dell’insieme delle competenze, delle conoscenze, delle pratiche e delle tradizioni, costituiscono un patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e culturale.
Art. 7. Salvaguardia dei vigneti eroici o storici
Lo Stato promuove interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei vigneti delle aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico, storico e ambientale, di seguito denominati «vigneti eroici o storici». I vigneti di cui al comma 1 sono situati in aree vocate alla coltivazione della vite nelle quali le particolari condizioni ambientali e climatiche conferiscono al prodotto caratteristiche uniche, in quanto strettamente connesse alle peculiarità del territorio d’origine.

… Dichiarano di voler, oltre che tutelare, anche VALORIZZARE i patrimoni viticoli.

E ci dicono che lo Stato, oltre che manutenzione e salvaguardia, promuove interventi di RIPRISTINO e RECUPERO … dei vigneti “eroici o storici”. [vedi, nel caso della Toscana, anche l’art.80 del Regolamento Forestale, comma 2 lettera b) e c)]. (allegato J)

Ma la Guardia Forestale proprio su di essi si accanisce con denunce PENALI a tutto spiano. Vero è che sia necessaria una autorizzazione o una dichiarazione.
Ma è necessario tanto rigore? (vedi di nuovo allegato F1 e allegato F2)

Non è una novità, c’è già nelle Scritture: – Filtrano il moscerino e si ingoiano il cammello -.

Se fossimo giungla il patrimonio sarebbe giungla.
Ma siamo da sempre vigne, orti, frutti. Il patrimonio allora dovrebbe essere vigneto e paesaggio agricolo.

“Insula suavissimo vino celebris”… (Paolo Giovio – Historiarum sui temporis tomus secundus, in officina Laurentii Torrentini, Florentiae 1552). Una viticoltura così importante da essere citata nella “Storia Naturale dei Vini” di Andrea Bacci, [una pubblicazione del 1595 che parla dei vini di tutta l’Europa!!!] (allegato K1 e allegato K2).

Centinaia e centinaia di ettari coltivati fino a prima della seconda guerra, viti sopravvissute in mezzo ai rovi ovunque (vedi foto in basso), ovunque terrazzamenti. Paesaggio agricolo eccezionale, non giungla. Abbandono dell’agricoltura e spopolamento, monocultura turistica e desertificazione emotiva. Lo chiamano progresso.

Il recupero di questa agricoltura così ardua e difficile comporta comunque, oltre ad una altissima dose di buona volontà e di amore (cuore puro), altrettanto altissimi costi e lavoro manuale enorme. Tanto è vero che gli opportunisti, speculatori, cacciatori di contributi e creatori di aziende fantasma sono piuttosto rari in questi territori, poco adatti ai loro scopi.

Perché dunque somministrare a chi vi si dedica sinceramente il carcere, sanzioni abnormi, avvocati, processi, sangue amaro e compagnia bella? Non si chiedono aiuti né premi, solo di lavorare in pace si chiede. L’eroismo principale credo, consiste proprio nel dover affrontare tutte queste orribili complicazioni extra …

Un’ultima cosa: se è vero che si vuol favorire il recupero di questa agricoltura, si facciano cessare gli interventi abnormi che lo impediscono. Se non è vero, che si dichiari apertamente che si vogliono rovi e non vigne.

Qualcosa si sta muovendo: paesaggi agricoli storici, foto aeree di sessanta o settanta anni fa, l’evidenza delle vecchie colture, riconoscimento dei vigneti “eroici” in una legge nazionale … Quasi un risveglio di consapevolezza di qualcosa … Un po’ di “buon senso” che fa capolino …

Rimane comunque il fatto che qui (Isola del Giglio), c’è gente che da mesi e mesi e mesi sta aspettando l’autorizzazione di poter zappare il suo orto. E chi lo ha fatto senza autorizzazione è incriminato penalmente e sanzionato pesantemente per lottizzazione abusiva a scopo edilizio.

