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Cooperativa di Comunità: finanziato il progetto gigliese

Cooperative di comunità, dalla Regione 1milione e 200mila euro per finanziare 25 progetti (5 in Maremma). Marras: “Valorizziamo l’impegno di chi si mette in gioco per mantenere vive le comunità”

“Sin da quando si è iniziato a parlare di cooperative di comunità ho pensato che potessero essere uno strumento fondamentare per ravvivare i nostri centri più piccoli o geograficamente più marginali – commenta Leonardo Marras, capogruppo PD Regione Toscana –. I numeri dei progetti presentati in risposta al bando, 32, e di quelli risultati ammissibili, 25, ci dicono che la scommessa della Regione di investire nell’economia collaborativa è per adesso una partita vinta. Una scommessa sulla quale crediamo veramente al punto da triplicare le risorse a disposizione della misura, con l’obiettivo di valorizzare progetti che mirano a presidiare i centri minori, allargare il fronte dei servizi, arrestare il declino e favorire nuova occupazione”.

“Voglio complimentarmi con le comunità della nostra provincia che si sono mobilitate mettendo in campo progetti davvero interessanti e validi – prosegue –: si tratta di un insieme di attività ed interventi che se portati avanti al meglio, sono certo, daranno davvero nuovo slancio al territorio”.

Questi i progetti ammessi in provincia di Grosseto:

Arcidosso
Nella piccola frazione di Montelaterone, poco più di duecento in un borgo che risale a poco dopo l’anno Mille, i soci del circolo ricreativo del paese propongono la costituzione di una cooperativa per dar vita ad un ostello in un immobile della Curia da ristrutturare e parte di un progetto di albergo diffuso. La cooperativa si darebbe da fare anche per la promozione del territorio, assieme ad aziende e produttori locali, offrirebbe servizi per la ricerca di luoghi ove soggiornare e guiderebbe i turisti alla scoperta del territorio con offerte mirata a tema.

Castell’Azzara 
Con una cooperativa di comunità si pensa di aiutare lo sviluppo locale attraverso la progettazione partecipata, la qualificazione e valorizzazione del territorio, i servizi alla persona e ambientali. Il primo progetto interesserà la manutenzione dei sentieri e la realizzazione di un hotspot comunale per l’erogazione dei servizi digitali alla persona.

Cinigiano 
La parola chiave è ‘castagna’, a chilometri zero s’intende. La cooperativa Biofan punta alla produzione di prodotti biologici e salutistici per valorizzare la produzione Igp del Monte Amiata.

Isola del Giglio
Nell’isola al largo dell’Argentario l’obiettivo è rilanciare l’agricoltura ‘eroica’ sulle colline sferzate dal vento ma anche la pesca tradizionale. Il tutto, appunto, con una cooperativa di comunità. Il primo progetto riguarda l’impianto di frantoio sociale, acquisito nel 2017 e messo in opera in via provvisoria. Si pensa ad acquistare macchinari per il recupero degli oliveti abbandonati e di altri terreni, creando posti di lavoro non direttamente legati al turismo. Si punta ad acquisire una barca con licenza e rete da posta, per organizzare degustazione del pescato, con l’assunzione di due marinai. Oggi al Giglio non ci sono infatti pescherecci ‘autoctoni’. C’è anche un progetto di mensa sociale (in collaborazione con la Misericordia e il Comune) per i mesi di bassa stagione. La cooperativa, Laudato Sì, è stata costituita l’anno scorso ed ha già in comodato d’uso oltre tre ettari di terreni tra oliveti, frutteti, vigne e produzione di ortaggi.

Sorano
La San Giovanni delle Contee, cooperativa nata nel 2018, mira a riaprire l’osteria locale e il bar per per farne un luogo dove i prodotti locali, ma anche un’edicola, un infopoint e internet point, un luogo di promozione turistica, un centro di aggregazione e un centro culturale.

