
Quando un Siciliano addotta un MARE TOSCANO
Vi scrivo da Aulla, in Lunigiana, ma il mio cuore è rimasto profondamente legato al mare e, in modo speciale, all'Isola del Giglio.
Il Direttore di Macchina e l'Isola del Giglio
Ci sono legami che non hanno bisogno di coordinate geografiche per esistere. Nascono sottovuoto, scolpiti dal tempo e dalle onde, e diventano parte di te per sempre. Io sono un figlio di Sicilia. Per chi nasce nella mia terra, l'isola non è un semplice pezzo di terra emersa: è una condizione dell'anima, un perimetro circondato dal blu che ti entra dentro e non ti lascia più, anche quando la vita ti porta a vivere altrove, tra le valli verdi della Lunigiana, ad Aulla. Eppure, se devo pensare a un luogo dello spirito che sento profondamente mio, i miei pensieri non tornano soltanto a casa: volano dritti all'Isola del Giglio.
A un primo sguardo può sembrare un paradosso. Un siciliano innamorato di uno scoglio toscano. Ma il segreto di questo amore non sta nella superficie, sta nelle viscere del mare e nella mia storia. Io al Giglio non ci sono arrivato da turista. Io al Giglio ci arrivavo con Nave Basento, la mia nave, il mio mondo (e con il Bradano in qualche viaggio condiviso) e con Nave Colosso.
Per quasi cinquant'anni ho servito la Marina Militare su dodici navi, solcando mari vicini e lontani, e per gran parte di quel tempo sono stato Direttore di Macchina. Sottocoperta, nel ruggito dei motori, nei circuiti, nei sistemi di pompaggio e nel calore della sala macchine, io non ero un semplice osservatore: ero il custode del cuore pulsante della nave. E cosa portavo al Giglio? Portavo la vita.
In quegli anni, rifornire l'isola significava trasportare e pompare migliaia di litri di acqua potabile, la risorsa più preziosa, quella che permette a una comunità di esistere, dissetarsi e respirare. Ogni manovra in rada, ogni arrivo al porto con il Basento era una missione compiuta con il sudore, la precisione e la dedizione di chi sa che da quel motore dipende il benessere della Gente. Ecco perché il Giglio è mia terra. Perché l'ho nutrito con le mie mani, l'ho raggiunto solcando il mare che amo, l'ho custodito attraverso il ferro e l'acciaio della mia nave.
Per i posteri, per chi verrà dopo, vorrei che restasse questo messaggio: un uomo può cambiare casa, può spostarsi dalla sua Sicilia alle montagne della Toscana, ma se ha il mare dentro e ha speso la sua vita a servire il prossimo con onore e dedizione, troverà sempre un'isola pronta ad accoglierlo come un figlio. E per me, quell'isola sarà per sempre il Giglio.
Sempre cordialmente Salvatore
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