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Renziade di Capodanno

RENZIADE DI CAPODANNO (DA LORENZO DE’ MEDICI)

Quant’e’ triste la vecchiezza quando d’essa s’ha contezza ch’è ben ricca di saggezza.

Perché con la sfrenatezza che distingue giovinezza, cui s’attende una carezza, si mortifica ogni brezza, che ancor spiri da una “rezza” ben stracolma di pienezza.

La si vuole rottamare, che vuol dir “ricoverare”, da chi, andato controvento, non accetta alcun lamento, paventando impedimento, ché, seppur di poco ingegno, ma straricco d’arroganza, non volendo pagar pegno, muove, quasi fosse danza, alla volta del su’ regno, tosto con la lancia in resta strasicuro di far festa, a nessuno consentendo col cipiglio più tremendo, criticar lo ius “condendo”, come pur lo ius “condito”, ben straziandone l’udito, di far tosto un quarantotto, come dire un gran casotto sull’articolo diciotto, ossia fare un gran casino sull’artcolo “tapino”, che difende chi lavori, da chi vuole che s’ignori.

Bada Renzi, se quei lai, che preannunciano i tuoi guai, un bel giorno vanno a segno ed abbattono il tuo regno, prima o poi ti troverai, vecchio e pure rottamato, per non dire ben scornato, che vuol dir trombato assai dagli anziani del Pidì, che per “fargli” dir di sì, straminacci con un dito ed assordi nell’udito.

Con l’aggiunta che al Senato, che, per nomina, hai cassato, mai sarai ricoverato!