C’era un programma in televisione quando ero giovanetto che si intitolava “Ai confini della realtà” …

In buona sostanza noi, coltivatori sinceri di luoghi “eroici”
Visto ciò che precede

Chiediamo

Alle donne e agli uomini di buona volontà che abbiano il potere di legiferare in materia,

  • Che i territori agricoli eccezionali possano avere delle normative loro proprie, anche in deroga a quelle correnti per i luoghi ordinari.
  • Che esse normative valgano indipendentemente se questi territori ricadano nei perimetri dei parchi oppure no. (facciamo qui appello alle dirigenze dei parchi perché recepiscano nei regolamenti etc …)
  • Che, nel caso dei terrazzamenti, qualsiasi luogo terrazzato possa essere considerato paesaggio agricolo storico, indipendentemente da quanto tempo sia stato abbandonato. Non facevano le terrazze per nulla i nostri predecessori. E le terrazze sono le prime ad essere state abbandonate.
  • Che per i territori viticoli eccezionali, oltre alla possibilità del recupero delle terrazze con la ripulitura, sia possibile ripiantare la vigna con autorizzazioni speciali o assegnazioni privilegiate, come facevano alcune regioni, e la Toscana in particolare, solo pochi anni fa col suo meritorio piano di rivitalizzazione della viticoltura delle isole, assegnando diritti di reimpianto gratuiti ai territori “eroici”. Sempre ammesso che si abbia poi la forza e il denaro per farlo.
  • Al contrario dei cacciatori di contributi (siamo già arrivati alla domanda di contributo per fare domanda di contributo …), NON CHIEDIAMO AIUTI, chiediamo solo di poter lavorare in serenità. Notazione di colore: mi pare che per ora non siamo ancora arrivati alla domanda di autorizzazione per fare domanda di autorizzazione …
  • Che nei regolamenti attuativi, fermi restando i criteri di salvaguardia e il divieto di snaturare i luoghi, si ponga fortemente l’accento sul ripristino e il recupero e il ritorno “all’antico splendore” agricolo, con tutte le sue enormi valenze positive di risorsa ambientale, sociale, culturale, economica, di occupazione e di valorizzazione della temperie umana e del paesaggio.
  • Che, salva restando la doverosa e giustissima vigilanza, si scoraggino invece iniziative e sanzioni penali abnormi, a questo recupero contrarie.

Con questo, qui chiudo.

Cordialissimamente saluto e mi firmo

Francesco Romano Carfagna – vignaiolo
ALTURA Vigneto soc. semplice agricola

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    “Cantilena contra sententiam”

    Ieri il coniglio,
    oggi, il cespuglio,
    ma questo Giglio
    e’ un guazzabuglio,
    ed un intruglio,
    di grandi abusi,
    quasi attentati,
    a dire il vero,
    p’esser sincero
    molti iniziati,
    pochi conclusi,
    cui sono adusi,
    sia gli ortolani
    che i vinattieri,
    brutti mestieri,
    che da “villani”,
    oggi com’ieri,
    ci danno vino
    ‘sì prelibato,
    da mozza’ ‘l fiato,
    ed un coniglio,
    ch’e’ un visibiglio
    co’ ‘na verdura,
    che fa paura
    e ti rintrona,
    pe’ quant’è bona.

    Or che s’apprende,
    di certe ammende,
    piu’ tasse varie,
    scansa galera,
    pe’ ‘ste “cibarie”
    che, coltivate
    da mane a sera,
    o catturate,
    per impedire
    ch’abbia a finire
    tosto, in “pastura”
    ogni “cultura”,
    io mi domando,
    parafrasando:
    quale mai danno,
    anno per anno,
    faccia all’ ”Alpestre”,
    un vignaiolo
    tagliaginestre,
    che mette il laccio
    a chi e’ d’impaccio,
    come gramigna,
    alla su’ vigna,
    od al pedestre,
    bravo ortolano,
    che, presa in mano
    ‘na falce, appena,
    non il martello,
    che, pur se bello,
    lo lascia al Pd,
    taglia con lena.
    tutti quei rovi
    e stracciabrache
    che si ritrovi,
    come lumache,
    addosso all’orto,
    cui afferisce,
    come asserisce
    il detto accorto
    “vuol l’uomo morto”?

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