gian piero calchetti isola del giglio giglionews
Un anno fa ... le piattaforme
UN ANNO FA ... LE PIATTAFORME

piattaforme pulizia fondali micoperi isola del giglio giglionewsPUBBLICO OGGI QUESTI VERSI, GIA' POSTATI SUL MIO FACEBOOK UN ANNO FA, PERCHE', AVENDO MOLTO "SENTITO" LA TRAGEDIA DELLA CONCORDIA NE HO SEGUITO, PASSO PASSO, LE "EVOLUZIONI", SCRIVENDO ARTICOLI E, CONSENTITEMI DI DIRLO, "POESIE", CHE NE HANNO TRATTATO OGNI ASPETTO. IVI COMPRESO QUELLO DELLA SORTE DELLE "PIATTAFORME" PER IL "ROVESCIAMENTO" DEL NATANTE E LA RIMESSA IN ASSETTO DI NAVIGAZIONE ALLO SCOPO DI PORTARLO AI CANTIERI DI GENOVA, OVE E' PRATICAMENTE ORMAI "SMALTITA". PIATTAFORME CHE, SECONDO ME ED ALTRI BEN ALTRIMENTI ILLUSTRI PERSONAGGI E SCIENZIATI, POTEVANO ESSERE SALVATE DALLA RIMOZIONE, SIA COME SIMBOLO-ICONA DELLA TRAGEDIA, SIA COME TERMINALE DI TANTE ALTRE COSE, CHE, DA QUESTE, POTEVANO PRENDERE PIEDE (SI E' PARLATO ANCHE DI UNA TELEFERICA CHE CONGIUNGESSE, COME A CAPRI, IL PORTO CON IL CASTELLO), OLTRE A DIVENTARE LUOGO IMPORTANTISSIMO PER ESCURSIONI ED ADDESTRAMENTI SUBACQUEI, FINALIZZATI ALL'OSSERVAZIONE SCIENTIFICA DEI FONDALI E DELLA FAUNA MARINA.. 

PURTROPPO I "DESIDERATA" DEI "BENPENSANTI" SONO STATI DISATTESI E LE PIATTAFORME RIMOSSE, IN RAGIONE DEL PROFITTO CHE, NELL'IMMEDIATO, E' STATO TRATTO DALLA SOCIETA' DEMOLITRICE. IN QUEI GIORNI DI UN ANNO FA, LA RELAZIONE SULLO STATO DELLE COSE DELL'AREA INTERESSATA AL NAUFRAGIO, PER CHI L'HA LETTA, DICEVA CHE ERA LETTERALMENTE "DESERTIFICATA".

MI PIANGE IL CUORE

Mi piange il cuore per il dolore e pur di rabbia schiumo, chè tanto mi consumo a ripensare al male che s’è fatto a lasciar fare agli altri (mai s’impara), “interessati” e scaltri, lo scempio a Gabbianara e pure al Giglio, di cui mi sento figlio.

Le Piattaforme, ch’erano d’esempio d’una tragedia enorme quanto il mare eran da preservare ad ogni costo, piuttosto ch’esprimere soltanto, e sol di tanto in tanto, un’opinione, per mettere sossopra una concione o qualche discussione in merito a quell’”opra”, che, al fine, c’ha lasciato il tempo ch’ha trovato.

I fatti sono fatti, amici cari, Pietro ed Attilio, amici rari, considerati “matti”, e quel tal “visibilio” di piattaforme d’attracco ed altro ancora non c’è più, ora, ché tutto è informe e catafratto e desolato; chè tutto è distrutto ed il Comune, che non fe’ belato ed ha perso il lume, presenta programmi di sventura per la sorte futura del Paese: niente investimenti e niente spese perché il Bilancio è “teso”, ovvero tutto è speso ed impegnato, e quel ch’è stato è stato.

Mi piange il cuore pel dolore e pur di rabbia schiumo, chè tanto mi consumo a ripensare al male che s’è fatto a lasciar fare.

Avremmo, piuttosto, fatto il fatto nostro. mostrandoci più arguti e pur più “resoluti”: dire il dovuto ma scendere anche a mare, a realizzare uno smacco “salutare”, ovvero un blocco di barche e di gozzi ardimentosi e rozzi, pronti alla mischia a ridosso del cantiere con chi s’ infischia, dal “salvaguardare” ché solo smantellare è il suo mestiere.

Avremmo potuto, per atto ultradovuto, anche arrischiare, di finire in gabbia a scontar la rabbia e l’operare, perché le piattaforme, se salvate, qual attracco informe, se allestite, come avemmo a dire, e a dimostrare, avria potuto divenire, non solo il simulacro d’un’ altare d’una tragedia grande come il mare, ma anche l’inizio e non la fine d’un regime di tanto quel da fare, che, se un po’ di giudizio avesse avuto, ‘sto Comune poco risoluto, avrebbe ben potuto realizzare.