Arianna Arezzini
Consiglio regionale della Toscana
Gruppo Partito Democratico

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    Da circa due anni, sto scrivendo la Storia della Cooperazione, dalle origini fino all’articolo 45 della Costituzione. Lavoro, faticossissimo di ricerca, scrittura e riscrittura, che, forse,,riuscirò ad ultimare entro la prossima estate. Faticosissimio ma anche pieno d’insegnamenti sulla base del pregresso storico, a cominciare, in termini pratici e di modernita’ di concepimento, dal 1844, anno di costituzione, sulla base dei principi mazziniani, dalla Cooperativa dei “Probi pioneri di Rochadale”.
    Ebbene, quello che, tra l’altro, emerge da questo lavoro, è che la vera Cooperazione, quella in cui gli stimoli emancipativi della classe lavorativa o “disciminata”, riescono ad affermare i principi d’uguaglianza, giustizia, liberta’ e fratellanza sociale, è quella che nasce, spontaneamente, dalla necessita’ e dal bisogno di coloro, che se ne facciano portatori convinti, sulla base di precisi studi e programmi di fattibilità, da essi stessi commissionati e pagati. Non già dal Mecenatismo, per quanto lodevole, perché caduco e transeunte, nonché impositivo di regole e costumi, magari alieni rispetto alla base sociale. Siccome dallo Stato o dalle sue “periferie” territoriali, cui, spetterebbe, invece, secondo quanto recita, appunto, l’articolo 45 della Costituzione, che fu oggetto di approfondito ed aspro dibatito nella speciale Commissione predisposta a redarlo, tra cui faceva spicco gente come Einaudi, predisporre gli strumenti per ausiliarla.
    Quando lo Stato si sostituice ai protagonisti, di fatto, li “suborna” e li mette al suo servizio, alla stregua di quanto dimostrato dalla Pseudocooperazione , massicciamente impiantatasi, a suo tempo, nell’U.R.S.S. e negli Stati ad essa associati.
    Questo lungo preambolo, per dire che, a prescindere dall’esperienza di Mondragon, nei Paesi baschi, un “mondo” pressoché interamente cooperativo, chiuso ed eterodiretto da burocratiche gerarchie, storicamente consolidate sulla base di un’ideologia, apertamente, separatista, non esistono, né sono esitite realtà veramente cooperative, che siano durate più d’un lustro, o che, invece di produrre ricchezza sociale , non sia diventate strumenti di mero consenso politico-partitico per i governi in carica.
    Caro Marras, non è con il libro dei sogni o con le enunciazioni emotive di obiettivi, per quanto lodevoli e non finalizzati (pur venendomene il sospetto) alla prossima indizione dele elezioni europee, che si creino le cooperative. In quanto creare una cooperatva, che, a prescindere dagli aspetti sociali, è una vera e propria impresa, implica forza di volontà, determinazione, risorse e precisi piani di fattibilità, elaborati in base ad un’ indispensabile quanto approdondita analisi del mercato di riferimento, onde verificare le potenzialità ricettive della produzione prefigurata.
    Sato, Regioni ed Organi subalterni, s’adoperino, piuttosto, per predisporre strumenti d’ausilio per chi parte, per forza di cose, “svantaggiato”. Quale potrebbe essere, ad esempio, il ripristino della cosiddertta “Legge Marcora, ovvero Consorzi fidi per l’accesso al credito, avendo sempre presente la “vocazione” territoriale.
    Con riferimento al Giglio, se mi trovassi in Regione, cercherei d’organizzare, nella prospettiva, tanto per fare un esempio, che s’intenda, in loco, creare una cooperativa olivinicola, ovvero d’allevamento ovino, una strumentazione legislativa, che favorisca sia la presa in carico di appezzamenti territoriali dismessi, sia che finanzi opere di salvaguardia territoriale, attraverso l’adeguamento dei terazzamenti in essere e la realizzazione di nuovi consolidamenti, cose che promuoverebbero, contestualmente, lavoro bracciantile, per la stabilizzazione del suolo, allevamento ovino e caprino, nonché produzioni di vino, olio e formaggio specializzati.

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