tonino ansaldo isola del giglio giglionews
Omaggio pasquale a Tonino Ansaldo
Omaggio pasquale a Tonino Ansaldo

tonino ansaldo isola del giglio giglionewsAll'inizio della primavera, quando tutto rinasce ed il Giglio si fa più luminoso che mai, attraverso la persona di "Tonino", dedico a tutti i poeti dell'isola, che, via via, consultando anche "isoladelgiglio.net", vado scoprendo bravi e numerosi, questa mia modesta "composizione", con l'augurio che continuino a far sbocciare, sempre più profumati e belli i loro "fiori".

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OMAGGIO PASQUALE A TONINO ANSALDO

Erano, forse, i tempi delle “Mille e una notte” e Sherazad convinceva, ad arte, poco a poco, il sultano tradito che valeva ben viverla la vita, piuttosto che troncarla a sé e agli altri.

Era, comunque, il Medioevo e l’Islamismo s’apprestava a conquistare il mondo, quando Omar Kayyam, (ben lo racconta Cardarelli), inneggiava comunque al vino: “… nei mattini d’Estate basta avere una foglia in bocca ed il sole dei giardini ci ubriaca meglio del tuo vino che noi non berremo … o mio vecchio, melodico persiano … il Dio che ti propiziava questa bevanda d’inganni, faceva la tua fortuna ed il tuo canto. E tu libavi alle rose del tuo ridente sepolcro, non sospettando, o impavido, che la tua vita era già un cimitero fiorito”.

Che non s’adonti “Tonino”, con cui, appena ieri, ho parlato e di cui, appena oggi, ho letto la poesia sull’Ansonaco e sulle vendemmie del Giglio, se oltre che della vita gli parlo della morte, perché, per gl’Immortali, sono tutt’uno, in quanto eterni, in quanto risorgono sempre.

Quale delizia è stata per me, leggerti. A me che, spesso, mi vanto d’aver prodotto, un tempo, ad Orbetello, l’Ansonaco più buono di Maremma: 14 gradi e mezzo, del tutto privo d’acidità, di color paglierino, come la pipì dei bimbi, che mettevo a pestare, dentro i tini, giocando, i chicchi, scelti, uno ad uno e senza “raspo”, d’appena cinquecento viti e poco più di grappoli.

Quale miracolosa maestria hai tirato fuori (oggi ch’è Pasqua, l’attrbuto ben le si addice), quando, dall’alto, hai rimirato “l’etrusca isola [che] partorisce vigne dai grappoli di sole e di miele. Schiere di giallo maturo e foglie, polpe di perle sovra greppie, che mano maestra creò, cadono in ordine verso rive silenti, tombali.

E poi, passando dalla campagna al chiuso delle mura ed adattando l’occhio alla penombra del “Sancta Sanctorum”, ovvero della “Sacrestia”, costituita dalla cantina, “covo di Angeli”, quale vertigine  devi aver provato, allorché hai visto il “... Paradiso scendere nel chiozzolo” a servire “sapori di scoglio, [assieme a] colori e profumo di sole”!