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Perché 2 ex sindaci tessono le lodi di Battisti?

PERCHE’ MAI I DUE EX SINDACI HANNO SENTITO IL DOVERE D’INTESSERE PANEGIRICI PER BATTISTI?

Un giornale, di qualsivoglia conformazione mediatica o tendenza culturale, economica o politica esso sia, è un libero strumento d’informazione con cui i redattori, professionisti, praticanti o pubblicisti che siano, non fa alcuna differenza, danno conto di ciò che accade attorno a loro nella società che li circonda, del loro sentire e, quindi, del loro pensiero, nel rispetto assoluto delle cose di cui, via via, vengono a conoscenza, nel rispetto delle opinioni degli altri e, soprattutto, nel rispetto della dignità delle persone di cui informano.

Quello che un giornale, invece, non può essere, a meno che non lo dichiari espressamente in testata, è la condizione d’essere “eterodiretto”, ovvero che altri, profittando del potere di cui godono, dell’autorità che esprimono, delle condizioni di prevalenza psicologica di cui sono dotati, direttamente od indirettamente, cerchino di plagiarlo, di renderlo funzionale ai propri fini, ovvero di strumentalizzarlo in via occasionale o sistematica.

Questi sono, in estrema sintesi, i “fondamentali” d’una stampa libera e democratica che, comunque e sempre, deve render conto ai propri lettori ed alla legge di ciò che fa, e, soprattutto, deve consentire anche a chi esprime idee difformi dall’”apparato” del palinsesto possa liberamente dire la sua, fermo restando, il diritto-dovere di replica.

Per questo, qualche tempo fa, in occasione di una mia composta “polemica”, apprezzai molto l’atteggiamento della Redazione “Giglionews” che, pur avendomi messo al corrente di sentirsi sostanzialmente in disaccordo con la mia posizione, mi rassicurò che le mie libere considerazioni sarebbero state regolarmente pubblicate dal giornale.

Questa, per chi non lo sapesse, è, in senso assoluto, la cosiddetta coscienza professionale, ovvero la deontologia, che deve presiedere al “lavoro” d’ogni giornalista che si rispetti e che, contestualmente, non intenda essere “servo” o prevaricatore delle opinioni degli altri.

Altro principio fondamentale cui deve sottostare la libera stampa è quella di non dare spazio a chi, in modo anonimo, intende esprimere le proprie idee o riferire fatti di cui non si sia in grado d’avere riscontro.

Tuttalpiù, in caso la “via” anonima abbia dato informazione di cose assai gravi di cui si abbia qualche sentore, se ne può accennare cautamente, usando sempre il condizionale, come “secondo voci ricorrenti di cui non siamo, al momento, in grado d’avere riscontro per darne contezza, sembrerebbe che … etc., etc. etc”.

Per questa serie di ragioni, così come mi sono permesso, qualche tempo fa, di rilevare non conforme alla corretta informazione che l’Associazione Marinai del Giglio, per mano del suo presidente Landini, abbia replicato ad anonime accuse che le erano state rivolte senza minimamente informare di cosa mai si trattasse, ovvero senza dar conto al cosiddetto “lettore”, da cosa mai fosse nata la replica e quale mai fosse la ragione del “contendere” (la stampa non può e non deve essere concepita ad usum delphini), mi sono anche permesso di chiedere conto perché mai i Carabinieri, che avevano dato informazione di merito, relativa agli arresti domiciliari ed all’obbligo giornaliero di firma, cui erano stati costretti, attraverso specifici provvedimenti di cautela, due cittadini campano-gigliesi residenti nell’isola, non avessero fornito le loro identità, quantomeno inducendo, tra la popolazione dell’Isola e tra gli altri frequentatori del “sito” giornalistico, l’ambiguità del sospetto nei confronti di tutti quelli (credo non siano pochi) dall’identità etnica conforme.

Parimenti, pur non avendo mai visto e conosciuto l’Ingegner Battisti, non mi è piaciuto affatto (mi si perdoni il “bisticcio”) il fatto che della sua assoluzione, facendone, in aggiunta, una specie di “panegirico”, si siano incaricati gli ex Sindaci Brothel e Schiaffino, quasi si trattasse di una captatio benevolentiae nei confronti dell’assolto, col rischio di vederla, di converso, trasformare, secondo l’opinione maliziosa dei politicamente “avversi”, in specie di escusatio non petita, accusatio manifesta.

Del tutto inopportune mi sono parse, dunque, le “uscite” dei due, quasi sentissero il bisogno di tirare finalmente il fiato per la fausta conclusione d’una vicenda che, secondo quel che ho letto, li avrebbe, anche se indirettamente, “sfiorati”, in quanto ha visto protagonista l’uomo di massima fiducia della loro amministrazione.

Quella dell’emerito ingegnere, della cui assoluzione mi compiaccio, è problema di cronaca, che la cronaca avrebbe dovuto trattare del tutto asetticamente senza il rischio di dare adito all’insorgere di polemiche, di cui già s’avvertono le prime “scintille”, visto soprattutto che, nella fattispecie, s’è trattato di cose assai delicate, su cui nessuna sentenza riuscirà mai a sedare i contrastanti spiriti di parte (e la presa di posizione dei due ex primi ”cittadini”, credo, più che a spegnerli servirà a rinfocolarli).

E questo, anche perché, almeno secondo il mio personalissimo parere, l’assoluzione è sostanzialmente dovuta all’abilità oratoria e documentalmente repertuale con cui il collegio di difesa è riuscita a far valere le sue tesi.

Al riguardo, m’avvalgo del “comunicato” (perché d’un vero e proprio comunicato si tratta) di Brothel, che riferisce il passo essenziale della sentenza.

Il passo, dopo una premessa assertrice che dice “Il delitto è reato plurisoggettivo, nel quale l’elemento materiale è costituito dalle condotte convergenti del corruttore e del corrotto, e solo se entrambe sussistono il reato è configurabile”, conclude affermando “Né può ritenersi fondata la tesi contraria del Pubblico Ministero, basata sull’erroneo presupposto che figurasse tra i corrotti anche il Battisti, che, invece, nella fattispecie, riveste il ruolo di concorrente nel reato dei corruttori”.

Ebbene, secondo la mia modestissima opinione la sentenza può essere senz’altro ribaltata. Ragion per cui, sempreché sia possibile ricorrere, il sottoscritto, nelle vesti di Pubblico Ministero o di Comune di Isola del Giglio, quale parte lesa, farebbe ricorso.

Farebbe ricorso e perché, gli sembra che la formulazione della sentenza, nella parte essenziale, sia sostanzialmente intessuta di “lana caprina”, e perché, in fondo, tutto si basa sul “cavillo” asserito, ma niente affatto oggettivo, secondo il quale, apoditticamente, chi è corrotto non può essere configurato come corruttore.

E chi lo dice? Non sarebbe né il primo, né l’ultimo caso in cui una persona che si sia fatta corrompere, diventi coadiutore nell’esecuzione d’atti corruttivi verso terzi.

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